Vitalizi ex consiglieri regionali Trentino Alto Adige: la Cassazione respinge il ricorso

17 ex politici dovranno restituire le somme trattenute al Consiglio regionale. E sugli aumenti delle indennità dei consiglieri, si blocca il rinnovo dei dipendenti.

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L'aula del Consiglio regionale del Trentino Alto Adige a Trento.

La Corte di Cassazione, con ordinanza del 30 novembre 2025, ha respinto il ricorso di 17 ex consiglieri regionali del Trentino Alto Adige che chiedevano l’infondatezza delle pretese restitutorie avanzate dal Consiglio regionale, confermando così l’obbligo di restituire le somme trattenute a titolo di assegno vitalizioattualizzato”, derivanti dalla differenza tra gli importi fissati dalla legge regionale 6/2012 e quelli, inferiori, introdotti dalla legge regionale 4/2014.

La Cassazione ha giudicato non idonee le ulteriori questioni di costituzionalità sollevate e ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese. La controversia era nata all’indomani della riforma del 2014, che aveva abbassato il valore attualizzato di una quota del vitalizio introdotto meno di due anni prima. Una scelta che aveva spinto numerosi ex consiglieri a rivolgersi ai giudici per opporsi alla riduzione dell’assegno e alla conseguente richiesta di restituzione di quanto percepito.

La questione era arrivata sino alla Corte Costituzionale, che nel 2019 aveva confermato la legittimità della norma del 2014, riconoscendo la prevalenza dell’interesse generale a un sistema di trattamento economico più equo e a un maggiore controllo della spesa pubblica. La Corte aveva ritenuto ragionevole la norma.

Dopo le sentenze favorevoli al Consiglio regionale e alla Regione Trentino Alto Adige/Südtirol nei gradi di merito, ora anche la Cassazione ribadisce l’obbligo di restituzione delle somme contestate. L’ordinanza dichiara inoltre inammissibili le ulteriori questioni di costituzionalità sollevate nel ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che si aggiungono a quelle già maturate nei precedenti gradi.

Dai vitalizi alle indennità dei consiglieri in servizio: la norma che ha stabilito l’aumento automatico dei 70 consiglieri regionali alla contrattazione dei dipendenti regionali che, dopo gli aumenti fino a 1.200 euro circa al mese degli anni scorsi, porterebbero nelle loro tasche altri 700 euro al mese, ha comportato il congelamento della trattativa sindacale, visto che la politica vorrebbe tagliare gli aumenti promessi ai dipendenti per evitare un automatico aumento delle indennità di carica. Peccato che i dipendenti non vogliano fungere da agnelli sacrificali dell’ingordigia della politica, che non ha il coraggio di fare come in altre regioni di chiedere gli aumenti per la casta locale tramite un apposito provvedimento di legge da giustificare dinanzi agli elettori, preferendo un aumento sicuro e senza rischio consenso legato all’automatismo vigente.

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