La sanità trentina è sull’orlo di una crisi di nervi sull’onda dei continui disservizi in cui incappano i cittadini, alle prese con liste di attesa infinite per le visite specialistiche, continue inefficienze con il sistema del centro unico di prenotazioni affidato all’esterno alla Gpi dell’ex presidente degli industriali trentini, Fausto Manzana, all’eccessiva proliferazione dell’attività dei medici in regime privatistico di intramoenia, alla carenza di medici e di infermieri, ai macchinari spesso obsoleti che si rompono con una frequenza eccessiva.
Un concentrato di problemi che il Partito democratico ha messo sul tavolo chiedendo un atto di responsabilità politica da parte dell’assessore provinciale alla sanità, l’autonomista Mario Tonina, il quale si è riservato due giorni per riflettere, ammettendo le criticità e non disconoscendo le proprie responsabilità, ma evidenziando altresì di non essere il solo a sopportare il fardello delle criticità, tirando in ballo anche il dirigente generale dell’Azienda universitaria sanitaria integrata del Trentino (Asuit), Antonio Ferro, i cui rapporti con lo stesso Tonina non sono mai stati dei migliori, tanto che l’assessore ha provato più volte a cambiare il vertice operativo della sanità trentina, da ultimo anche nel passaggio da Apss alla nuova Asuit, venendo fermato dallo stesso presidente della Provincia, il salviniano Maurizio Fugatti.
Anche se migliore di molte altre regioni, la sanità trentina negli ultimi anni è peggiorata continuamente, con lo stesso personale che denuncia da tempo tramite i sindacati turni di lavoro eccessivi per la carenza del personale causata dai pensionamenti non gestiti con sufficiente programmazione e dalle dimissioni volontarie per il passaggio alla sanità privata, oltre a una dotazione tecnologica spesso obsoleta, con macchinari vecchi anche di vent’anni in continua riparazione e con conseguente salto e rinvio delle prestazioni programmate.
Per la sanità trentina, che costituisce una delle voci più importanti del bilancio dell’Autonomia provinciale con oltre 1,3 miliardi di spesa nel 2026, al netto degli investimenti quasi miliardari per la realizzazione del nuovo ospedale di Trento, anch’esso vittima di troppa faciloneria e di errori marchiani che hanno ritardato non già i cantieri – che forse quest’anno potranno partire – ma la progettazione e l’appalto, il momento non è dei migliori e i primi a pagarne il conto sulla loro pelle (e sul portafoglio) sono proprio i cittadini che devono affrontare attese di mesi per fissare un appuntamento per una visita specialistica e, spesso, quando lo ottengono, vengono spediti come pacchi da un posto all’altro del Trentino, anche a distanze che superano i 100 km. Per non dire del fatto che l’attuale sistema di prenotazione gestito da Gpi non prevede la possibilità della lista d’attesa cui iscriversi, con il risultato di dovere più volte fare l’accesso tramite il portale informatico TreC o il centralino del Cup per vedere se le agende delle prenotazioni sono state aperte e, se lo sono, vengono chiuse nuovamente nel giro di qualche ora per la scarsezza di appuntamenti disponibili.
Tonina è uno dei pochi politici seri e di esperienza dell’attuale governo dell’Autonomia e conosce bene quelle che sono le problematicità del suo assessorato, tanto che una volta nominato due anni e mezzo fa, dopo i disastri lasciati dal suo predecessore, la salviniana Stefania Segnana, si è applicato con pazienza e metodo per risolvere le problematiche più gravi. Ma è difficile dare risposte concrete se manca una fattiva cinghia di trasmissione tra la decisione politica dell’assessorato e quella gestionale dell’Apss ora Asuit.
L’operato del dirigente generale dell’Asuit, Antonio Ferro, è al centro delle critiche sia della politica che degli stessi operatori sanitari, che gli imputano una gestione eccessivamente personalistica, poco incline al dialogo, tendente a disegnare una realtà diversa da quella che tutti toccano con mano, dipendenti o pazienti che siano, tanto da non disdegnare, tra le proteste doverose del sindacato, anche di intraprendere una vera e propria caccia ai dipendenti che denunciano pubblicamente le problematiche da troppo tempo irrisolte proprio per carenze gestionali e mancanza di una corretta programmazione.
La situazione della sanità trentina è in un momento di forte crisi: se fosse l’assessore Tonina a dimettersi, si aprirebbe una sorta di vaso di Pandora, tanto che lo stesso Fugatti, non appena Tonina ha messo sul tavolo la possibilità delle sue dimissioni, si è affrettato a riconfermagli la fiducia. Più complicata la condizione del dirigente generale Ferro, che forte della fiducia più volte ottenuta dal presidente della Provincia, è riuscito fin qui a traghettare la sua poltrona nel passaggio di trasformazione da Apss ad Asuit, ma non è un mistero che la maggioranza del personale sanitario sarebbe ben contento di un suo siluramento, cosa che, sotto sotto, punta anche il documento delle minoranze consiliari con cui hanno chiesto le dimissioni dell’assessore. E se uno è già blindato in partenza, l’altro potrebbe assurgere al ruolo di pedina sacrificale nella scacchiera dei disservizi della sanità trentina.
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