Autovelox: in Veneto molti più dispositivi che della Campania

La denuncia dei consiglieri regionali di Resistere Veneto: «così si calpesta il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione».

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Autovelox senza omologazione multe autovelox

Gli autovelox e la loro distribuzione a uzzolo sul territorio nazionale è al centro di una nuova polemica Nord-Sud sollevata dai consiglieri regionali di Resistere Veneto, Riccardo Szumski e Davide Lovat: «non può esistere un’Italia in cui la probabilità di essere multati dipende dalla regione in cui si vive. Questo non solo non è federalismo: è una iniqua e macroscopica disparità» affermano, annunciando la presentazione di un’interrogazione alla Giunta regionale in merito alla distribuzione degli autovelox in Veneto

«I numeri sono netti – affermano Szumski e Lovat -: in Veneto risultano attivi circa 440 autovelox, pari a 9,1 dispositivi ogni 100.000 abitanti. Soltanto per fare un esempio, la Regione Campania, con popolazione simile, ne conta solo 48, pari a 0,9 ogni 100.000 abitanti. Significa che un cittadino veneto è esposto a un livello di controllo e sanzione fino a dieci volte superiore rispetto a un cittadino campano. Questa è una disparità macroscopica che chiama in causa direttamente l’art. 3 della Costituzione Italiana».

L’interrogazione di Szumski e Lovat richiama anche il caos normativo emerso negli ultimi mesi: «secondo quanto riportato dalla stampa, in Veneto solo un autovelox su quattro risulterebbe immediatamente conforme ai nuovi criteri, ventilando la possibilità che oltre 350 dispositivi debbano essere spenti. Siamo davanti a un cortocircuito istituzionale: da una parte, una concentrazione abnorme di autovelox, dall’altra, dispositivi potenzialmente irregolari, contenziosi in arrivo e comuni che rischiano di perdere entrate strutturali».

Szumski e Lovat evidenziano anche il problema sollevato dall’associazione Altvelox secondo cui tante, troppe amministrazioni locali ormai usano l’autovelox solo come uno strumento del bilancio, solo per fare cassa ai danni degli automobilisti piuttosto che garantire la sicurezza degli utenti della strada. «Il caso di Adria, dove quattro autovelox garantirebbero circa 1,2 milioni di euro annui, dimostra – secondo i due interroganti – che in troppi casi l’autovelox è diventato uno strumento di bilancio, non un presidio di sicurezza. La sicurezza stradale è una cosa seria, ma non può trasformarsi in una tassazione occulta territoriale. O si introducono criteri nazionali chiari e uniformi, oppure, si continuerà a colpire i cittadini veneti in modo sproporzionato rispetto al resto del Paese».

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