Economia dell’Emilia Romagna continua a crescere nonostante le incertezze

Nel 2025 Pil a +0,6%, occupazione al 71,5%. Colla: «continuiamo a investire su Ai e settori strategici puntando sempre a un modello di sviluppo sostenibile».

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Il presidente di Unioncamere Emilia Romagna, Valerio Veronesi.

Prodotto interno lordo in aumento, occupazione in crescita, industria in ripresa: migliora ancora, nonostante le incognite legate alla situazione internazionale, l’economia dell’Emilia Romagna. A fine 2025 il Pil regionale segna +0,6%, con la previsione è di arrivare a +0,9% nel 2026, mentre per l’occupazione – in crescita di 1,2 punti percentuali nel 2025 – si prospetta un ulteriore +0,4% nel 2026, portando il tasso di occupazione al 71,5%.

Le previsioni per il 2026 del “Rapporto sull’economia regionale 2025”, realizzato in collaborazione tra Regione e Unioncamere Emilia Romagna, vedono il traino congiunto di industria (+1,1%) e servizi (+1,2%), mentre le costruzioni dovrebbero entrare in fase recessiva (-2,6%). Il tasso di disoccupazione continua a scendere, toccando il 3,9%, un valore prossimo ai minimi storici che posiziona l’Emilia Romagna al terzo posto in Italia, subito dopo Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta.

I consumi delle famiglie si manterranno tonici (+0,8%), mentre gli investimenti, dopo la ripresa del 2025 (+2,3%), rallenteranno nel 2026 (+0,7%) influenzati dal venir meno degli incentivi edilizi. L’export regionale mostra una ripresa (+0,5% nei primi nove mesi) che dovrebbe nel 2026 portarsi al +1,8%.

«Le politiche di sostegno all’economia dell’Emilia Romagna hanno consentito alle imprese di essere attrezzate per affrontare un anno che si annunciava tra i più difficili a causa delle tensioni internazionali – afferma Vincenzo Colla, vicepresidente della Regione con delega allo Sviluppo economico -. I segnali di tenuta sono confortanti e ci sono gli elementi per guardare al futuro con fiducia. È necessario continuare a investire nelle filiere e nei settori strategici che consentono al territorio di giocare un ruolo importante nella competizione globale, in particolare su intelligenza artificiale, blue e green economy e biotecnologie. Va inoltre assicurato, ed è un nostro impegno, il sostegno all’internazionalizzazione, per aprire nuovi mercati e avviare nuove relazioni, e all’innovazione delle Pmi, per renderle sempre più competitive, aumentando la capacità di intercettare i finanziamenti europei come elemento fondamentale per poter continuare a crescere. Il tutto, naturalmente, sempre con la bussola orientata ad un modello di sviluppo sostenibile».

Il dato che caratterizza il 2025 dell’economia dell’Emilia Romagna è senza dubbio l’incertezza nello scenario internazionale. La Germania ha superato gli Stati Uniti come primo partner commerciale dell’Emilia Romagna. La crescita del mercato tedesco (+6,7%) è una buona notizia, confermandone la centralità per le imprese della regione. Ma i dazi americani si fanno sentire: negli ultimi nove mesi le esportazioni emiliano romagnole verso gli Usa sono diminuite di quasi l’8%, calo che si è accentuato negli ultimi due trimestri. Preoccupa anche il mercato cinese: la diminuzione dell’export del 16% è una dinamica da seguire con attenzione, poiché sembra avere caratteristiche strutturali e non solo congiunturali.

Per quanto riguarda l’andamento dei vari settori, i dati relativi al 2025 segnalano difficoltà in agricoltura con una contrazione del 6,3% delle forze lavoro. Nell’industria tra gennaio e settembre la produzione si è ridotta dell’1,7%, dato in miglioramento rispetto al -3,3% registrato nello stesso periodo dell’anno precedente. Nelle costruzioni nei primi nove mesi il volume d’affari a prezzi correnti è calato dell’1%, flessione comunque più contenuta rispetto all’anno precedente, ma l’entità della contrazione è correlata alla dimensione d’impresa. Nel commercio al dettaglio solo gli iper, super e grandi magazzini hanno aumentato le vendite (+0,5%). Nei primi 10 mesi 2025, le presenze turistiche sono aumentate del 3%, dato positivo ma, considerando che gli arrivi sono aumentati del +6,2%, ne risulta una contrazione della durata della permanenza media.

Alla fine dello scorso settembre le imprese attive in regione sono scese a quota 387.940, con una diminuzione pari a 2.755 unità (-0,7%) rispetto alla fine dello stesso mese dell’anno scorso. In dieci anni la base imprenditoriale si è ridotta di 24.066 unità (-5,8%).

«Stiamo assistendo, contemporaneamente, a passi indietro della storia e a salti inimmaginabili nelle opportunità dell’innovazione – ha dichiarato Valerio Veronesi, presidente di Unioncamere Emilia Romagna -. Ma è dentro le imprese che questa complessità atterra e deve essere tradotta in strategie, investimenti e competenze inedite. Le imprese di una regione competitiva come l’Emilia Romagna rappresentano la prima frontiera di ogni trasformazione. Esse sono chiamate ad anticipare non solo l’anno che verrà, ma l’intero decennio, attraverso la fune della programmazione degli investimenti e lo sviluppo costante delle competenze. Sostenere la loro velocità di reazione è oggi quanto mai necessario per continuare a difendere i valori di libertà d’impresa nei quali ci riconosciamo. È questo che le aziende ci comunicano aderendo con convinzione alle iniziative di Regione e Unioncamere Emilia Romagna, e lo fanno ponendo al centro le leve degli investimenti, della semplificazione e della riduzione dei costi energetici».

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