Riforma degli statuti di Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia: ok del Senato

Il processo chiude il primo giro di votazioni costituzionali per il Trentino Alto Adige, mentre si completa per il Friuli Venezia Giulia. La soddisfazione di Kompatscher e Fedriga.

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Giornata di votazioni costituzionali per il Senato impegnato nel secondo voto relativamente alla riforma dello statuto di Autonomia speciale del Trentino Alto Adige, con il processo che è giunto a metà percorso e che ora potrebbe completarsi tra tre mesi con la seconda tornata di votazioni da parte di Camera e Senato, mentre si conclude con il quarto voto quella del Friuli Venezia Giulia. I due presidenti di regione, Arno Kompatscher e Massimiliano Fedriga salutano positivamente il risultato raggiunto.

«Grande soddisfazione per questo risultato» ha detto il presidente della regione Trentino Alto Adige/Südtirol e della Provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher, presente alla seduta del Senato in cui è stato approvato il disegno di legge costituzionale di modifica dello Statuto speciale per il Trentino Alto Adige/Südtirol.

Il disegno di legge di iniziativa governativa, che era stato approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati lo scorso 7 ottobre, ha passato il vaglio dell’aula di Palazzo Madama senza emendamenti e con una larghissima maggioranza (100 voti favorevoli, un voto contrario e 50 astenuti), anche se limata rispetto al voto ottenuto dal Friuli Venezia Giulia.

L’iter prevede ora una seconda deliberazione da parte dei due rami del Parlamento tra tre mesi. «In linea con la prassi ormai consolidata, ora gli atti verranno trasmessi all’Austria, a conferma del fatto che l’Autonomia fu il risultato di una trattativa bilaterale tra Austria e Italia», ha aggiunto Kompatscher.

Il disegno di legge costituzionale di modifica dello Statuto speciale per il Trentino Alto Adige/Südtirol è stato discusso e approvato dopo che il Senato aveva osservato un minuto di silenzio in memoria dell’ex senatore altoatesino Roland Riz, ricordato dagli interventi di Meinhard Durnwalder, Enrico Borghi, Michaela Biancofiore, Pierantonio Zanettin, Tatjana Rojc e Lucio Malan.

«Proprio nel giorno nel quale vengono ricordati i meriti del compianto senatore Roland Riz, al Senato si vota sulla riforma dell’Autonomia, che fa chiaro riferimento al rilascio della quietanza liberatoria, uno dei maggiori successi politici dello stesso Riz», ha affermato Kompatscher.

La riforma dello Statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, approvata dal Consiglio dei ministri il 12 giugno 2025, mira a ripristinare i livelli di Autonomia legislativa e amministrativa compressi dalla giurisprudenza della Corte costituzionale dopo la riforma del Titolo V del 2001, assicurando alle due Province autonome nuove competenze e garantendo i già citati livelli di Autonomia con una clausola di salvaguardia.

«Accolgo con soddisfazione l’approvazione oggi in Senato del testo che reca importanti modifiche dello Statuto speciale del Trentino Alto Adige – ha dichiarato il presidente del Consiglio provinciale del Trentino, Claudio Soini -. Il Consiglio provinciale di Trento lo scorso 7 maggio aveva espresso parere favorevole con un solo astenuto e nessun contrario, dando un chiaro segnale al Parlamento: la compattezza sui punti inclusi nel disegno di legge costituzionale firmato dal ministro Calderoli. Il Trentino e la nostra regione hanno bisogno di queste innovazioni della carta statutaria, per mantenere la nostra autonomia dinamica e al passo con i tempi».

A distanza di dieci anni con l‘approvazione in Senato della riforma dello statuto del Friuli Venezia Giulia, tornano le province in questa regione che fu la prima (e unica) ad abolirle. In aula sono stati conteggiati 110 voti a favore, 50 contrari e 3 astensioni per il disegno di legge costituzionale di iniziativa del Consiglio regionale Friuli Venezia Giulia, giunto al quarto e definitivo passaggio parlamentare. Contrari M5s e Pd, favorevole Avs; astenuta Italia viva.

La legge, tra l’altro, prevede un numero fisso di 49 consiglieri regionali a prescindere dal numero di popolazione residente. Le province (oggi “enti di area vasta”) in Friuli Venezia Giulia furono abolite con la presidenza della Dem Debora Serracchiani sull’onda di un movimento di opinione trasversale che le reputava enti superflui, con competenze coincidenti spesso con altri organi, senza voti contrari: chi non era d’accordo uscì dall’aula al momento del voto. Oggi questi enti tornano e con elezione diretta del presidente e del Consiglio.

Il ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli ha parlato di «giusta conclusione di un percorso iniziato da tempo e che vede il Parlamento rispondere a una richiesta precisa da parte del territorio». Per il pordenonese Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il Parlamento, oggi «si ricuce una ferita aperta anni fa» per una «volontà politica che ha creato solo disservizi per i cittadini». Anche il governatore della Regione, Massimiliano Fedriga, ha insistito sulla «normalità istituzionale», sul superamento di «un assetto che per lungo tempo è rimasto incompleto», il «coronamento di un impegno preso con la comunità regionale».

Contrario il capogruppo del M5s al Senato, Stefano Patuanelli: «la riforma compie tre scelte sbagliate: scollega la rappresentanza dalla demografia, indebolisce il diritto dei cittadini a esprimersi con il referendum su materie cruciali e reintroduce le Province con un altro nome, aggiungendo ulteriore confusione amministrativa». E contraria anche la senatrice del Pd Tatjana Rojc la quale ha ricordato che in regione «l’abolizione delle province è stata votata all’unanimità» anche se questo oggi «suscita il fastidio del centrodestra».

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