La sanità trentina, oltre alla carenza sempre più marcata di medici, deve fare i conti pure con la forte mancanza di infermieri secondo la denuncia del presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche, Daniel Pedrotti, secondo cui le «carenze attuali sono già di 450 unità e prossimamente si aggraveranno con altri pensionamenti».
Una situazione che rischia di pesare decisamente sui servizi resi alla popolazione, specie ora che si aprono sul territorio le Case di comunità, dove gli infermieri svolgono un ruolo fondamentale che testimonia ancor auna volta l’incapacità dei vertici politici e amministrativi della sanità trentina di affrontare una compiuta programmazione dei servizi, visto che almeno i pensionamenti sono preventivabili a differenza delle dimissioni che subiscono il detrimento della qualità del lavoro e del livello reddituale.
In Trentino sono attivi 4.648 infermieri iscritti all’ordine e il 41% degli iscritti ha un’età compresa tra i 46 e i 60 anni, con la conseguenza che nell’arco dei prossimi 15 anni 2.000 professionisti andranno in pensione con una media di circa 130 unità all’anno da sostituire per mantenere l’efficienza dei servizi.
Il comparto registra anche un consistente numero di dimissioni volontarie di infermieri che approdano al privato o alle province confinanti o che scelgono la libera professione, che registra una crescita del 38%, a quota 229.
Secondo l’Ordine professionale la carenza di infermieri in Trentino è di circa 250 unità, cui s’aggiungono altre 200 unità necessarie per l’apertura delle case di comunità e per il potenziamento dell’assistenza domiciliare a fronte di una popolazione trentina sempre più anziana, con un’aspettativa in vita media di 84,7 anni mentre gli ultrasessantacinquenni sono ormai un quarto della popolazione residente, di cui il 7,6% ha più di 80 anni.
Pedrotti sottolinea come «senza infermieri, o con un numero insufficiente, sono a rischio la salute dei cittadini e la tenuta stessa del sistema salute», denunciando come il Trentino sia indietro rispetto a realtà come il Veneto nel rilancio della professione, specie sotto il profilo economico.
Poi, a pesare sulla disponibilità di infermieri sul territorio, specie nelle località turistiche, c’è la questione del caro alloggi, dove la locazione della casa assorbe gran parte dello stipendio, cosa che scoraggia la presa del servizio in queste realtà.
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