La gestione tempestiva e intelligente della crisi d’impresa è diventata uno snodo fondamentale per la tenuta del tessuto produttivo italiano. Non è più solo un tema da addetti ai lavori: riguarda la sopravvivenza di migliaia di piccole e medie imprese, la tutela dell’occupazione, la stabilità del credito e, in ultima analisi, la capacità del Paese di accompagnare la transizione economica in corso.
In questo scenario la composizione negoziata è lo strumento che più di altri sta mettendo alla prova la capacità del sistema economico e istituzionale di lavorare “in prevenzione”, prima che la crisi degeneri in insolvenza conclamata. È un banco di prova per imprenditori, professionisti, banche, fisco e magistratura: se funziona, la crisi può diventare un passaggio di riequilibrio; se fallisce, il rischio è la distruzione di valore.
Giovedì 11 dicembre, a Villa Pace Park Hotel Bolognese di Preganziol, Treviso diventa per un giorno un vero e proprio “laboratorio” nazionale su questi temi, con il convegno “Composizione negoziata 4.0 – Strumenti, responsabilità e prospettive nella gestione della crisi d’impresa”, promosso dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Treviso e dal Tribunale di Treviso, con il sostegno del main sponsor Volksbank.
Perché la composizione negoziata oggi pesa sull’equilibrio del sistema produttivo
Negli ultimi anni la combinazione tra shock pandemici, tensioni geopolitiche, aumento del costo del denaro e volatilità dei mercati ha messo sotto pressione i margini operativi delle imprese, soprattutto di quelle di dimensione medio-piccola che caratterizzano il Nordest. La crisi non arriva più solo per eventi traumatici, ma spesso come somma di micro-squilibri: ritardi negli incassi, costi finanziari crescenti, investimenti rinviati, tensioni con fornitori e banche.
La composizione negoziata nasce proprio per intercettare questi segnali deboli, prima che diventino irreversibili. Chiede all’impresa di esporsi in trasparenza, di mettere a disposizione dati, prospetti e proiezioni, di accettare la presenza di un esperto indipendente, di aprire un tavolo strutturato con creditori, banche e fisco. In cambio offre tempo, protezioni mirate e la possibilità di preservare continuità e posti di lavoro.
In questo quadro, un evento che vede seduti allo stesso tavolo Tribunale, Ordine professionale, Università, sistema bancario e professionisti di livello nazionale non è un semplice convegno formativo: è uno spazio di confronto operativo su come gli strumenti stanno funzionando davvero nei tribunali, nelle imprese e nelle relazioni con il credito.
La mattinata: dai dati di sistema ai piani di risanamento e ai rapporti con le banche
La sessione del mattino (ore 9.00–13.00) è coordinata da Alberto De Pra, avvocato in Bologna e professore associato di Diritto commerciale all’Università degli Studi di Padova, figura che unisce la sensibilità del professionista alla prospettiva del mondo accademico.
Dopo la registrazione, i saluti istituzionali sono affidati a un parterre che fotografa bene il “triangolo” giustizia–professioni–territorio: Bruno Casciarri, presidente della II Sezione civile del Tribunale di Treviso; Camilla Menini, presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Treviso; David Moro, consigliere nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili; Alberto Lazzar, presidente della Commissione attività legate al Tribunale dell’Ordine trevigiano.
È il segnale di una collaborazione strutturata tra magistratura e professioni, indispensabile quando la crisi d’impresa si sposta sempre più sul terreno della prevenzione e della gestione negoziale.
L’introduzione generale sulla composizione negoziata, con focus su risultati, evoluzioni e criticità aperte, è affidata a Sandro Pettinato, vice segretario generale di Unioncamere, e a Mario Feltrin, avvocato in Venezia e dirigente della Camera di commercio di Venezia Rovigo. Due voci che portano i numeri e le prassi delle Camere di commercio, prime sentinelle delle procedure attivate e osservatorio privilegiato sui settori più esposti.
Cuore tecnico della mattinata è il tema dei piani di risanamento sostenibili. De Pra, in veste di relatore, interviene insieme a Riccardo Ranalli, dottore commercialista in Torino, per discutere di principi di redazione, verificabilità e stress test dei piani. L’attenzione si sposta sulla qualità delle ipotesi, sui flussi prospettici, sugli scenari alternativi: un piano credibile non è più un esercizio teorico, ma lo strumento che consente a creditori e giudici di misurare la reale possibilità di recupero.
Subito dopo, il focus si sposta sulla continuità indiretta. Paolo Talice, notaio in Treviso, e Massimo Zappalà, avvocato in Treviso e professore di Diritto della crisi di impresa all’Università di Padova, affrontano il tema delle operazioni di affitto e cessione d’azienda, dei tempi corretti per eseguirle e delle clausole “salva-passività”. La domanda di fondo è semplice e allo stesso tempo sofisticata: come trasferire un’azienda in crisi tutelando valore, occupazione e buona fede degli acquirenti, senza aprire il fronte a contenziosi successivi?
Dopo il coffee break, il programma entra nel territorio, molto sensibile, dei rapporti con le banche. Sido Bonfatti, avvocato in Modena e professore ordinario di Diritto commerciale e di Diritto della crisi di impresa all’Università di Modena e Reggio Emilia, dialoga con Stefano Delle Monache, avvocato in Padova e professore ordinario di Diritto privato all’Università di Padova, su continuità del credito, cautele operative, gestione dei crediti garantiti e profili di responsabilità. È il nodo del “chi fa il primo passo”: la banca deve decidere se accompagnare l’impresa nel percorso o se mettere subito in sicurezza le proprie esposizioni, e la qualità del piano negoziale spesso fa la differenza.
