Confindustria Veneto Est: assemblea all’insegna del «tempo delle scelte»

Carron: «costruire un nuovo modello di sviluppo per la crescita del Veneto».

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Confindustrai Veneto Est
Confindustrai Veneto Est, Emanuele Orsini e Paola Carron.

Confindustria Veneto Est, seconda territoriale del Sistema Confindustria, che rappresenta 5.119 imprese associate, quattro province – Venezia Padova Rovigo Treviso – e oltre 281.000 collaboratori, ha celebrato la propria assemblea generale annuale all’insegna del tema “2025-2035. Il tempo delle scelte” con la partecipazione del presidente nazionale Emanuele Orsini.

Paola Carron, alla sua prima Assemblea da presidente di Confindustria Veneto Est, nella relazione di apertura ha sottolineato i cambiamenti senza precedenti – guerre, dazi, tecnologia – che hanno trasformato il mondo, alimentando il senso di solitudine degli imprenditori. Ma di fronte ai quali «c’è un’Italia silenziosa e tenace, consapevole di dover andare avanti. L’imprenditoria e la società venete ne sono parte integrante». Siamo la seconda manifattura d’Europa. «Eppure, in Italia si fa sempre più fatica a parlare di industria, nonostante la crescita appena dello 0,5% e il rischio di perdere partite cruciali come l’acciaio di base e l’automotive».

Da qui un messaggio chiaro alla politica: «Senza una politica industriale forte e condivisa, la crescita resterà solo una parola. Non possono esserci dubbi: sostenere l’industria significa sostenere l’Italia». Una visione chiara anche per il Veneto: «Il pericolo più grande non è la turbolenza, ma agire con la logica di ieri. Il Veneto non può e non deve commettere questo errore. Servono coraggio, capacità di adattamento e un nuovo modello di sviluppo».

Da inizio millennio, tecnologia e globalizzazione hanno creato un mondo nuovo. In questo scenario, la realtà manifatturiera è afflitta da nodi irrisolti e dalla lenta ma inesorabile perdita di competitività. La conseguenza è il declino della produttività, a causa di una cultura della conservazione, che da troppo tempo prevale su quella dello sviluppo e dell’innovazione. Dal palco Carron ha sostenuto con forza la proposta di Confindustria al Governo: un piano straordinario da 8 miliardi di euro l’anno, per almeno tre anni, per sostenere la crescita e la modernizzazione del sistema produttivo. Un piano e uno sforzo congiunto con il Governo che, secondo gli industriali, deve incentivare gli investimenti traghettando la più ampia platea di aziende all’utilizzo delle nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale, rafforzare la produttività e utilizzare tutte le leve fiscali e finanziarie a sostegno delle aziende.

Gli imprenditori attendono con urgenza il provvedimento promesso dal Governo per ridurre il costo dell’energia, in quanto le differenze pagate dalle imprese nazionali rispetto ai vicini Paesi europei creano differenze insostenibili che vanificano ogni sforzo di competere sui mercati europei e mondiali.

Forte di una rinnovata credibilità internazionale e di stabilità politica, l’Italia deve guardare lontano: programmare investimenti pluriennali, incentivi mirati, sostenere innovazione e formazione. «Solo così potremo contribuire alla crescita dell’Europa, che non può essere solo quella delle regole e della burocrazia – sottolinea Carron -. Vogliamo un’Europa che sostenga la competitività industriale, investa nei giovani, nella ricerca, nel lavoro, nell’energia pulita e nella formazione. Un’Europa che non tema il cambiamento, ma lo guidi. Con l’Italia parte attiva di questo futuro».

Il Veneto, pur con i suoi primati ed eccellenze, non è estraneo al lento declino dell’economia e società italiane. La perdita di competitività è alimentata da fattori strutturali e di contesto, da qui il monito del presidente di Confindustria Veneto Est alla politica regionale impegnata nel suo rinnovo: «Questo è il momento in cui, insieme, dobbiamo immaginare e programmare il futuro della nostra regione almeno per i prossimi dieci anni. Forti dei risultati raggiunti, si apre una nuova fase politica, chiamata a confrontarsi con paradigmi diversi da inizio secolo. Tutto è cambiato. Servono coraggio, capacità di adattamento e un nuovo modello di sviluppo».

E se il futuro va in una direzione diversa da quella tracciata in passato, il Veneto adesso può, e deve, costruire una nuova area vasta – una “città di città” – capace di concorrere con le altre realtà metropolitane europee e trae forza proprio dalla posizione strategica del Veneto, dove porto e interporti, sistema aeroportuale e ferroviario sono asset straordinari da valorizzare e rilanciare.

Una progettualità che non potrà più contare sul PNRR, ormai al termine, ma sui fondi europei del prossimo settennato (2028-2034). «È indispensabile che la gestione dei Fondi di Coesione rimanga in capo alle regioni e non già centralizzata a Roma – ribadisce Carron -, intercettando le nuove priorità, e orientando le risorse verso i nuovi obiettivi di sviluppo e competitività del territorio, con una ancora maggiore focalizzazione sull’industria».

E ai candidati alla presidenza della Regione Veneto, Carron rivolge un appello: «Ponete l’industria e il lavoro al centro delle politiche regionali e siate conseguenti nelle vostre decisioni. I risultati verranno».

Carron rilancia con convinzione un tema: la questione settentrionale, cioè il riposizionamento competitivo del Nord industriale, come la sfida più grande per il rilancio produttivo del Paese, un po’ frettolosamente abbandonata dalla politica. «Non faccio riferimento né all’Autonomia, né a questioni di natura fiscale – precisa Carron – bensì all’attività manifatturiera con la sua imponente dimensione economica e sociale. Il Settentrione nel suo complesso è chiamato a realizzare una grande trasformazione del modello di sviluppo. Obiettivo raggiungibile solo se perseguito in modo trasversale da tutte le regioni, da Est a Ovest, facendone un’unica grande piattaforma produttiva capace di unire i centri e le periferie». Un esempio su tutti i prossimi Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026, capaci di esprimere al meglio la collaborazione positiva tra regioni e territori diversi ma uniti da un unico obiettivo.

Carron ha così concluso il suo intervento: «È giunto il tempo delle scelte. Perché il futuro non si attende ma si costruisce. Sta a noi – istituzioni, imprese, lavoratori, comunità – scegliere di essere protagonisti del cambiamento. Affrontiamo questa sfida insieme, con la forza delle nostre idee, con il valore delle nostre imprese, dei nostri collaboratori e con la fiducia di chi crede nel domani».

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