Crisi della sanità trentina: il braccio con Ferro finisce alla democristiana

L’annunciata riflessione dell’assessore alla Sanità Tonina finisce come da previsioni, con un appello all’unitarietà, mentre il dirigente sotto accusa va avanti forte delle protezioni politiche.

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Mario Tonina, assessore alla sanità della provincia di Trento.

Mi dimetto o non mi dimetto: questo il dilemma che ha arrovellato le meningi dell’assessore alla sanità del Trentino, l’autonomista Mario Tonina, che alla fine ha risolto l’arcano della crisi della sanità alla democristiana, sua scuola di formazione, lanciando un appello all’unità e al forte impegno a risolvere le criticità denunciate ed ammesse entro i prossimi trenta giorni.

Il braccio con Ferro innescato da Tonina finisce con vincitore il dirigente dell’Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino, Antonio Ferro, che ha fatto finta di nulla, forte anche delle fortissime protezioni politiche di cui gode proprio da parte del presidente della Provincia, il salviniano Maurizio Fugatti.

Insomma, ore di preannunciata tregenda sanitaria sugli innumerevoli disservizi che attanagliano il comparto da mesi se non anniinnescati dalla gestione assai discutibile nella scorsa legislatura da parte dell’allora assessore salviniano Stefania Segnanacontinueranno come prima, anche perché l’impegno profferito da Tonina a risolvere entro i prossimi trenta giorni i problemi è destinato ad abortire già in partenza, visto che in questo lasso di tempo non si risolvono la carenza di personale cronica, i disservizi al sistema di prenotazione, alla disorganizzazione generale del servizio e dallo scandalo delle liste d’attesa per accedere alle prestazioni specialistiche in regime istituzionale che magicamente si riducono a 24-48 ore se si ha la disponibilità di pagare profumatamente la prestazione.

Tonina ha detto che «a 68 anni non ho bisogno di restare a tutti i costi al mio posto di assessore. Resto solo se posso davvero incidere su quella che considero una missione. Di fronte a un disagio grave, emerso attraverso numerosi problemi, è necessario che arrivino risposte concrete: in questo caso da Gpi e Asuit. Tra un mese valuteremo la situazione: se sarà rimasta invariata o addirittura peggiorata, allora che senso avrebbe la mia permanenza? Vorrebbe dire che non sono riuscito a incidere». Ma avrebbe fatto meglio a prendere subito il toro dalle corna, anche perché le responsabilità dell’attuale situazione per lui sono tutto sommato marginali, mentre sono enormi quelli del responsabile amministrativo e del suo protettore politico.

Tendente al surreale anche l’appello alla maggiore collaborazione che Tonina ha rivolto a Ferro: «a lui dico che si può fare anche meglio, che si può lavorare anche di più perché questo ce lo richiede la nostra speciale Autonomia. Noi non possiamo pensare di garantire il servizio uguale o simile a quello che hanno le altre Regioni d’Italia. Il Trentino e l’Alto Adige devono assolutamente fare di più». Ma destinata con tutta probabilità a rimanere solo un mero auspico, a una speranza di ispirazione democristiana.

Immediate le reazioni delle opposizioni del centro sinistra. Per Paola Demagri di Casa Autonomia, «prendo atto che Tonina non intende dimettersi. Mi aspetto che abbia ottenuto garanzie vere per dare finalmente risposte ai cittadini, perché la situazione della nostra sanità non consente più rinvii».

Quanto al mancato avvicendamento al vertice gestionale della sanità trentina, Demagri evidenzia come «la sanità provinciale è fuori controllo: professionisti che se ne vanno, processi interni logorati, continui cambi ai vertici. Non può essere tutto un caso. Serve un gesto politico forte. Serve una riorganizzazione profonda e trasparente per rimettere al centro la salute delle persone e la dignità di chi lavora in sanità».

Per il capogruppo del Partito Democratico, Alessio Manica, «il teatrino delle dimissioni dell’assessore alla sanità è finito. Si mettano il cuore in pace i trentini che si erano illusi negli ultimi giorni che il disastro avvenuto per il blocco del Cup potesse essere la goccia che fa traboccare il vaso. Quella goccia che avrebbe spinto chi ha l’onere e la responsabilità del governo della sanità (certamente l’assessore e chi a questi ha dato le deleghe, cioè il presidente Fugatti) a uno scatto di reni, a una presa di coscienza delle molte difficoltà che sta vivendo il nostro servizio sanitario e che richiedono un cambio di marcia dell’Azienda sanitaria».

Anche il braccio di Ferro con Tonina è finito nel nulla perché, secondo Manica, «Ferro gode di una blindatura politica rafforzata che incuriosisce: quanto ci mise il presidente Fugatti a far saltare la testa del dirigente quando l’orso scappò dal Casteller? Eppure oggi, di fronte alle ben più gravi questioni che riguardano la sanità e all’impatto che hanno sui cittadini, l’unica preoccupazione è blindare il direttore. A sentire Fugatti pare quasi che le cose succedano indipendentemente dalle scelte di chi le governa. Un po’ troppo comodo». Ma sotto emergono le crepe e scricchiolii della coalizione guidata dal Fugatti che, dinanzi alle dimissioni di un assessore di peso come Tonina o al dimissionamento del dirigente Ferro, avrebbero fatto inevitabilmente fatto un salto di qualità, magari riattizzando le mai sopite tensioni con Fratelli d’Italia per il demansionamento da vicepresidente della Provincia di Francesca Gerosa.

Tutta la vicenda subisce un calcio all’indietro nell’attesa di una nuova azione con dribbling per centrare una sterzata che la sanità trentina non può comunque rinviare, sempre che la seconda presidenza Fugatti del Trentino non venga ricordata come quella della serie di fallimenti economici, sociali e pure politici.

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