Confindustria Veneto Est: crescita asfittica nel III trimestre 2025

Produzione in calo (-0,2%), modesto incremento dell’attività (+0,3%) e lieve incremento degli ordini (+0,3%). Carron: «serve fare di più per sostenere l’economia».

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Confindustria Veneto Est produzione industriale
Paola Carron, presidente Confindustria Veneto Est.

L’attività produttiva del settore manifatturiero nel Veneto orientale mostra qualche segnale di risveglio, pur in un contesto perdurante di incertezza e di crescita asfittica. Nel terzo trimestre 2025, la produzione registra un modesto incremento del +0,3% su base annua, più robusto per le piccole imprese (+5,0%) e le grandi (+0,7%). Il bilancio è ancora negativo ma in recupero nei primi nove mesi pari a -0,2%, in miglioramento dopo il calo nell’analogo periodo 2024 (-1,7%) e nel 2023 (-2,8%). Dazi e dollaro debole incidono sull’export, che comunque rivede il segno positivo (+0,8%). La produzione è attesa stabile a fine anno e nel primo trimestre 2026 dal 59,5% delle aziende, in crescita da una su cinque (21,1%).

Questi sono i principali risultati dell’indagineLa congiuntura dell’industria del Veneto Orientale (consuntivo terzo trimestre 2025 – previsioni ottobre 2025-marzo 2026) condotta da Confindustria Veneto Est, in collaborazione con Fondazione NordEst, su un campione di 778 aziende manifatturiere e dei servizi delle province di Padova, Treviso, Venezia e Rovigo.

Migliora il fatturato dell’industria nel terzo trimestre, grazie alla dinamica positiva della domanda interna (+1,6%), spinta dall’inflazione contenuta. Meno tonica, ma di nuovo in segno più la componente estera (+0,8%) sostenuta dalle vendite nell’area Ue (+1,7%), in calo quelle extra Ue (-0,5%) dopo l’anticipo degli acquisti dagli Usa. Gli ordinativi registrano un nuovo, modesto incremento tendenziale (+0,3%). Ancora positiva la dinamica dell’occupazione, pari al +0,9%. Prezzi materie prime in ulteriore aumento tra luglio e settembre per il 29,7% delle imprese intervistate (dal 32,1 precedente). La discesa dei tassi BCE si è trasferita all’economia reale, anche se l’incertezza riduce la domanda di credito: il costo del denaro è in aumento solo per il 9,3% delle aziende, a fronte di tre quarti (75%) che lo rileva stabile. Liquidità aziendale tesa per il 13,5%.

Il clima di fiducia delle imprese su fine anno 2025 e inizio 2026 è contrastato, per l’incertezza dell’attuale scenario globale, ma in prospettiva più favorevole, riflettendo le attese che si manifesti la ripartenza economica fino ad ora posticipata. Le previsioni fino a marzo 2026 sono orientate in prevalenza per il mantenimento dei livelli produttivi: il 21,1% delle imprese prevede un aumento, il 19,4% una diminuzione, a fronte del 59,5% che propende per la stabilità. Le attese sull’andamento degli ordini interni sono in calo per il 26,6%, stabili per il 57,9%. Migliorano quelle sulla domanda estera, in crescita per il 22,3%, stabili per il 56,3% e in calo per il 21,4%. Il 38,8% prevede nuove assunzioni (il 53,8% nelle medio-grandi). Nonostante il clima perdurante di incertezza, la spesa per investimenti fissi è prevista su livelli stabili da sei aziende su dieci (60,1%), in contrazione per il 24,6%, ma in espansione per il 15,3%, quota che potrebbe risalire se Transizione 5.0 avrà regole certe e risorse adeguate.

«In un contesto di grande incertezza, le nostre imprese dimostrano notevole resilienza e capacità di aprirsi a nuovi mercati – commenta Paola Carron, presidente di Confindustria Veneto Est -. Ma ogni reazione deve confrontarsi con un tema imprescindibile che è la competitività del sistema produttivo, messo alla prova da un mercato globale sempre più aggressivo e dalla sfida della triplice transizione, ambientale, digitale e demografica, che sta ridisegnando le nostre imprese in modo profondo».

Volgendo lo sguardo al Veneto, sottolinea Carron, «non possiamo permetterci di rallentare il supporto alle imprese che la Regione ha dato sinora: occorrono maggiori risorse per la legge sull’attrattività, per i progetti di internazionalizzazione, innovazione tecnologica, infrastrutture e data center volti a dare una nuova prospettiva di sviluppo al Veneto almeno per i prossimi dieci anni».

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