Prendo spunto dal titolo di un quotidiano locale, relativo all’aumento delle indennità dei sindaci fino a 20% rispetto a quelle percepite lo scorso anno: premesso che parlando di stipendi dei politici trentini si corre di rischio di proporre sempre un po’ di demagogia o cadere nel moralismo da bar, sono andato a curiosare e a fare alcuni calcoli con le relative cifre.
Il sindaco di Trento percepiva nel 2025 11.040 euro lordi al mese. Se anche per lui scatta l’aumento saremo ad oltre 12.000. Il sindaco di Verona, città ben più popolosa del capoluogo trentino, ne prende 8.690, quello di Milano 13.890. Ma Milano non è Trento.
Veniamo all’empireo dei consiglieri provinciali/regionali. L’indennità dei “magnifici” 35 che servono il Trentino (altrettanti in Alto Adige, che poi si riuniscono a formare il Consiglio regionale) oggi sfiora i 12.000 euro mensili lordi, il che significa 156.000 euro all’anno, che aumentano per coloro che ricoprono qualche carica (presidente, assessore, ufficio di presidenza, ecc.). Il 2026 porta in dote un’ulteriore rivalutazione dopo quelle del 2025 che ha regalato anche gli arretrati dal 2023 ad oggi.
Un consigliere regionale della Lombardia arriva a 10.500 euro lordi al mese, quello della Baviera, che è un po’ più robusta del Trentino, si attesta sugli 8.400. Salendo di ruolo, l’indennità annuale del premier italiano Giorgia Meloni è di 80.000 euro netti, quella del presidente del consiglio dei ministri spagnolo Pedro Sanchez è di 90.000 lordi (dati del 2024). I consiglieri provinciali trentini guadagnano decisamente di più con molte meno responsabilità. Ma è una paga congrua o eccessiva?
Forse per il presidente della Giunta e gli assessori può essere motivata dalle responsabilità politiche ed amministrative dirette. Un po’ meno per i consiglieri provinciali, sia di maggioranza che di opposizione, tenendo conto tra l’altro che c’è qualche consigliere – libero professionista – che di fatto continua a svolgere il proprio lavoro percependo come extra l’indennità politica, come confermano le loro dichiarazioni dei redditi.
Per chiudere il cerchio bisogna poi aggiungere il recente provvedimento che ai consiglieri comunali di Trento (e a quelli di Bolzano) assicura una indennità fissa lorda di 1.200 euro mensili. Prima avevano i gettoni di presenza. Con questa decisione si trasforma quello che prima era un impegno sociale di volontariato politico in un secondo lavoro pagato 1.200 euro, che è pur sempre una buona entrata. C’è tanta gente che ha uno stipendio di circa 1.200 euro con la differenza che questi devono lavorare 8 ore al giorno, mentre i consiglieri comunali se la cavano con qualche decina di ore al mese. Una buona entrata specie per coloro che albergano nel sottobosco della politica e che riescono ad arrotondare con qualche altra indennità in una delle tante società od enti pubblici.
Un dato risalta da queste veloci comparazioni: le indennità dei politici trentini, sia dei sindaci che dei consiglieri provinciali, sono mediamente superiori a quelle di altri territori italiani. Che sia l’effetto dell’Autonomia speciale? In attesa che qualcuno ce lo spieghi ricordiamo solo che Degasperi diceva che l’Autonomia speciale, che stava per essere concessa al Trentino e all’Alto Adige, sarebbe servita per fare meglio e con costi minori, anche se i dati economici, specie quelli del Trentino, sembrano evidenziare il contrario.
E fu così che i nostri consiglieri regionali vissero felici e contenti.
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