La mattinata si chiude con un focus sull’esenzione da revocatoria per atti di disposizione e pagamenti compiuti nel corso del percorso di risanamento. Ne discutono Luca Mandrioli, professore di Diritto della crisi di impresa all’Università di Modena e Reggio Emilia, e Maria Lucetta Russotto, dottore commercialista in Prato, professore incaricato all’Università degli Studi di Firenze e vicepresidente della Fondazione ADR del Consiglio nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili. Il tema è altamente tecnico, ma con forti ricadute pratiche: la certezza sulla tenuta giuridica di atti e pagamenti è spesso ciò che convince creditori e nuovi finanziatori a sostenere un piano, riducendo il timore di azioni restitutorie future.
Il pomeriggio: gestione dei “no”, dialogo con il fisco e scelta degli strumenti
La sessione pomeridiana (ore 14.20–18.45) è coordinata da Maria Lucetta Russotto, che torna in campo non solo come vicepresidente della Fondazione ADR, ma come figura ponte tra pratica professionale, accademia e riflessione sulle alternative alla giurisdizione ordinaria.
Si parte dalla gestione dei “no” e dei comportamenti ostruzionistici, uno degli aspetti più delicati della composizione negoziata. Ne discutono Alessandro Danovi, dottore commercialista in Milano e professore associato di Economia e gestione delle imprese all’Università di Bergamo, e Andrea Fontana, dottore commercialista in Padova. L’attenzione si concentra sugli strumenti protettivi, sulle leve negoziali e sulle tecniche per trasformare i rifiuti iniziali in una trattativa più consapevole, evitando che un singolo creditore ostile comprometta l’intero percorso.
Il successivo panel sposta il riflettore su un altro attore determinante: il fisco. Giulio Andreani, dottore commercialista in Milano, e Vincenzo Cantelli, magistrato del Tribunale di Ferrara, affrontano il tema della composizione negoziata nel rapporto con Agenzia delle Entrate e agente della riscossione: interlocuzioni, definizioni, coordinamento operativo. Il messaggio atteso è chiaro: senza una gestione ordinata del debito fiscale e contributivo, ogni piano di risanamento rischia di essere monco.
Altro passaggio decisivo è quello “dalla trattativa allo strumento”: quando la composizione negoziata basta e quando invece è necessario innestare un vero e proprio strumento di regolazione della crisi. Qui intervengono Danilo Galletti, avvocato in Bologna e professore ordinario di Diritto commerciale all’Università di Trento, e Alessandro Lazzaron, avvocato in Treviso, con un confronto sui criteri di scelta e sui passaggi operativi che guidano il salto dalla fase puramente negoziale a quella concorsuale.
L’esperto al centro, le tutele dei professionisti e le prospettive di riforma
Nel tardo pomeriggio il focus si concentra sulla figura-chiave dell’intero sistema: l’esperto. Nel panel “L’esperto al centro (ruolo, funzioni, responsabilità)” intervengono Alberto Cimolai, dottore commercialista in Pordenone, e Fabio Doro, magistrato del Tribunale di Venezia. L’esperto viene analizzato per ciò che è realmente: non un semplice facilitatore, ma il professionista che tiene insieme analisi aziendale, lettura giuridica, sensibilità negoziale e capacità di mediazione tra interessi spesso divergenti.
Subito dopo, Alberto Crivelli, magistrato presso la Corte suprema di Cassazione, e Lucio Munaro, magistrato del Tribunale di Treviso, affrontano il tema delle prededuzioni professionali, cioè dell’ambito, della misura e delle interferenze con altri privilegi dei crediti dei professionisti coinvolti nelle procedure. Una questione molto concreta: senza un quadro chiaro di tutela, l’impegno professionale necessario per costruire piani seri rischia di non essere sostenibile.
La chiusura è affidata a Silvia Zenati, avvocato e dottore commercialista in Verona, presidente dell’Associazione Concorsualisti, che parlerà di prospettive e margini di miglioramento della composizione negoziata. Dal suo osservatorio, che incrocia studi, prassi e casi concreti su tutto il territorio nazionale, ci si attende una lettura di sintesi: cosa sta funzionando, cosa va corretto, dove intervenire per rendere lo strumento più efficace e maggiormente utilizzabile dalle imprese.
Un cantiere aperto dove i commercialisti sono protagonisti
Per un territorio come quello trevigiano, caratterizzato da una forte presenza di PMI manifatturiere ed esportatrici, l’iniziativa si colloca in un momento particolarmente delicato. L’innalzamento dei tassi, le catene del valore accorciate, la transizione energetica e digitale pongono sfide che richiedono non solo strumenti giuridici adeguati, ma una regia professionale competente.
In questo quadro, il ruolo dei Dottori Commercialisti si conferma centrale: non si limita alla lettura e redazione dei bilanci, ma si estende alla diagnosi precoce delle difficoltà, alla costruzione dei piani di risanamento, al dialogo con banche, fisco e magistratura, alla capacità di accompagnare l’imprenditore in percorsi complessi in cui si intrecciano numeri, norme e decisioni strategiche.
La collaborazione stretta con il Tribunale di Treviso e con il mondo accademico, sancita da una giornata di lavoro a così alto tasso tecnico, segnala un cambio di passo: la crisi d’impresa non è più gestita solo in chiave emergenziale, ma come ambito strutturale di politica economica territoriale, in cui la qualità delle competenze professionali diventa un asset competitivo.
La partecipazione al convegno consente di maturare fino a 8 crediti formativi per i dottori commercialisti e 6 crediti formativi per gli avvocati, ma il vero valore aggiunto è un altro: uscire dalla logica delle “procedure ultime risorse” ed entrare in quella della gestione consapevole e anticipata delle difficoltà aziendali, dove la composizione negoziata diventa uno strumento al servizio di imprese, lavoratori e comunità locali.







































