Spid a pagamento: è rottura di fiducia verso i cittadini

Protesta delle associazioni dei consumatori. Andreaus (Robin): «è un cortocricuito del governo che, da un lato, spinge per la digitalizzazione, dall’altro mette a pagamento il servizio».

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Non cessano le polemiche attorno alla trasformazione da gratuito a pagamento dello Spid, uno dei servizi di identità digitale che utilizzano cittadini e imprese per l’accesso ai servizi digitali pubblici.

L’associazione di tutela dei consumatori Robin lancia l’allarme contro la progressiva introduzione di costi legati all’identità digitale in Italia. Crescono le segnalazioni di cittadini che denunciano come l’accesso ai servizi online della pubblica amministrazione, di fatto diventato indispensabile, venga ora sempre più spesso assoggettato a tariffe. Al centro delle critiche c’è lo Spid (Sistema Pubblico di Identità Digitale), lo strumento necessario per numerose operazioni amministrative: dalla dichiarazione dei redditi alle prestazioni sociali, fino all’accesso al fascicolo sanitario elettronico.

Lo Spid era nato come servizio gratuito, con l’obiettivo di semplificare il rapporto digitale tra cittadini e pubblica amministrazione. Oggi circa 41 milioni di persone in Italia dispongono di un’identità digitale. Tuttavia, questa promessa di gratuità sta venendo meno: già nell’autunno 2025 diversi fornitori di accesso Spid hanno introdotto o annunciato l’introduzione di canoni di abbonamento annuale per il venire meno della copertura dei costi da parte dello Stato. Da ultimo, anche Poste Italiane, di gran lunga il principale fornitore con circa 30 milioni di identità digitali gestite, ha deciso di applicare una tariffa.

Dal 1° gennaio 2026 sul sito di Poste Italiane è indicato ufficialmente che, a partire dal secondo anno di utilizzo, lo SPID sarà soggetto in via ordinaria a un costo annuo di 6 euro. Il pagamento viene richiesto al momento del rinnovo dell’identità digitale e gli utenti vengono informati 30 giorni prima della scadenza tramite e-mail. Sono previste alcune eccezioni: per i minorenni, le persone sopra i 75 anni, i residenti all’estero o per l’uso esclusivamente professionale, ma per la grande maggioranza della popolazione si tratta di un nuovo onere ricorrente.

«Molte persone si sentono intrappolate – afferma il direttore di Robin, Walther Andreaus -. Un sistema ormai indispensabile per accedere ai servizi pubblici viene reso a pagamento a posteriori. Questo viene percepito, a ragione, come una rottura di fiducia da parte della pubblica amministrazione». Particolarmente critico, secondo l’associazione, è il fatto che i cittadini non abbiano avuto una reale possibilità di scelta: senza identità digitale, l’accesso ai servizi pubblici online è di fatto precluso.

Come unica alternativa gratuita di identità digitale – oltre allo Spid per quei sempre meno operatori che manterranno gratuito il servizio – è quella della Carta d’identità elettronica (Cie) che viene rilasciata dai vari comuni in occasione della sostituzione del modello cartaceo alla sua scadenza decennale. La Cie consente – tramite l’app gratuita “CieID” – l’accesso agli stessi servizi online garantiti dallo Spid, senza costi annuali aggiuntivi. La Cie rispetta gli attuali standard di sicurezza dell’Unione europea ed è già oggi una chiave digitale pienamente valida per portali come INPS, Agenzia delle Entrate e fascicolo sanitario elettronico.

Dal 3 agosto 2026 la Cie assumerà un ruolo ancora più centrale: da quella data tutte le carte d’identità cartacee italiane perderanno validità, indipendentemente dalla data di scadenza riportata. Chi è ancora in possesso di un documento cartaceo è, quindi, invitato a richiedere per tempo la Carta d’identità elettronica presso il proprio comune.

«Alla luce delle nuove tariffe Spid, raccomandiamo con forza il passaggio alla Carta d’identità elettronica – conclude Andreaus -. È una soluzione gratuita e tutela i consumatori da ulteriori costi. Ma non si può non evidenziare il cortocircuito in cui è incappato il governo Meloni, che da azionista di Poste Italiane con quasi il 65% del capitale che nel 2024 ha presentato ricavi per 12,6 miliardi e un utile netto di 2,01 miliardi, avrebbe tranquillamente potuto mantenere la gratuità del servizio Spid operato dalla propria partecipata che riveste il ruolo di principale leader di mercato, almeno fin tanto che la diffusione della Cie non fosse stata completata presso tutti i cittadini. Si tratta di una scelta politica non accettabile che speriamo possa essere rivista perché l’identità digitale è parte integrante dei servizi di interesse generale e tale dovrebbe rimanere».

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