Il mare Adriatico può assumere un ruolo rilevante nel progetto IMEC (India-Middle East-Europe Economic Corridor, rete infrastrutturale strategica per collegare India, Medio Oriente ed Europa) e, più in generale, nell’ambito delle rotte commerciali tra Asia, Medio Oriente ed Europa con particolare attenzione per i porti dell’alto Adriatico con gli scali di Trieste e di Ravenna.
Il futuro di Trieste, il cui porto è già un nodo strategico integrato nella rete ferroviaria continentale e nei principali flussi commerciali con l’Europa centrorientale, è stato al centro di un vertice tra il presidente Assoporti, Roberto Petri, e il presidente dell’Autorità Sistema Portuale Mare Adriatico Orientale, Marco Consalvo, nella sede dell’Autorità. Si è anche parlato di investimenti in corso, prospettive di sviluppo e ruolo internazionale dei porti di Trieste e Monfalcone.
L’incontro si inserisce nel giro di contatti che il presidente di Assoporti sta effettuando negli scali italiani, confrontandosi direttamente con le Autorità di sistema per approfondirne attività e specificità.
Il sistema Trieste-Monfalcone detiene il primato nazionale per traffico ferroviario merci, con una quota su ferro tra le più elevate in Europa e relazioni consolidate con l’Europa centrorientale. Oltre il 90% delle merci movimentate è destinato ai mercati esteri. L’Adriatico orientale e le attività ad esso connesse impiegano oltre 9.000 persone (6.700 nei porti e circa 2.300 nella filiera logistica, industriale e dei servizi) e generano, tra Stato e Regione Friuli Venezia Giulia, un contributo annuo di 700 milioni di euro. Le imprese in ambito portuale producono complessivamente oltre 2 miliardi l’anno.
La visita si è conclusa con un sopralluogo al terminal container del Molo VII, dove sono in corso vari interventi: l’elettrificazione della banchina è in fase di completamento, i lavori di potenziamento infrastrutturale saranno avviati nei prossimi mesi.
Per Marco Consalvo «l’incontro ha permesso di inquadrare le priorità di Trieste in una prospettiva di sistema nazionale. Soprattutto oggi è fondamentale consolidare una visione condivisa su investimenti e competitività, valorizzando le diverse specializzazioni».
Petri, dal canto suo, ha riconosciuto che il porto di Trieste è «strategico per il sistema portuale della Nazione», segnalando l’importanza «del progetto IMEC su cui il Governo lavora».
Se il porto di Trieste guarda soprattutto all’Europa centrorientale e al traffico container, quello di Ravenna punta deciso sul traffico delle rinfuse solide consolidando la sua posizione di leader nazionale, tanto che secondo uno studio di Srm e Steer appena presentato, il 77% delle merci trasportate via mare nel 2025 era costituito da rinfuse, solide e liquide. E quasi la metà delle merci movimentate nei porti italiani (il 48%) è costituita da rinfuse.

«Le rinfuse sono la base materiale della nostra manifattura» sottolinea lo stesso presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico centro-settentrionale, Francesco Benevolo, sottolineando come dietro ogni tonnellata scaricata in banchina si attivi un pezzo di sistema produttivo.
È in questo scenario lo scalo di Ravenna è centrale essendo il primo porto italiano per rinfuse solide e nono in Europa movimentando circa 24 milioni di tonnellate l’anno, inserendosi in filiere che a livello nazionale valgono 420 miliardi di euro, pari al 20% del valore aggiunto italiano. Dal Canale Candiano transitano cereali, materie prime per l’industria metallurgica, materiali da costruzione e fertilizzanti diretti ai distretti industriali del Nord e del Centro Italia.
Lungamente rimasto ai margini del sistema nazionale dei porti, lo scalo di Ravenna ha visto un notevole sviluppo negli ultimi anni, grazie ad un piano da 450 milioni di euro che prevede l’approfondimento fino a 12,5 metri dei fondali,il potenziamento delle banchine e dei collegamenti ferroviari e stradali esistenti, oltre a diventare un hub energetico ospitando nella rada il secondo rigassificatore nazionale.
Un’ulteriore leva di sviluppo potrebbe essere legata al settore della difesa, attrezzando lo scalo romagnolo per accogliere navi da guerra e i relativi servizi logistici.
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