Prodotti Shein: l’indagine Greenpeace evidenzia limiti tossici ben oltre le soglie

Rabanser (Federmoda Bolzano): «la politica deve tutelare i consumatori e assicurare l’equa concorrenza».

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Prodotti Shein

I risultati dell’indagine condotta da Greenpeace su un campione di prodotti Shein commercializzati dalla piattaforma cinese di commercio elettronico lasciano sgomenti, anche se i sospetti c’erano già da tempo: numerosi capi di abbigliamento e scarpe testati contengono ancora sostanze chimiche pericolose che superano i limiti UE stabiliti dal regolamentoREACH” sulle sostanze chimiche.

«Siamo assolutamente senza parole – afferma il presidente di Federmoda nell’Unione commercio dell’Alto Adige, Markus Rabanser -. Quando vengono rilevate sostanze negli indumenti, compresi quelli per bambini, che a volte superano in modo estremo i limiti UE, non si tratta solo di uno scandalo, ma di un chiaro mandato per politici e autorità: controlli, conseguenze e regole chiare».

Prodotti Shein
Confcommercio Alto Adige presidente federmoda Markus Rabanser.

Anche il presidente dell’Unione, Philipp Moser, si dice oltremodo allarmato: «questi risultati sono preoccupanti e sconvolgenti. Chiunque voglia vendere in Europa deve rispettare gli standard europei, senza alcuna eccezione. Non è possibile che le piattaforme ottengano un vantaggio attraverso scappatoie e mancanza di controlli, mentre le aziende locali si assumono la responsabilità, rispettano le regole e garantiscono la qualità».

Greenpeace ha acquistato 56 articoli di abbigliamento e scarpe di prodotti Shein in otto Paesi e li ha fatti testare in un laboratorio indipendente e accreditato in Germania, con risultati allarmanti:

  • 18 prodotti su 56 (32%): sostanze chimiche pericolose che superano i limitiREACH”, compresi gli indumenti per bambini;
  • PFAS (cosiddetti “prodotti chimici perpetui”): 7 prodotti (giacche) superano i limiti fino a 3.300 volte;
  • Ftalati (sostanze chimiche utilizzate come plastificanti): 14 prodotti superano i limiti, 6 dei quali di ≥100 volte.

Già nel 2022, Greenpeace aveva riscontrato violazioni dei limiti in 7 dei 47 prodotti Shein testati; l’attuale analisi di follow-up mostra, secondo Greenpeace, che il problema persiste e si aggrava.

I gruppi di sostanze rilevati, tra cui PFAS e ftalati, sono associati a rischi significativi per l’uomo e l’ambiente e possono penetrare nell’acqua, nel suolo e, in ultima analisi, nella catena alimentare lungo la catena di produzione e smaltimento.

Unione e Federmoda auspicano un’azione rapida e decisa e, soprattutto, misure efficaci a partire dalla sorveglianza del mercato e controlli doganali per le piattaforme online e i beni importati, basati sul rischio, sistematici e con sanzioni concrete in caso di violazioni.

Le stesse regole devono valere per tutti: chiunque operi sul mercato dell’UE deve dimostrare di rispettare le normeREACH” sulla sicurezza dei prodotti e sulla tutela dei consumatori, anche per i modelli di vendita diretta al consumatore.

Servono poi maggiori requisiti di trasparenza (catena di approvvigionamento, gestione dei materiali e delle sostanze chimiche, rapporti di analisi) e una chiara assunzione di responsabilità per le piattaforme.

«Le nostre aziende locali sono sinonimo di consulenza, qualità e responsabilità – ribadiscono Rabanser e Moser -. Questo deve riflettersi anche nella concorrenza. Tutela dei consumatori ed equità non sono assolutamente valori trattabili».

Intanto, i consumatori farebbero meglio a soprassedere dall’acquistare prodotti a bassissimo costo sulle varie piattaforme, non solo su Shein, perché il rischio sanitario e ambientale non vale assolutamente il risparmio di qualche euro rispetto ad un capo di qualità sicuramente migliore e anche più tracciabile.

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