Il ministro degli Affari regionali, Roberto Calderoli, e il presidente uscente del Veneto, Luca Zaia, hanno firmato la pre-intesa sull’Autonomia relativa a quattro materie. L’intesa preliminare regola i rapporti su protezione civile, professioni, previdenza integrativa e sanità. La firma è stata apposta a Palazzo Balbi, sede della Regione a Venezia.
«Il mio obiettivo entro la fine della legislatura è aver visto approvate le intese su queste quattro materie e definito i Lep sia nelle materie del federalismo simmetrico, sia in tutte le altre, quelle del federalismo asimmetrico, entro la fine della legislatura» ha detto il ministro Calderoli, a margine della firma, sottolineando che «la norma in Costituzione è stata scritta nel 2001, alla lettera M del secondo comma dell’articolo 117. Io cerco in 5 anni di fare quello che tutti gli altri in 25 non hanno fatto».
Riguardo alle critiche sulla firma della pre-intesa a pochi giorni dal voto delle regionali, Calderoli ricorda quanto accaduto con il governo Gentiloni: «rispetto alla tempistica, viene proprio da ridere, ricordando che le pre-intese Gentiloni sono state firmate il 28 febbraio 2018, casualmente quattro giorni prima del voto delle elezioni politiche. Quindi direi che chi è senza peccato scagli la prima pietra. Per me – ha aggiunto Calderoli – il giorno giusto per andare avanti con l’Autonomia è sempre ieri e mai un giorno in più o in avanti. Io ho ricevuto l’autorizzazione da parte della presidente Meloni proprio ieri alle 13.00 e ho programmato cercando di concentrare il più possibile, in modo che tra martedì e mercoledì tutte e quattro le Regioni avessero la stessa possibilità, recandomi io di persona e non facendoli venire a Palazzo Chigi o al ministero».
Quella del Veneto, secondo Calderoli, è solo la prima tappa di un percorso autonomistico: «io sono convinto che anche gli altri presidenti di regioni che in passato hanno manifestato, magari più politicamente che per i contenuti, una contrarietà all’Autonomia, diranno, una volta letta la pre-intesa “se l’Autonomia differenziata è questa, lo faccio anch’io”. Queste cose possono funzionare anche nelle regioni del Centro e del Sud del Paese».
Quanto alle critiche del presidente della Calabria, l’azzurro Roberto Occhiuto, alla firma delle pre-intese con quattro Regioni Calderoli è serafico: «io ieri sera ho avuto un dialogo telefonico proprio col presidente Occhiuto. E oggi le pre-intese vengono commentate, anche condannate o giudicate male, anche se nessuno ne ha avuto la lettura. Io credo che la buona amministrazione debba essere sempre premiata e devo dire che anche lui, partendo da una situazione veramente drammatica in termini sanitari in Calabria, sta facendo un ottimo di lavoro come commissario di governo, finalizzato all’uscita dallo stato di commissariamento».
Una volta definitivamente approvate, in tema di protezione civile il presidente della regione sarebbe autorizzato a firmare delle ordinanze emergenziali a stretto giro di posta, senza dover chiedere e attendere il via libera dal ministero a Roma «per cui a volte servono mesi». Una circostanza dettata anche dal fatto che il fondo della protezione civile «che ha dentro dei soldi al momento è solo quello nazionale»’ ha ricordato il ministro Calderoli, che ha annunciato invece che «il fondo regionale è stato dotato di 20 milioni già in questo semestre e di altri 40 milioni nel 2026 e di altri 60 nel 2027».
In tema di professioni, le regioni saranno libere di approvarne e riconoscerne alcune. «In tutta Europa ne abbiamo contate fino a 200 diverse col record del Belgio – ha detto Calderoli – ma senza andare tanto lontano, per esempio la Puglia riconosce la figura dello “psico-oncologo” che invece non c’è in altre realtà».
Quanto alla previdenza complementare e integrativa, le regioni avranno una freccia in più al loro arco, per esempio, per le politiche di welfare e per agire in campo occupazionale con le politiche attive del lavoro, già una competenza regionale. In Veneto, uno dei primi esempi già ipotizzati, in tandem con i maggiori margini di manovra che derivano dallo svincolo delle risorse del fondo sanitario nazionale ripartito tra regioni – circa 300 milioni per il Veneto, secondo le stime fatte da Zaia – è quello di utilizzarli come motore per rendere più attrattive le professioni sanitarie o limitare la fuga di medici e infermieri verso il privato.
Tiepido sulla pre–intesa raggiunta è l’ex senatore della Lega Nord, Paolo Franco: «la prima domanda che mi pongo è la seguente: ma le pre-intese non erano già state sottoscritte nel 2018? Certo che sì e, purtroppo, sono rimaste solo sulla carta perché nessun governo succedutosi da allora ad oggi le ha mai ratificate. Così segue una seconda domanda: cos’è cambiato da allora ad oggi che ci faccia sperare in un esito più fortunato affinché l’Autonomia, anche se per poche materie, vada in porto? Mi rispondo: è stata approvata la legge di attuazione dell’Autonomia “Calderoli” (anche se la Costituzione non la prevedeva) che fa capire come siamo ancora fermi al 2018: si tratta di una semplice, rinnovata, ricezione della medesima iniziativa regionale di sette anni fa. Infatti la nota ufficiale del Ministero scrive che la firma odierna “fa seguito alle recenti iniziative delle Regioni e alle richieste di riprendere i procedimenti già avviati nel 2017” che, appunto, furono sottoscritti nel febbraio 2018. Non è stato fatto un metro in più!»
Franco commenta anche l’operato del ministro: «naturalmente non continuo nell’illustrare il successivo lungo e tortuoso procedimento introdotto dalla Calderoli, che, come ho sostenuto in più occasioni, rende difficilissimo il compimento del processo di Autonomia. E, altrettanto, evito di citare la sentenza della Corte Costituzionale, conseguente alla Calderoli stessa, che ha ancor più peggiorato la situazione. Volevo solo far emergere che la firma di oggi è perfettamente inutile, è una dichiarazione di intenti che sotto il profilo giuridico previsto dalla Costituzione e dalla legge di attuazione significa, nel gioco dell’oca, aver messo piede nella casella “torna all’inizio”».
Critico sulla firma della pre-intesa anche l’ex deputato Roberto Caon: «cari Veneti, non vi sentite presi per i fondelli da questi personaggi che molto hanno promesso, ma poco realizzato? Votarli oggi vuol dire passare per dei cretini e allo stesso tempo premiare l’operato di Matteo Salvini che, nei confronti di Zaia, ha già annunciato di volerlo portare in Parlamento non appena il quasi certo neo presidente del Veneto, Alberto Stefani, dovrà lasciare il suo seggio alla Camera».
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