Chiusura del ciclo dei rifiuti: il Trentino vira verso il termovalorizzatore

Chiuso un tira e molla politico sulla tecnologia che durava da 25 anni. Ora tocca alla localizzazione definitiva dell’impianto da 100.000 tonnellate.

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Il termovalorizzatore di Bolzano, impianto modello per quello trentino.

Un termovalorizzatore da 100.000 tonnellate e dal costo di 194 milioni di euro che permetta la chiusura del ciclo dei rifiuti in Trentino. Il Consiglio delle autonomie locali (Cal) ha discusso la relazione che ipotizza finalmente la realizzazione dell’impianto dopo 25 anni di tira e molla della politica inconcludente, quando a Bolzano il nuovo inceneritoreimpianto cui s’ispira quello trentino – è attivo dal 2013 in sostituzione di quello esistente da decenni.

«Finalmente abbiamo iniziato il percorso di Egato in un’assemblea partecipata. Non è stato deliberato niente. Era la prima assemblea per dare inizio ai lavori. L’obiettivo è trovare una soluzione trasversale, che dia soddisfazione ai cittadini, sulla chiusura del ciclo e sul costo di questo servizio – ha osservato Michele Cereghini, presidente del Cal -. Nelle prossime settimane ci sarà una nuova convocazione per andare a stabilire le regole di funzionamento e a ratificare le regole di funzionamento del consiglio di amministrazione, per scegliere insieme quello che poi sarà il presidente».

Per l’assessore provinciale all’Ambiente, Giulia Zanotelli, «partiamo da un export di rifiuti molto importante e partiamo anche da una delibera della Giunta che era stata approvata nell’agosto 2023 con un’analisi molto puntuale rispetto all’addendum al Quinto piano di aggiornamento che metteva in luce, stanti le criticità che il nostro territorio sta vivendo, la necessità di arrivare alla realizzazione di un impianto e alla chiusura del ciclo dei rifiuti sul nostro territorio».

Secondo quanto riferito da Enrico Menapace, dirigente generale del Dipartimento enti locali, agricoltura e ambiente della Provincia, e da Gabriele Rampanelli, responsabile dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente (Appa), con il termovalorizzatore gli utenti pagheranno una tariffa dei rifiuti più bassa. Il comune che ospiterà l’impianto riceverà un ristoro di 7 euro a tonnellata di rifiuti. Al momento in media si spendono 200 euro per tonnellata di trasporto verso gli impianti fuori provincia. «Ho colto la consapevolezza che la gestione del ciclo dei rifiuti deve essere chiusa in Trentino – ha osservato il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti -. Oggi il Trentino esporta 23 milioni di euro all’anno di rifiuti in impianti fuori provincia».

Da “esportazione dell’emergenza” a “responsabilità territoriale” nella gestione del rifiuto finale. I dati confermano la necessità di realizzare un impianto di termovalorizzazione sul territorio provinciale, per superare definitivamente la dipendenza dall’export fuori provincia del rifiuto indifferenziato. Il sistema attuale non è più sostenibile: le discariche provinciali sono esaurite e il costo medio per esportare i rifiuti a Brescia e Bergamo si attesta oggi attorno ai 200 euro a tonnellata, con picchi che nel 2023 hanno raggiunto i 280 euro.

Il nuovo impianto, dimensionato per 100.000 tonnellate annue, consentirebbe di trattare integralmente il rifiuto residuo prodotto in Trentino, senza importare rifiuti da altri territori e garantendo una “tariffa di equilibrio” stimata in 155 euro a tonnellata a regime, con una riduzione di circa il 20% rispetto ai costi attuali di smaltimento.

Alla termovalorizzazione, oltre alla parte residuale del rifiuto urbano – che rimane una parte limitata del quantitativo, essendo il Trentino stabilmente oltre l’85% di raccolta differenziata – andrebbero circa 47.000 tonnellate annue di rifiuto indifferenziato e cimiteriale, quasi 24.000 tonn/anno di scarti da raccolta differenziata, 7.600 tonn/anno di spazzamento stradale, 1.000 tonn/anno di rifiuti sanitari e ospedalieri, 10.000 tonn/anno di fanghi da depurazione e 2.000 tonn/anno di rifiuti da grigliamento da scarichi fognari.

Il tema ora cruciale è la localizzazione dell’impianto per la chiusura del ciclo dei rifiuti tra quelle indagate da Appa e Università di Trento. La localizzazione proposta è quella della discarica di Ischia Podetti a Trento, individuata come la più idonea rispetto alle alternative esaminate (l’area dei Lavini a Rovereto e quella presso il depuratore Trento 3). L’analisi scientifica è stata basata su criteri escludenti, tra cui il regime dei venti valutati anche con il supporto dell’Università di Trento. L’area di Ischia Podetti risulta baricentrica, di proprietà pubblica, adiacente allo stoccaggio esistente, ma risulta critica per la necessità di realizzare una rete di teleriscaldamento indispensabile per rendere economica oltre che ambientalmente compatibile l’esistenza del termovalorizzatore. E su quest’aspetto la localizzazione di Rovereto potrebbe tornare in auge, dove esiste già una rete di teleriscaldamento oggi servita da un gruppo turbogas che oltre al calore produce anche energia elettrica, senza dovere realizzare una rete da zero, contribuendo a ridurre i tempi di realizzazione dell’impianto dal previsto 2033 a solo qualche anno, tagliando così anche sui costi di esportazione fuori Trentino dei rifiuti. Secondo Zanotelli «i dati dimostrano inoltre che la presenza di un termovalorizzatore non incide negativamente sulle percentuali di raccolta differenziata».

Il modello gestionale individuato è quello “pubblico su pubblico”, escludendo la finanza di progetto con apporto dei privati. Una scelta che garantirà il pieno controllo pubblico dell’infrastruttura, stabilità tariffaria e una crescita media prevista inferiore all’1% annuo nei 26 anni di gestione considerati nel piano economico-finanziario, che prevede il totale autofinanziamento dell’opera, stimata in circa 200 milioni di euro.

Un aspetto trascurato dal progetto che va sicuramente valutato è che il termovalorizzatore dovrebbe consentire la bonifica di tutte le discariche che costellano il territorio provinciale, tramite il recupero e riciclaggio di tutto il materiale che può avere una nuova vita e alla valorizzazione energetica quello irrecuperabile. In quest’ottica, l’impatto ambientale del termovalorizzatore migliorerebbe ulteriormente, contribuendo a ridurre i casi di inquinamento delle falde a causa del trafilamento del percolato di discarica.

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