
L’economia del Trentino arranca da anni con una crescita difficoltosa tanto che i sette anni della presidenza di Maurizio Fugatti e la sua “fuganomics” saranno ricordati per le tante possibilità di crescita e di sviluppo sfumate sull’altare dei tentativi di forza miseramente falliti, vuoi per l’intervento della Corte costituzionale, vuoi per la mancanza di una reale strategia e visione di medio-lungo periodo, quella che invece il cugino Alto Adige ha praticato, finendo così nello scavare un baratro nei bilanci tra le due Autonomie specialissime, visto che per il 2026 l’Alto Adige batte il Trentino per 8,7 miliardi a 5,6 miliardi. E ben tre miliardi in meno di gettito raccolto dall’economia locale la dicono lunga sugli insuccessi delle due giunte a guida del salviniano Fugatti e del suo sodale e assessore allo sviluppo economico, Achille Spinelli.
Secondo le previsioni formulate dalla Cgia, per il 2026 il Trentino si piazza all’81° posto per crescita del Pil provinciale, con un +0,44%, ben sotto la media nazionale allo +0,66% e ancora più sotto rispetto a tutte le province del Nord produttivo, superato da realtà ordinarie ma con un governo più attento alle logiche della crescita e sviluppo dell’economia locale.
Uno scenario che per un’Autonomia speciale che basa le sue risorse sulla salute dell’economia locale dovrebbe essere un imperativo, ovvero attuare strategie e iniziative che lasciano ai margini l’assistenzialismo per spingere su investimenti produttivi che possano trasformarsi in crescita, sviluppo e, soprattutto, gettito per le casse provinciali.
Fino ad oggi, la “fuganomics” ha puntato su settori a basso valore aggiunto, come il turismo, che ha sì alimentato i consumi determinati specie dal movimento turistico, ma ha sostanzialmente trascurato la componente degli investimenti nel settore produttivo. Un settore manifatturiero che mediamente è in grado di assicurare maggiori volumi di produzione di ricchezza e anche di migliori retribuzioni ai dipendenti, come spesso rimproverano alla Provincia i sindacati.
La provincia di Trento, invece di usare la sua Autonomia speciale come un volano per la crescita e lo sviluppo, ha preferito galleggiare andando al traino della corrente nazionale, talvolta facendo un po’ meglio, ma più spesso facendo peggio della media. Ma quel che è più negativo, è che il Trentino non regge nel confronto con l’Alto Adige e, ancor meno, con l’altra grande Autonomia speciale, quella del Friuli Venezia Giulia, dove tutte le province viaggiano nel 2026 a velocità doppie o quasi del Trentino (Trieste +0,87%; Gorizia +0,86%; Udine +0,72%; Pordenone +0,62%).

Nella “fuganomics” qualcosa non quadra e i risultati sono concreti. Si potrebbe iniziare dal tagliare costi impropri gravanti su famiglie ed imprese a partire da quelli della burocrazia, dove l’Autonomia speciale ha scimmiottato in peggio il centralismo romano. Ma si potrebbe andare anche verso strategie di sviluppo, compatibili con il territorio, come il biomedicale o la sensoristica, realtà dove le aziende locali attive hanno già una posizione di vertice. Ma si potrebbe anche migliorare l’utilizzo del cosiddetto “oro bianco” derivante dalla gestione delle concessioni idroelettriche e attuare fino in fondo le potenzialità dello Statuto per arrivare alla formulazione di un prezzo dell’energia locale che corrisponda al reale costo di produzione del sistema idroelettrico, decisamente più basso rispetto al prezzo unico nazionale, cosa che potrebbe essere di per sé una leva per l’attrazione sul territorio di nuova imprenditoria ad alto valore aggiunto e per consentire ad imprese e famiglie di avere bollette più economiche, anche per tagliare il costo della vita locale, decisamente più alto della media nazionale.
Ma il problema di fondo è che alla individuazione e realizzazione di strategie di reale sviluppo, la “fuganomics” pare avere preferito correre nel solco scavato dai suoi predecessori, quasi tutti di colore opposto all’attuale maggioranza di centro destra, occupati più a cercare la propria sopravvivenza personale con un terzo mandato impossibile fin dall’inizio e stroncato dalla Corte costituzionale e alla creazione di consenso distribuendo le poche risorse disponibili. E con tre miliardi in meno disponibili nel bilancio 2026 rispetto all’Alto Adige la differenza si sente e molto. E ci vorranno anni a recuperare la differenza.
Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie de “Il NordEst Quotidiano”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata.
Telegram
https://www.linkedin.com/company/ilnordestquotidiano
https://www.facebook.com/ilnordestquotidian
X
© Riproduzione Riservata































