Bilancio regione Veneto tra luci e ombre secondo l’opposizione

Manildo (Pd): «la manovra Stefani è positiva per la discontinuità su sociale e studenti, ma 42 mln per Pedemontana sono un'ipoteca sui Veneti».

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Il capogruppo del Pd in Consiglio regionale del Veneto, GIovanni Manildo.

«Il bilancio regione Veneto di previsione 2026-2028, presentato dal presidente Stefani è una manovra che vive di forti contraddizioni – commenta il capogruppo Pd in Consiglio regionale del Veneto e già candidato presidente della Regione, Giovanni Manildo -. Se da un lato, è positivo che la Giunta abbia finalmente fatto proprie alcune storiche battaglie del Partito democratico, come la centralità del sociale e il finanziamento del diritto allo studio, dall’altro, i numeri e le assenze raccontano una realtà molto più amara per migliaia di famiglie venete»

«Accogliamo con favore lo stanziamento di 18 milioni per la copertura delle borse di studio e i 69 milioni destinati al sociale: sono traguardi che il centrosinistra rivendica da anni in aula – prosegue Manildo -. Tuttavia, proprio sul fronte dell’assistenza emerge una delle contraddizioni più stridenti: a fronte degli investimenti annunciati, restano ancora undicimila veneti in lista d’attesa per un posto nelle RSA. È un paradosso inaccettabile – incalza Manildo -: si annunciano risorse, ma le famiglie restano sole a gestire il peso della non autosufficienza».

Critico anche il fronte delle tasse: per Manildo «il vanto di una manovratax free”, si scontra con il macigno dei 42 milioni di euro di soldi pubblici che i cittadini devono sborsare per coprire i mancati incassi da pedaggi della superstrada Pedemontana. Mentre la Regione trova decine di milioni per ripianare i buchi delle grandi opere, famiglie e imprese venete colpite dal maltempo dello scorso agosto sono ancora in attesa dei risarcimenti promessi. È un vulnus amministrativo: per la Superstrada Pedemontana i fondi sono immediati, per chi ha perso tutto a causa degli allagamenti non ci sono ancora risposte concrete».

«In questo scenario, definisco “surreale” la retorica dei benefici fiscali: l’aumento medio di 3 euro al mese per i pensionati veneti, derivante dalle manovre nazionali, suona come una beffa per i quasi 380.000 corregionali che faticano ad arrivare alla fine del mese. È il segno di una distanza siderale tra la propaganda dei palazzi e le tasche reali dei cittadini. Sarebbe più onesto superare il tabù dell’addizionale Irpef, con un adeguamento minimo e progressivo. Questo – secondo Manildo – permetterebbe di avere risorse strutturali per azzerare le liste d’attesa nelle RSA e liquidare immediatamente i risarcimenti per i danni del maltempo, senza dover ricorrere a continui equilibrismi per tappare i buchi della Pedemontana».

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