Due disegni di legge presentati dal senatore SVP, Meinhard Durnwalder, relativi al passaggio di confine dei comuni lombardi di Valvestino e di Magasa e di quello veneto di Pedemonte al Trentino riattizzano le richieste dei comuni ladini del Cadore bellunese (Cortina d’Ampezzo, Livinallongo del Col di Lana e Colle Santa Lucia) di passare dal Veneto al Trentino Alto Adige, in modo da riunificare in un’unica regione la minoranza ladina che già nel 2007 aveva indetto un referendum con oltre l’80% dei favorevoli al cambio di regione, salvo affondare nelle paludi parlamentari.
Ora ci si riprova, con i due comuni lombardi e quello veneto che potrebbe trasformarsi in una piccola valanga istituzionale, visto che la proposta di Durnwalder è stata subito sposata dall’assessore regionale alla tutela e promozione delle minoranze linguistiche cimbra mochena e ladina del Trentino Alto Adige, l’esponente della lista Fassa, il ladino Luca Guglielmi, che chiede di superare «la dolorosa separazione di 100 anni fa della comunità ladina in tre diverse realtà, con confini che non sentiamo nostri».
Già oggi l’assessorato di Guglielmi eroga risorse anche all’Istituto ladino bellunese ed «è positivo che si parli di una cornice unica regionale per il popolo ladino» e la volontà espressa nel 2007, secondo Guglielmi, «avrebbe dovuto essere ascoltata e il governo avrebbe dovuto prevedere delle iniziative per assecondarne la richiesta». Ma così non è stato e sono passati ormai quasi 20 anni, con i Ladini divisi amministrativamente tra le province di Trento, Bolzano e Belluno e due regioni, l’autonomo Trentino Alto Adige e l’ordinario Veneto.
E se dal Trentino Alto Adige e dal Cadore si riattivano sentimenti per l’unitarietà ladina, dal Veneto ed in particolare dall’assessore regionale alla Montagna, il bellunese Dario Bond, si frena. «Tra i comuni della Ladinia bellunese c’è voglia di un nuovo referendum da fare dopo le Olimpiadi. Personalmente, come ho sempre ribadito, chiedo soprattutto alle autorità del Trentino Alto Adige di mantenere il rapporto di costruttiva collaborazione avuto in questi anni tra gli assessori della stessa, il sottoscritto e gli amministratori dei comuni di confine. Anche lo stesso strumento del Fondo comuni confinanti che presiedo ha avuto un ruolo per ridurre le differenze socioeconomiche tra i comuni della Ladinia divisa tra le due regioni. Più che per un passaggio di confine dei comuni, personalmente propendo per un rafforzamento ulteriore della collaborazione esistente tra Trentino Alto Adige e Veneto».
Dinanzi alle spinte dei ladini del Trentino Alto Adige e dell’assessore Guglielmi, si registra il silenzio da parte dell’assessore ladino della provincia di Bolzano, Daniel Alfreider, mentre per il presidente della Regione e della provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, si preferisce attendere l’eventuale esito delle proposte di legge depositate dal suo collega di partito Durnwalder: «della questione devono occuparsi le sedi istituzionali competenti», ovvero il Parlamento per il processo di revisione dei confini delle regioni connessi con il trasloco dei comuni.
Un eventuale ricongiungimento della Ladinia potrebbe portare anche ad una revisione istituzionale della regione Trentino Alto Adige, magari con la creazione di una provincia ladina che racchiuda in un’unica realtà amministrativa i ladini di Alto Adige, Trentino e Belluno. Sarebbe una vera rivoluzione istituzionale, ma indigesta alla Svp che in uno scenario di rafforzamento della Regione è come un toro dinanzi ad un drappo rosso.
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