Sfiducia a Gerosa respinta, ma giunta Fugatti sempre più sfilacciata

Sulla mozione presentata dalle sinistre dopo le esternazioni dell’esponente FdI sulla figura dell’autonomista Marchetto gran parte del centro destra sceglie la via dell’astensione.

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gerosa vendetta di Fugatti Elezioni in Trentino
Ci eravamo tanto amati (politicamente): Francesca Gerosa e Maurizio Fugatti.

La mozione di sfiducia presentata dalle minoranze di sinistra a prima firma di Filippo Degasperi (Onda) verso l’assessore all’istruzione e cultura e già vicepresidente del Trentino, l’esponente di Fratelli d’Italia Francesca Gerosa, finisce come da previsioni, in un nulla di fatto quanto alla sfiducia in sé visto che tra voti contrari, astenuti e assenze varie è stata respinta, ma segnala un ulteriore sfilacciamento della compagine di maggioranza guidata dal salviniano Maurizio Fugatti, il quale si è ben guardato nel sostenere la sua ex vice nonché assessore sempre più indigesto rifugiandosi nell’astensione.

All’apparenza quello di Fugatti appare come una soluzione volta a cercare il male minore all’interno della sua coalizione, dove un partito, gli autonomisti del Patt, avevano duramente criticato le dichiarazioni rilasciate dall’assessore Gerosa circa la loro proposta di installare in Consiglio regionale una targa ricordo circa la figura dell’autonomista Clara Marchetto, la prima donna eletta in Consiglio regionale, personalità di primo piano dell’Asar, prima, e del Pptt, poi, impossibilitata a ricoprire il mandato che gli elettori le avevano affidato a causa di una condanna per spionaggio militare comminatale da un tribunale fascista. Aspetto su cui Gerosa aveva rimarcato, definendo Marchetto una figuradivisiva”, aggiungendo che “a sua storia andrebbe approfondita meglio”, nonostante la proposta fosse stata firmata da tutti i capigruppo in Consiglio regionale, compresa la sua collega di partito altoatesina, Anna Scarafoni. Un voto contrario, quello di Gerosa, quando era chiaro a tutti che semplicemente si stava certificando l’importanza di questa donna per la storia dell’autonomia del Trentino, che è andato di traverso al Patt e che ha offerto il destro alle minoranze di sinistra per tentare di scardinare la maggioranza di Fugatti, proponendo una mozione di sfiducia nei confronti di Gerosa.

Francesca Gerosa indiscutibilmente ci ha messo del suo, visto che all’interno della compagine di maggioranza del Trentino Fratelli d’Italia che lei guida è vista come un corpo estraneo, tanto che anche qualche mese fa lei era stata oggetto di un demansionamento d’imperio da vicepresidente operato dallo stesso Fugatti, quale ripicca nei confronti di Fratelli d’Italia di essersi fatta promotrice del ricorso avverso la legge provinciale che consentiva il terzo mandato al presidente dell’Autonomia trentina, cosa che Fugatti ha vissuto come un torto personale dopo la bocciatura incassata dalla Corte costituzionale, che ha bacchettato il presidente del Trentino come un qualsiasi studentello impreparato all’esame di diritto costituzionale.

Il fatto che l’ennesimo attacco politico a Gerosa sia stato respinto non fa chiudere la vicenda, ma semmai l’aggrava, sfilacciando ancora di più i già deboli rapporti all’interno della maggioranza di Fratelli d’Italia, visto che lo stesso Fugatti e gran parte degli assessori si sono astenuti sulla mozione di sfiducia. Un gesto quasi obbligato, non volendo né dare un avallo politico ad un componente di maggioranzanon indispensabile per i numeri in Assemblea legislativasempre più mal tollerato, né votare contro verso un proprio componente del governo provinciale.

Indiscutibilmente, non è stata una grande pagina politica per l’Autonomia del Trentino, che con le due maggioranze guidate da Fugatti appare sempre più eterodiretta da Roma e dagli equilibri nazionali,come testimonia l’intervento a gamba tesa in difesa di Gerosa da parte del ministro all’Agricoltura Francesco Lollobrigida, vissuto in Trentino come un’inutile invasione di campo.

Anche sul piano dei risultati concreti, il governo dell’Autonomia trentina guidata da Fugatti perde sempre più colpi, assistendo ad un continuo galleggiamento piuttosto che ad una propulsione verso la piena esplicazione delle potestà garantite dall’Autonomia speciale, cosa che emerge tangibilmente nel confronto con l’Alto Adige, realtà dove l’Autonomia speciale negli ultimi anni è stata fatta fruttare decisamente meglio che in Trentino, non fosse altro che il risultato segnato dai bilanci delle due province, con Bolzano che stacca Trento di ben tre miliardi di euro, frutto di scelte politiche ben più incisive improntate alla crescita e allo sviluppo che si traducono anche in maggiori margini d’intervento quanto a servizi, investimenti e migliore dotazione infrastrutturale. E per rendersene conto, basta viaggiare lungo le strade del Trentino, costellate da buche, ammaloramenti, ormaie segno di un’Autonomia ormai incapace anche di eseguire l’ordinaria manutenzione della propria rete viabilistica. Quella che era la cesura visibile tra una regione ordinaria e una speciale al confine tra Trentino e il Veronese, ormai si è spostata a tra Trentino e Alto Adige nei dintorni di Salorno.

Tornando al caso Gerosa, la maggioranza di centro destra per il momento è ancora salva, almeno sulla carta, ma bisogna capire fino a quando, perché tra lo sfilacciamento interno e gli sgambetti rifilati dalle opposizioni il suo galleggiamento non sarà affatto tranquillo. E, con tutta probabilità, influenzeranno profondamente gli assetti di maggioranza alle prossime elezioni, con la probabile sopravvivenza alle Politiche, ma con il funerale con FdI già bell’che celebrato per le regionali del 2028.

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