“Il Bellunese non è periferia»: Bond incontra il presidente del SIB Sommavilla

Il rilancio del Bellunese nei piani del nuovo assessore regionale: «deve diventare modello di sviluppo sostenibile in cui acqua ed energia sono leve strategiche per tener vivi i territori».

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Dario Bond, assessore Veneto montagna risorse del Bellunese.

L’assessore regionale alla Montagna, Dario Bond, ha incontrato il presidente di SIBServizi Integrati Bellunesi, Attilio Sommavilla, per un confronto approfondito sul futuro del Bellunese e sulle strategie necessarie a garantire sviluppo, servizi di qualità e tutela delle risorse al territorio montano. All’incontro hanno partecipato anche due rappresentanti del Comitato di Coordinamento di SIB, il vicesindaco di Belluno, Paolo Gamba, e il sindaco di Chies d’Alpago, Gianluca Dal Borgo

«La montagna va amata, conosciuta e governata con strumenti adeguati – ha dichiarato Bond –. Il Bellunese non può essere considerato una periferia, ma deve diventare un laboratorio di buone pratiche a livello regionale e nazionale. Per farlo serve un forte raccordo tra Regione, Provincia e gestori dei servizi, perché solo lavorando insieme possiamo dare risposte concrete alle comunità che vivono e presidiano questi territori».

Al centro dell’incontro il tema dell’acqua, risorsa vitale e identitaria per la montagna Bellunese. «I cambiamenti climatici e la siccità ci impongono di ridurre le perdite e di gestire questa ricchezza con visione e responsabilità. Belluno può e deve diventare un punto di riferimento per la gestione dell’acqua potabile e per il contrasto allo spreco».

Un obiettivo condiviso dal presidente di SIB, Attilio Sommavilla, che ha ricordato il profondo cambiamento avviato negli ultimi anni: «fino a poco tempo fa Belluno era tristemente famosa per le elevate perdite idriche, avevamo la maglia nera a livello nazionale. Abbiamo scelto di ribaltare questo paradigma, investendo in innovazione, competenze e programmazione. Il progetto Pnrr da 20 milioni di euro che stiamo realizzando – con la distrettualizzazione di 1.600 chilometri di rete – dimostra che anche in montagna si possono fare interventi all’avanguardia. Non rattoppiamo più le tubazioni ma le sostituiamo sulla base di dati misurati costantemente, dando priorità a scuole, ospedali ed edifici strategici. Vogliamo passare da una gestione in emergenza a un sistema previsionale, capace di guardare ai prossimi dieci anni».

Grande attenzione è stata dedicata anche al tema della siccità, che già oggi mette in difficoltà alcuni comuni bellunesi. «In montagna ogni perdita è una ferita al territorio – ha sottolineato Bond –. Ridurre le dispersioni significa garantire acqua alle persone e sicurezza alle comunità». 

Un altro fronte strategico è quello della qualità dell’acqua: «il Bellunese conta circa 600 sorgenti: una ricchezza straordinaria, ma anche una grande responsabilità – ha spiegato Bond –. SIB sta realizzando sistemi automatizzati di clorazione che permettono interventi rapidissimi anche in un territorio vasto e complesso, perché l’acqua buona e sicura è un diritto di chi vive in montagna e di chi sceglie di visitarla».

Durante l’incontro si è parlato anche di energia. «La montagna produce energia e deve poterne essere protagonista – ha affermato Bond –. In vista delle gare sulle grandi derivazioni idroelettriche del 2029 è fondamentale avere soggetti forti e radicati sul territorio, capaci di difendere le specificità bellunesi»”.

Inoltre SIB ha avviato un programma per la realizzazione di impianti fotovoltaici insieme alla Comunità Energetica Rinnovabile Dolomiti e Consorzio BIM. «Fare energia in montagna è più difficile – ha ricordato Bond – ma proprio per questo serve fare sistema e creare economie di scala. È una scelta che guarda all’autonomia energetica e alla sostenibilità del territorio».

Infine, il tema della depurazione, con un piano di investimenti da 100 milioni di euro in tre anni: «è necessario superare i piccoli depuratori e realizzare impianti moderni ed efficienti – ha concluso Bond –. Significa proteggere l’ambiente e dare un futuro solido ai nostri comuni. Questa è la strada giusta: prendersi cura della montagna, investirci, crederci. Il Bellunese può diventare un modello di sviluppo sostenibile, dove acqua ed energia non sono solo servizi, ma leve strategiche per tenere vivi i territori e le comunità».

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