Politiche di Coesione: no alla centralizzazione dei governi

Kata Tüttő: «rischia di scomparire». Kompatscher contro ad una centralizzazione delle politiche di coesione. Incontro con il vicepresidente della commissione Ue Fitto.

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politiche di coesione
Kata Tüttő, presidente del Comitato europeo delle Regioni.

La proposta di bilancio Ue a lungo termine rischia di danneggiare le politiche di Coesione, il principale strumento di cui l’Ue dispone per «investire nelle persone, nei posti di lavoro e nei territori. La indebolisce e in futuro il rischio è quello di vederla scomparire. Questo danneggerà tutta l’Europa, non solo le nostre città, le regioni e i politici locali. Danneggerà il progetto europeo nel suo complesso e questo sarà un errore» afferma il presidente del Comitato europeo delle Regioni, l’ungherese , che rivolge un appello «ad agire insieme» ai leader Ue sulla proposta di budget pluriennale 2028-2034.

Un confronto che si snoderà sulla base di un primo testo di compromesso privo di cifre messo a punto dalla presidenza danese dell’Ue. Ai Ventisette Tüttő lancia l’invito ad «agire insieme perché insieme siamo più forti». E avverte ancora dei rischi di politiche di Coesionenazionalizzate”, confluite in «un unico fondo e messa in competizione con i sussidi agricoli» della Pac e «con le nuove priorità che emergono ogni giorno».

Nella battaglia sul prossimo quadro finanziario «farò di tutto per avere al mio fianco non solo le città e le regioni ma anche i governi nazionali, per assumerci insieme la responsabilità di questo bilancio», ha assicurato Tüttő.

In questo primo anno alla guida dell’istituzione che rappresenta i territori, Tüttő ha viaggiato tra le capitali, Italia inclusa, incontrando sindaci e presidenti di regione ma anche membri del governo: «è molto importante capire che l’intera proposta di budget non riguarda solo le linee di bilancio e le risorse ma gli investimenti futuri nell’Ue e il mantenimento della forza dell’Unione europea dall’interno».

Il confronto avviato dai capi di stato e governo dell’Ue è «la prima vera opportunità per contestare l’idea di centralizzare la spesa comune», ha incalzato Tüttő, ricordando che la proposta di Palazzo Berlaymont prevede per metà una centralizzazione da parte della Commissione europea «senza alcun approccio territoriale» e, per l’altra metà, una «nazionalizzazione dei due pilastri della politica di coesione e della politica agricola comune», che oggi garantisce «la sicurezza alimentare» dell’Europa.

A negoziato appena avviato il confronto con la Commissione europea resta aperto, in particolare quello con il vicepresidente responsabile per la Coesione, Raffaele Fitto. «C’è un ottimo dialogo e ci capiamo – ha sintetizzato Tüttő -. E’ un politico che capisce di cosa sta parlando perché è stato anche presidente della Regione Puglia e ha gestito i fondi di coesione. Capisce il ruolo della coesione come strumento fondamentale per il progetto dell’Unione europea».

Sulla futura gestione delle politiche di Coesione interviene anche il presidente dell’Alto Adige, Arno Kompatscher che in seno alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha ribadito la sua contrarietà all’accentramento della gestione delle risorse della programmazione europea 2028-2034, prospettato dalla Commissione europea.

Alla presenza nella sede della Conferenza del vicepresidente esecutivo della Commissione europea e commissario europeo per la Politica di coesione, Raffaele Fitto, Kompatscher ha detto che «bisogna assolutamente condividere con il Governo un percorso tecnico-politico per anticipare le problematiche che investono l’attuazione dei programmi della Coesione europea e statale e sperimentare ogni auspicabile e proficua forma di collaborazione finalizzata al più efficace ed efficiente utilizzo delle risorse, attualmente e prossimamente disponibili, importanti per lo sviluppo socioeconomico e territoriale del Paese».

Più che mai il modello di gestione della politica di Coesione post 2027 «necessità di una gestione multilivello effettiva e di un alto principio di partenariato che si basi sulla fiducia nella capacità dei territori di attuare al meglio le politiche di sviluppo regionale che rispondono ai reali bisogni degli stessi – ha detto Kompatscher -. La Provincia autonoma di Bolzano è il miglior esempio di come l’empowerment locale basato sull’Autonomia politico-amministrativa porti ad un utilizzo esemplare delle risorse UE. Infatti, sia il programma del FESR che quello dell’FSE+ della nostra Provincia risultano tra i primi posti in Italia in riferimento alla capacità attuativa».

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