Nell’elegante cornice di Villa Carpenada si è svolta il 2 dicembre scorso l’edizione 2025 di “Eccellenze del Nord Est – Le imprese più dinamiche”, il roadshow promosso dagli Ordini dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili delle sette province del Triveneto (Belluno, Padova, Pordenone, Rovigo, Trento e Rovereto, Treviso, Venezia), realizzato con il partner scientifico Centro VERA dell’Università Ca’ Foscari Venezia, il sostegno del main partner Banca Ifis e il media partner Il Gazzettino.
Un progetto che anche quest’anno ha confermato un tratto distintivo: essere un osservatorio privilegiato sulle dinamiche economiche del territorio e, al tempo stesso, un laboratorio in cui professionisti, accademici e imprese dialogano sulle trasformazioni in corso.
Al centro della tappa bellunese, introdotta dalla presidente dell’Ordine locale Federica Monti, due temi intrecciati: la lettura delle performance delle società di capitali della provincia e l’impatto dei conflitti e delle tensioni commerciali internazionali sulle filiere strategiche del Nord Est.
Un territorio che corre: dati, trend e nodi critici
L’analisi dei dati, illustrata dal consigliere dell’Ordine Giuseppe Da Pian per il team dei commercialisti e di Ca’ Foscari, ha confermato una provincia caratterizzata da polarizzazione dimensionale (dove le piccole imprese sono la maggioranza, ma le grandi generano quasi metà del fatturato) e da una struttura produttiva che conserva tratti di eccellenza nel panorama nazionale.
Il modello elaborato dal Centro VERA con i commercialisti, l’Indice Sintetico di Performance (ISP), costruito su cinque anni di bilanci, offre una fotografia completa della solidità aziendale: non solo fatturato, ma redditività, indebitamento, costi del lavoro, dinamica degli investimenti, con un peso crescente agli indicatori più recenti. I comparti chiave della provincia – occhialeria, commercio, costruzioni, macchinari – mostrano andamenti differenziati: brillante la crescita dei ricavi dell’occhialeria, più complessa la dinamica della redditività; bene le costruzioni, mentre il comparto macchinari registra segnali di rallentamento sui margini. Una combinazione che riflette un territorio “di frontiera”, abituato a competere sui mercati internazionali, ma oggi esposto a shock geopolitici sempre più frequenti e ravvicinati.
Tensioni globali e catene del valore: le imprese bellunesi alla prova del mondo
Il tema della tavola rotonda, moderata dal direttore de Il Gazzettino, Roberto Papetti, è stato esplicito: “Conflitti e tensioni commerciali: quale impatto sulle imprese del territorio?” Il quadro tracciato da Andrea Ferrazzi, direttore di Confindustria Belluno, rivela una provincia che vive una duplice condizione: da un lato l’incertezza generata dai dazi, dalle turbolenze sulle catene di approvvigionamento e dagli shock energetici; dall’altro la sorprendente, quasi ostinata, capacità delle imprese di reagire, innovare e diversificare.
La presidente dell’Ordine Federica Monti ha richiamato il ruolo dei commercialisti, sottolineando come oggi la tenuta delle imprese passi attraverso consulenze sempre più specialistiche, modelli organizzativi evoluti e studi professionali capaci di lavorare in rete.
Per restare competitivi – è stato ribadito – servono strutture professionali attrezzate a leggere i rischi globali e a trasformarli in scelte strategiche di lungo periodo.
Il professor Michele Costola (Università Ca’ Foscari Venezia) ha ampliato la prospettiva, ricordando la natura “composta” delle crisi attuali:
non più eventi isolati ma un compounding effect di shock sanitari, energetici, logistici, finanziari e geopolitici che rendono impossibile calcolare il rischio con gli strumenti tradizionali.
Per le imprese ciò significa ridefinire la logica del just in time e costruire “ridondanza intelligente” nelle filiere.
Dal lato del credito, Michele Balice di Banca Ifis ha evidenziato l’emergere di due richieste convergenti: maggiore vicinanza consulenziale e strumenti finanziari capaci di sostenere filiere intere, non solo singole imprese. La banca registra un ritorno a forme tecniche come il factoring e un aumento della domanda legata ai passaggi generazionali, vero punto critico del Nord Est.
La voce delle imprese: internazionalizzazione, competenze, Made in Italy
Nella seconda tavola rotonda, le testimonianze di tre manager under 50 hanno mostrato quanto il territorio sappia generare una nuova classe dirigente attrezzata per mercati complessi. Nicola De Castello (Arlecchino Srl) ha raccontato il valore nascosto del distretto dell’occhialeria: non solo capacità produttiva, ma cultura del servizio e relazioni consolidate che permettono alle imprese di resistere all’impatto dei dazi e di offrire soluzioni a valore aggiunto. Il Made in Italy, ha spiegato, oggi non è solo prodotto: è modo di fare impresa.
Francesco Pinto (Firex Srl) ha descritto un settore – quello delle tecnologie per la cottura industriale – in piena transizione verso l’automazione e la sostenibilità. Il vero nodo, ha osservato, non è tanto la domanda quanto la scarsità di competenze tecniche: senza capitale umano adeguato, la tecnologia non scala.
Aldo Corte Metto (Pai Cristal Italia Spa) ha mostrato come le imprese che operano su più fronti internazionali debbano ormai convivere con barriere tecniche, certificazioni locali e logiche politiche che impongono una presenza diretta nei mercati strategici. Una globalizzazione sempre più “regionale”, dove presidiare Stati Uniti, Cina e India diventa essenziale per restare competitivi.
Il ruolo dei commercialisti: un presidio di sistema
Se c’è un filo rosso che lega analisi, testimonianze e prospettive, è il ruolo dei commercialisti come snodo strategico tra imprese, finanza, istituzioni e università. Il progetto Eccellenze del Nord Est – nato proprio dal lavoro coordinato degli Ordini territoriali e da un dialogo stabile con il Centro VERA di Ca’ Foscari – dimostra come la professione oggi non sia solo tecnica, ma fattore abilitante di sviluppo:
costruisce dati, interpreta tendenze, accompagna le imprese nelle scelte strategiche e alimenta un ecosistema che ha bisogno di competenze qualificate tanto quanto di innovazione.
La chiusura della presidente Monti – un invito a continuare il confronto, prima davanti ai dati e poi davanti alla comunità – sintetizza bene lo spirito del roadshow: “Usciamo da queste tavole rotonde arricchiti, con qualche consapevolezza in più e con la certezza che il territorio è più forte quando imprese, professionisti e istituzioni lavorano insieme”.
Un appuntamento che cresce, insieme al territorio
Belluno conferma così la centralità di un progetto che, dopo sette edizioni, è diventato un punto di riferimento per leggere le trasformazioni dell’economia del Nord Est.
Non una semplice classifica di imprese, ma un osservatorio che unisce analisi scientifica, visione professionale e voce dei protagonisti dell’economia reale.
Il roadshow prosegue ora verso le ultime tappe di Trento, Rovigo e Padova (solo inserto), con l’obiettivo di continuare a dare strumenti, dati e consapevolezze a un territorio che compete nel mondo e che, proprio per questo, ha bisogno di una bussola solida.
Massimo Casagrande





































