La qualità di un’amministrazione pubblica si giudica anche dalle piccole cose, apparentemente secondarie, ma che tali non sono, tutt’altro: e la giunta del comune di Rovereto guidata dal sindaco Dem Giulia Robol presta il fianco a parecchie critiche specie nella manutenzione ordinaria della cosa pubblica, specie quella riguardo alle strade comunali e alla sicurezza dei suoi utenti.
Da buon governo progressista piuttosto allergico alla mobilità a motore, anche il comune di Rovereto incentiva l’utilizzo della mobilità dolce con la realizzazione di numerose piste ciclabili, spesso migliorabili. Ma molte strade comunali ne sono ancora prive, costringendo così i ciclisti ad utilizzare il sedime stradale principale. Salvo rischiare grosso quando la sede stradale ed in particolare la parte più a destra – anche in mancanza delle modaiole “bike lane – presenta pericolose crepe e buche nel manto stradale, tanto che una ruota normale di bicicletta rischia di rimanervi incastrata facendo ruzzolare a terra il ciclista se non schiva la trappola. Un problemino che esiste in via Navicello nel tratto finale vicino al sottopasso ferroviario da almeno sei mesi, senza che nessuno della giunta Robol si sia preoccupato di mandare un operaio comunale a richiuderle con dell’asfalto a freddo – operazione manuale alla portata anche dello stesso assessore alla Mobilità, Roberto Miniucchi, magari coadiuvato dallo stesso sindaco Robol – in attesa di un ripristino più strutturale con il rifacimento completo del tratto interessato lungo una decina di metri. E sì che se qualche malcapitato ciclista rimane vittima, chi ne risponde in prima persona, civilmente e penalmente, sono proprio i due amministratori.

E che dire del passaggio pedonale rialzato realizzato in cubetti di porfido in prossimità delle “Pietre del Trentino” vicino alla rotatoria tra viale Trento, via Baratieri e via Magazol? Anche qui sono mesi che i bolognini di porfido si sono via via destabilizzati dal legante in malta, creando vistosi avvallamenti e “schiene d’asino”, tanto che quando un veicolo ci passa sopra, i bolognini “ballano” facendo un inconfondibile rumore. Sembrerebbe un passaggio pedonale poco frequentato dal duo Miniucchi & Robol, perché altrimenti avrebbero dovuto già provvedere da tempo con un completo ripristino del passaggio, sostituendo come legante dei bolognini la malta cementizia con una più stabile resina. Con buona pace dei pedoni che rischiano di cadere a terra se non stanno attenti a dove mettono i piedi, per non dire degli automobilisti che devono fare una gimcana per evitare le buche più grandi per non mettere a rischio pneumatici e ammortizzatori.

Infine, il “soggiorno” cittadino di via Dante, oggetto di un’operazione di riqualificazione decisamente poco riuscita sotto l’aspetto funzionale, a partire dalle fughe troppo ampie e non livellate tra i bolognini di porfido oltre delle borchie in acciaio inox messe a separare il profilo della carreggiata veicolare da quella pedonale, visto che si è abolito il tradizionale marciapiede.

Qui il problema è costituito dalla mancata pulizia delle caditoie che dovrebbero assicurare il drenaggio dell’acqua piovana, tutte rigorosamente otturate dalle foglie cadute dagli alberi già da qualche tempo. Possibile che nessuno si sia premurato di mandare una spazzatrice dotata di aspiratore per rimuovere le foglie accumulate nei vari tombini e caditoie?

Anche qui, sindaco e assessore o non passano mai o non guardano cosa c’è ai loro piedi, così come attende da mesi un’azione di sostituzione e ripristino la bella caditoia in pietra posta all’intersezione tra via Dante e via Carducci, frantumata dai ripetuti passaggi di mezzi pesanti.

Rovereto, quell’Atene decaduta del Trentino, meriterebbe un po’ più di attenzione concreta da parte degli amministratori pubblici, di quell’attenzione che fa la differenza tra una città vivibile e una che sprofonda sempre più nella trascuratezza e nel degrado.
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