Holding autostradale del NordEst: prosegue il cammino del Veneto per rilevare l’A4 e l’A31

Incontro tra il presidente della regione Stefani e il ministro Salvini.

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Si concretizza la nascita di una holding autostradale del NordEst promossa dalla regione Veneto per subentrare alle concessioni in scadenza a fine 2026 dell’A4 Brescia-Padova e dell’A31 Valdastico e che, grazie ad un emendamento fatto approvare dallo stesso Stefani da deputato nel 2021 al decreto semplificazioni varato dal governo di centro sinistra Bisconte, potrà subentrare direttamente senza la necessità di gara.

“È stato un colloquio positivo e proficuo – ha dichiarato il presidente della regione Veneto, Alberto Stefani a margine del vertice -. L’attività di monitoraggio sull’avanzamento dei nostri dossier ha fornito risultati pienamente soddisfacenti, confermando in via definitiva la validità e la sostenibilità del progetto relativo alla holding autostradale. Entriamo ora in una fase operativa cruciale: il procedimento è stato avviato e si sta procedendo speditamente con la valutazione degli investimenti».

E mentre il Veneto corre ad assicurarsi la gestione diretta della propria rete autostradale, per quella di A22 posseduta dalla regione Trentino Alto Adige (e con quote di minoranza dagli altri enti locali lungo il territorio attraversato) la gara per il rinnovo della concessione sembrerebbe diventare sempre più difficoltosa, con la Commissione europea decisamente poco propensa ad autorizzare la prelazione inserita nel bando di gara appena riattivato dal Mit. E il rischio per gli attuali concessionari, peraltro scaduti da oltre 11 anni, è di vedersi soffiare la loro gallina dalle uova d’oro per un eccesso di cocciutaggine pervicace, visto che gli attuali azionisti paiono non avere la capacità economica sufficiente per competere con i colossi internazionali del settore, tanto che per partecipare all’attuale gara in odore di censura comunitaria ha dovuto ricorrere all’avallo finanziario da parte di altri soggetti economici per raggiungere una sufficiente capacità finanziaria richiesta dal bando.

La logica avrebbe dovuto consigliare maggiore pragmatismo alla politica del Trentino Alto Adige, guardando ad alleanze con altri soggetti territoriali – come avrebbe potuto essere lo stesso Veneto con la sua nascente holding autostradale del NordEst – dove avrebbero potuto fare confluire anche A22 perdendo sì la maggioranza assoluta, ma diventando un azibonista di rilievo – se non il maggior azionista – di una realtà infrastrutturale di dimensioni e di capacità di generazione ricchezza ben maggiore. Ma la miopia in politica si paga e le conseguenze ricadono poi su tutti, anche su coloro che ci vedono decisamente meglio di certi politici con gli occhi foderati di speck e di polenta.

Da parte dell’opposizione veneta si valuta con scetticismo lo scenario: per il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, Giovanni Manildo, «la holding autostradale del NordEst è un’operazione al limite normative vigenti: il rischio concreto che denunciamo è che dietro questa operazione si nasconda l’ennesimo pozzo senza fondo, un bancomat utilizzato per ripianare i deficit miliardari della Superstrada Pedemontana Veneta replicando quanto già visto con CAV. La nostra visione — prosegue Manildo — è opposta a quella di Stefani: serve più ferro e meno asfalto. Le risorse generate dalle tratte in attivo devono tornare ai cittadini sotto forma di investimenti per una mobilità sostenibile e unitaria, non servire a tappare i buchi di bilancio causati da scelte gestionali passate e discutibili».

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