L’iniziativa di Fratelli d’Italia al confine tra Trentino e Veneto per rilanciare il Fondo Comuni Confinanti e chiederne l’adeguamento all’intercorsa inflazione e dell’aumento dei costi dei cantieri rispetto agli iniziali 80 milioni di euro (cofinanziato pariteticamente da Trentino e Alto Adige) ad almeno 100 milioni di euro sta scatenando reazioni contrarie in Trentino, sia in maggioranza che tra le fila dell’opposizione.
Filippo Degasperi (Onda), Walter Kaswalder (Patt) e Claudio Cia (ex FdI, ora gruppo misto) contestano la proposta di Fratelli d’Italia, al più bollandola come uno spot elettorale a favore della regione Veneto che va al voto tra due settimane, anche se l’intervento del Fondo Comuni Confinanti ha avuto un notevole effetto sui territori dei comuni interessati di Veneto e Lombardia, specie quelli più disagiati di montagna, che hanno potuto attivare infrastrutture e servizi prima difficilmente finanziabili.
Anche se Kaswalder rifiuta un «Trentino trasformato in una sorta di bancomat per le regioni vicine», è indubbio che da una riduzione delle differenze economiche e sociali tra territori con Autonomia speciale e ordinaria è a vantaggio di tutti.
Per il presidente del Fondo Comuni Confinanti, il bellunese Dario Bond e candidato consigliere per Fratelli d’Italia alle regionali del Veneto, «è necessario avviare una trattativa tra tutte le realtà interessate, anche perché è evidente che le potenzialità del Fondo così come erano state pensate all’origine sono andante a depotenziarsi sotto l’impulso dell’inflazione e del caro materiali dopo 16 anni. Si tratta di trovare un percorso comune, una condivisione per il comune sviluppo dei territori, riducendo il divario tra autonomie speciali e ordinarie».
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