Uccisione orso M90: Fugatti con il rinvio a giudizio rischia grosso con la “legge Brambilla”

Netta la deputata autrice della norma: «è stato commesso un grave reato che può comportare fino a 4 anni di prigione e 60.000 euro di multa».

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Uccisione orso M90
Il presidente del Trentino, Maurizio Fugatti, responsabile dell'uccisione con crudeltà dell'orso M90.

Nonostante il presidente del Trentino, il salviniano Maurizio Fugatti, si professi sicuro e rispettoso delle norme nell’avere autorizzato l’uccisione dell’orso M90 di cui è stato rinviato a giudizio con imputazione coatta disposta dal Gip di Trento, Gianmarco Giua, che ha respinto la richiesta di archiviazione fatta dalla Procura cui si era opposta l’Enpa, Ente nazionale protezione animali, egli potrebbe anche essere il primo politico a provare gli effetti della nuovalegge Brambillaverso coloro che agiscono con crudeltà nei confronti degli animali.

E’ la stessa deputata autrice della norma, Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente e dell’Intergruppo parlamentare per i Diritti degli Animali e la Tutela dell’Ambiente, che commenta il rinvio a giudizio di Fugatti alla luce nella “sualegge: «la “legge Brambillariscrive la storia, cambiando lo status di tutti gli animali e la percezione della gravità dei reati commessi a loro danno, oggi esseri senzienti, portatori di diritti, tutelati in via diretta da una legge che rende loro giustizia. Cambia di conseguenza anche la percezione della gravità dei reati commessi contro gli animali. Nel caso dell’uccisione dell’orso M90 non conta che l’uccisione sia avvenuta per decreto, all’apparenza con i crismi della legalità, ma che sia avvenuta con crudeltà, perché l’orso M90 non è stato narcotizzato ed è morto lentamente, raggiunto da due proiettili che hanno provocato un’emorragia interna e una lunga agonia. Questa sofferenza non era solo evitabile, doveva essere evitata. Per di più, a quanto pare, non era neppure presente un veterinario, che secondo le regole del “PACOBACE” (Piano d’Azione interregionale per la conservazione dell’Orso bruno sulle Alpi centro-orientali) avrebbe dovuto esserci».

Secondo Brambilla, «Fugatti va a processo per la violazione dell’art. 544 bis del codice penale, uccisione di animale con crudeltà, per il quale la “legge Brambillaprevede fino a 4 anni di reclusione con un massimo di 60.000 euro di multa, sempre congiunti. Questo perché il presidente della Provincia di Trento è considerato responsabile di una morte che la perizia degli esperti ha smascherato come inutilmente crudele. E per la stessa ragione saranno iscritti nel registro degli indagati due funzionari coinvolti nell’abbattimento. Se c’è la crudeltà, non c’è decreto o richiamo ad un presunto pubblico interesse che possa fare da scudo, di qualunque animale si tratti. Questo dice la “legge Brambilla”. Per troppo tempo – aggiunge la deputata – la Provincia ha creduto di disporre come voleva, anche a fini elettorali, di un patrimonio di tutta la collettività nazionale. Il rinvio a giudizio è un segnale importante, ci sono norme da rispettare. La legge vale per tutti».

E nel corso di un evento a Milano proprio per discutere della portata della nuova “legge Brambilla”, il maggiore Roberto Esposito, comandante della Guardia di Finanza del gruppo di Linate, ha sottolineato l’importanza della riforma per il contrasto al traffico di animali (duemila i sequestri effettuati a livello nazionale, tra animali vivi e prodotti derivati), sul piano operativo per quanto riguarda la possibilità di affidare ad associazioni gli esemplari sequestrati e in generale per aver reso molto più rischioso e quindi meno conveniente il commercio illegale di animali.

Anche Il generale Benito Castiglia, comandante del Carabinieri forestali della Lombardia, ha sottolineato la positività della nuova norma sull’affidamento definitivo e ha evidenziato l’aumento dell’attività di prevenzione svolta dall’Arma sul territorio, “che, insieme con l’inasprimento delle sanzioni, può spiegare la recente tendenza alla riduzione dei reati e degli illeciti amministrativi rilevati. Una tendenza da verificare con cautela”.

Secondo l’avv. Mario Zanchetti, ordinario di diritto penale alla libera Università di Castellanza, la “legge Brambilla” è «una riforma dovuta» che non appesantisce il sistema né ha valore solo simbolico: «è un effettivo miglioramento della tutela degli animali, l’ultima tappa di una strada che parte dal trattato di Lisbona e passa per la riforma costituzionale del 2022. Con questa legge è stato fatto anche l’impossibile».

Diana Cerini, professoressa di diritto comparato all’Università di Milano Bicocca, ha auspicato che «il legislatore prenda coraggio anche sul fronte del diritto civile, come l’ha avuto su quello penale». 

Margherita Pittalis, ordinaria di diritto privato a Bologna, ha affrontato soprattutto il tema della soggettività animale: «agli esseri viventi si applicano per analogia le norme relative ad altri esseri viventi. In questo senso si sta già muovendo buona parte della giurisprudenza». 

L’ultima parte è stata dedicata al ruolo, determinante, del medico veterinario nel contrasto ai reati contro gli animali, con intervento di Manuela Michelazzi, presidente dell’ordine di Milano, e di Carla Bernasconi, già vicepresidente della Federazione nazionale degli ordini veterinari. «Il medico veterinario – ha ricordato – è l’unica figura che può certificare il maltrattamento, ma deve farlo con il massimo rigore per evitare che cada l’intero impianto accusatorio».

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