Eccellenze in movimento: Treviso mette a terra reti, welfare e dati. Il Nord Est che compete

Imprese, istituzioni e accademia a Treviso per “Eccellenze in movimento”: reti, welfare e innovazione per la competitività del Nord Est, con ODCEC Treviso, Ca’ Foscari e Banca Ifis.

0
478

Treviso ha ospitato la tappa 2025 di “Eccellenze del Nord Est – le imprese più dinamiche”, il roadshow nato proprio dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Treviso nel 2018 e oggi esteso al Triveneto. In regia i commercialisti, con il partner scientifico dell’Università Ca’ Foscari Venezia (Centro VERA), il main partner Banca Ifis e il sostegno territoriale di CentroMarca Banca; media partner Il Gazzettino, il cui direttore Roberto Papetti ha moderato i lavori. Obiettivo dichiarato: andare oltre il “fatturato che fa classifica” e leggere la salute d’impresa con l’Indice Sintetico di Performance (ISP). È un’impostazione che rimette al centro il ruolo professionale: l’attività dei commercialisti non è attività contabile; è supporto decisionale fondato su metodi, indicatori, governance.

Lo scenario di contesto, affidato alla storica dell’economia Adriana Castagnoli, ha evidenziato tre direttrici: la spinta cinese a definire standard globali (dalla traiettoria “Made in China 2025” a “China Standards 2035”), la lentezza europea nell’attuazione della transizione energetica e la crescente rilevanza dei dazi come strumento di politica industriale. In un quadro di “velocità contro lentezza”, la competitività passa dalla capacità di decidere e implementare rapidamente, anche a costo di scelte selettive e coordinate lungo le filiere.

I numeri di Treviso, presentati dal dottore commercialista Michele Brun, fotografano un sistema produttivo vitale: 14.641 imprese attive, con l’1% di grandi aziende che genera il 58% del valore della produzione; ricavi medi e costo del personale per addetto in crescita, marginalità operativa stabile tra l’8 e il 9%, rapporto debito/patrimonio in calo. I comparti chiave restano commercio, metallurgia e prodotti minerali, occhialeria-tessile-abbigliamento e legno-carta-mobili. L’ISP, costruito su indicatori economico-finanziari pesati dall’expertise dei commercialisti e attualizzati sui bilanci più recenti, intercetta in cima alla graduatoria realtà molto diverse per dimensione e settore, confermando l’utilità di una metrica unica per confronti omogenei nel tempo.

Dalla tavola rotonda imprese è emerso un fil rouge operativo. Per Texa, come ha spiegato il fondatore e presidente Bruno Vianello, la biforcazione strategica su “garage equipment” e componenti di primo impianto per veicoli elettrificati è la risposta a un’auto che cambia piattaforma tecnologica e a mercati sempre più volatili. Master Builders Solutions, con l’Administrative General Manager Alessandra Pica, ha messo sul tavolo l’innovazione “utile” alla sostenibilità: una nuova linea di additivi che abilita cementi a basso contenuto di clinker, cioè minori emissioni di CO₂ a parità di prestazione. Latteria del Montello, per voce di Silvia Lazzarin, ha legato la crescita alla qualità di prodotto, alla meccanizzazione intelligente e alla gestione dei ruoli in un’azienda familiare diventata gruppo. Mionetto, con l’enologo e consigliere delegato Alessio Del Savio, ha ragionato su posizionamento, denominazione e rotte export: giovani consumatori più “premium”, un mercato che sperimenta i dealcolati e l’incognita dazi negli Stati Uniti. Quattro storie diverse, un punto comune: scegliere focus, misurare effetti, rafforzare competenze.

Il secondo panel ha intrecciato welfare, reti e finanza. Antonio Pone (INPS) ha ricordato che il “salto” del welfare aziendale in Italia arriva dal 2017, con incentivi fiscali e contributivi alla contrattazione: nel 2024 il 60% degli accordi depositati include misure di welfare; la conversione del premio in servizi riguarda un lavoratore su quattro e, quando avviene, pesa per circa i due terzi del premio. Il potenziale è ancora ampio, specie su long-term care e sostegno alla genitorialità; serve continuità normativa per pianificare.

Federico Callegari (Camera di Commercio Treviso-Belluno) ha descritto l’evoluzione dal “settore” all’“ecosistema” e la risalita delle reti d’impresa: in Veneto +20% in tre anni; a Treviso si sale da 670 a 813 imprese in rete, numeri ancora piccoli ma significativi. Nel frattempo il fenomeno M&A riscrive legami di comando e controllo: migliaia le società acquisite e acquirenti nel perimetro veneto, con molte operazioni “intra-regione” e non poche campagne all’estero; occorre governare l’attrazione di capitali mantenendo ancoraggio territoriale.

Dal lato finanziario, Michele Balice (Banca Ifis) ha segnalato il ritorno agli strumenti “di mestiere”: factoring per filiere lunghe, leasing per investimenti 4.0, prossimità consulenziale nei settori in transizione. Sul passaggio generazionale, l’osservatorio della banca rileva un fabbisogno ancora scoperto: molte aziende non hanno piani strutturati; solo una minoranza si affida ad advisor, mentre cresce l’interesse per operazioni M&A “di continuità” e per soluzioni manageriali fuori dalla famiglia.

Monica Billio (Università Ca’ Foscari) ha letto il welfare in chiave ESG come investimento, non costo. La “S” diventa valore quando si traduce in metriche: produttività per addetto, turnover e assenze, cassa operativa su ricavi. La professoressa ha suggerito un cruscotto trimestrale “essenziale”: (i) crescita del valore aggiunto per addetto rispetto al costo del lavoro per addetto; (ii) ciclo di cassa (DSO+DIO−DPO) per misurare l’effetto organizzativo del welfare; (iii) volatilità del margine operativo come proxy di rischio operativo. Soglie d’attenzione: scostamenti prolungati tra produttività e costo del lavoro e allungamento del ciclo di cassa. Messaggio finale: welfare e reti “pagano” quando sono agganciati a obiettivi misurabili e a una reportistica semplice, condivisa lungo la filiera.

Massimo Tonello (Confindustria Veneto Est) ha messo l’accento sull’integrazione di filiera: interconnessione digitale condivisa, sostenibilità come leva di efficienza e finanza di filiera che abbassa il costo del capitale aggregando standing e informazioni. La logica è passare dal pezzo al progetto, con dati che viaggiano lungo la catena del valore e presidiano sicurezza, qualità e tempi.

In chiusura, Camilla Menini ha “tirato le fila” con tre idee semplici e operative: persone, innovazione, collaborazione. Persone significa welfare che aiuta davvero retention e produttività; innovazione significa priorità chiare e misurabili; collaborazione significa reti e filiere che condividono regole, indicatori e dati. È una rotta che richiama all’esecuzione più che alle slide: scegliere, coinvolgere, misurare. E ricorda perché la presenza dei commercialisti nel dibattito economico è fondamentale: perché trasformano numeri in scelte.

Se “Eccellenze in movimento” ha un merito, è quello di ricucire, in pubblico, i tre piani della competitività: contesto geopolitico, comportamenti d’impresa, infrastruttura istituzionale-finanziaria. Con una costante: senza disciplina nei dati e nella governance, reti e welfare restano slogan. Con i commercialisti al centro del metodo, invece, diventano risultati.

Massimo Casagrande