Caccia al lupo con l’elicottero: l’Alto Adige ha speso 50.000 euro per 27 voli

Protesta del mondo ambientalista contro l’operato dell’assessore provinciale Walcher. Brambilla: «un’enormità, costi superiori agli indennizzi per le predazioni».

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caccia al Lupo ph Carlo Frapporti Arch Serv Foreste e Fauna PAT 1

Stanno venendo alla luce i costi della decisione dell’assessore all’agricoltura della provincia di Bolzano, Luis Walcher, di sopprimere un lupo attivo in Val Venosta colpevole solo di fare il lupo e di cacciare tra gli allevamenti della zona.

Dopo interrogazioni presentate sul caso, Walcher ha fornito dati che evidenziano la deriva di una certa politica volta solo a vellicare un certo elettorato, nonostante gli indennizzi pubblici erogati in presenza delle predazioni dei grandi carnivori. Di fatto per la “grande caccia al lupofortissimamente voluta da Walcher – non scevro dall’essere protagonista di inutili polemiche con gli animalisti, tra cui la proposta poi ritirata di imporre la tassa di soggiorno pure sui cani al seguito dei turisti e di ripristinare la soppressa tassa sul possesso dei cani per tutti i residenti – per trasportare personale e materiale a 2.800 metri di quota, dove è stato abbattuto l’esemplare, la logistica provinciale ha messo in campo uno sforzo meritevole di ben altra causa, utilizzando ben 27 voli di elicottero effettuati tra Vipiteno e Sluderno al costo di 22.511 euro. Cui vanno aggiunte le indennità speciali per la “Einsatzgruppe”, la task force dedicata all’intervento, pari ad un’indennità di funzione del 35% dello stipendio iniziale del rispettivo livello. Secondo i calcoli di Andreas Leiter Reber (Freie Fraktion), che ha sollevato il caso con ripetute interrogazioni, una stima conservativa porta il costo totale dell’uccisione di questo singolo esemplare ad almeno 50.000 euro.

Un dato che stride frontalmente con il totale degli indennizzi liquidati agli allevatori dalla provincia di Bolzano a seguito delle predazioni causate dai grandi carnivori, ammontante a 49.000 euro nel 2024, 99.209 euro nel 2023 e 54.200 euro nel 2021.

Walcher cerca di difendere l’indifendibile, affermando che «abbiamo fatto tutto ciò che era necessario e lo faremo anche in futuro se in una zona si verificheranno molte predazioni consecutive. Se la task force deve essere portata a 2.800 metri, è così che deve andare».

Mentre tutti gli altri, a partire da Leiter Reber, tale decisionismo viene bollato come «spreco di denaro in modo ingiustificabile».

«L’abbiamo detto e ripetuto: contro i lupi si agita un furore cieco e irrazionale. La Provincia di Bolzano ce ne fornisce una prova matematica» afferma la deputata Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente e dell’intergruppo parlamentare animalista.

Per Andrea Zanoni, coordinatore dell’Osservatorio Diritti Animali di Europa, «siamo di fronte a un paradosso amministrativo e a un orrore etico che non può restare impunito. Spendere oltre 50.000 euro di soldi pubblici, tra decine di voli in elicottero e indennità speciali, per abbattere un singolo esemplare di lupo in Val Venosta è uno schiaffo ai contribuenti e alla scienza».

Per Zanoni «è dimostrato che eliminare i lupi non serve a ridurre gli attacchi, anzi, spesso aggrava il problema disperdendo i branchi e spingendo gli esemplari isolati ad avvicinarsi maggiormente agli allevamenti».

Il coordinatore dell’Osservatorio di Europa Verde sottolinea poi il ruolo ecologico fondamentale del predatore: «il lupo non è un nemico, ma il miglior alleato degli agricoltori nella gestione ad esempio dei cinghiali molto prolifici a causa di immissioni venatorie degli anni passati e oggi causa di danni all’agricoltura. Se vogliamo davvero proteggere gli animali degli allevamenti, dobbiamo smettere di sottrarre prede naturali ai lupi: per questo chiediamo con forza che venga vietata la caccia in tutti i territori dove il predatore è presente. Solo garantendo l’integrità della catena alimentare naturale si può ridurre la pressione sugli allevamenti».

Infine un passaggio sul declassamento deciso dalla Commissione europea sulla tutela del lupo appena attuato: «il lupo resta una specie protetta dalle direttive europee e dalle leggi nazionali e ogni tentativo di declassamento è un salto indietro di cinquant’anniribadisce Zanoni -. È ora che la politica smetta di cercare capri espiatori per raccogliere qualche voto e inizi a gestire la fauna con razionalità, trasparenza e rispetto per la vita. Chiederemo conto di ogni centesimo speso in questa persecuzione, perché quei fondi dovevano servire a integrare agricoltura e natura, non a finanziare task force di morte».

Sarà interessante vedere le conclusioni che potrà trarre la Corte dei conti a seguito delle segnalazioni fatte da numerosi esponenti politici e del mondo associativo sull’operato dell’assessore Walcher.

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