Lo strumento della Zes, la Zona economica speciale, nata per rilanciare l’economia del Mezzogiorno e da ultimo estesa anche ad Abruzzo e Marche dal governo Meloni, accompagna contributi economici con una forte semplificazione burocratica per tutti i territori interessati, tanto che c’è una fortissima spinta ad estenderla, almeno sotto il profilo amministrativo senza i contributi economici, per abbattere almeno le pastoie burocratiche che frenano l’iniziativa degli imprenditori.
In occasione della Manovra 2026, il deputato salviniano Stefano Candiani ha proposto un ordine del giorno, approvato, che impegna il governo Meloni all’istituzione di una Zona economica speciale ricomprendente i territori dei comuni di confine con la Svizzera nelle province di Varese, Como, Sondrio e Verbano-Cusio-Ossola. «L’obiettivo dell’ordine giorno, concordato con il ministro Giorgetti – sottolinea Candiani -, è costituire una zona economica speciale nelle aree di confine con la Svizzera, consentendo tutte le agevolazioni e i benefici previsti e, nel caso specifico, il trasferimento diretto in busta paga dei lavoratori italiani residenti in questi comuni italiani di frontiera di un assegno, un premio di frontiera, che consenta quindi di ridurre il gap salariale tra lo stipendio pagato in Svizzera e quello pagato in Italia».
Per Candiani «questo è un passo in avanti importante, fondamentale per un’area di confine che è particolarmente delicata e fragile. Abbiamo iniziato un percorso finalmente serio e strutturale a sostegno di questi territori di confine che sono particolarmente fragili proprio per la vicinanza e la concorrenza del territorio svizzero. Conto già che nei prossimi mesi, con questo impegno preso dal ministro Giorgetti, si possa giungere a un testo da portare avanti per istituire la Zona economica speciale».
La proposta riguarda quei comuni situati in una fascia di 20 chilometri dal confine con la Svizzera per un totale di circa 70.000 frontalieri che ogni anno versano tasse in Svizzera che vengono poi ristornate, ovvero girate per una misura del 40% ai comuni di frontiera.
La bontà della Zes è testimoniata anche dalla proposta lanciata da “Patto per il Nord” di istituire le “Zen”, le Zone economiche del Nord, per sostenere lo sviluppo dell’economia delle regioni del Nord Italia. «Si tratta di una proposta di buon senso, richiesta a gran voce dalle categorie produttive – afferma il segretario nazionale Paolo Grimoldi -. Il motore economico e sociale del Paese deve potere trovare risposte puntuali alle sue legittime necessità e non solo essere sempre considerato una vacca da mungere fiscalmente, restituendo poco o nulla al territorio dove le risorse vengono prodotte. Ricordo solo che l’estensione della Zes ad Abruzzo e Marche è stata motivata, oltre che per questioni di consenso politico sotto elezioni regionali, dal fatto che le imprese di queste due regioni, in particolare quelle abruzzesi, sentivano la “concorrenza” delle imprese attive nelle regioni confinanti rientranti nella Zes. E ora – sottolinea Grimoldi – si avvertono già i primi effetti sulle imprese dell’Emilia Romagna che risentono dell’attrattività delle Marche inserite nel perimetro della Zes».
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