Energia idroelettrica, il Bellunese rivendica la gestione locale

Il Consorzio BIM Piave Belluno rilancia sulla partecipazione diretta del territorio.

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Energia idroelettrica Diga di Vetto

La gestione dell’energia idroelettrica prodotta nel Bellunese e i benefici economici che ne derivano devono restare sotto il controllo dei Bellunesi: questo il messaggio politico e istituzionale emerso dal convegno70 anni. Un patto per il futuro”, promosso dal Consorzio BIM Piave Belluno a Palazzo Crepadona in vista del 2029, quando la Regione Veneto avvierà la nuova fase di assegnazione delle concessioni di grande derivazione.

Al centro dell’iniziativa, la richiesta di un confronto «costante, strutturato e formalizzato» con la Regione per chiarire se e come gli enti bellunesi possano partecipare alle decisioni e alla gestione delle concessioni, così da garantire una presenza diretta del territorio nella gestione e nelle ricadute economiche.

«È fondamentale che la gestione delle fonti rinnovabili veda la partecipazione attiva e diretta degli enti locali» ha detto il presidente del Consorzio BIM Piave Belluno, Marco Staunovo, richiamando la necessità di costruire fin d’ora un percorso capace di tenere insieme autonomia, sviluppo economico e coesione sociale nelle Dolomiti bellunesi.

Il tema, è stato sottolineato durante il convegno, riguarda il cuore della produzione idroelettrica veneta: oltre il 70% della potenza nominale concessa nelle grandi derivazioni della regione si trova infatti all’interno del territorio della provincia di Belluno.

Sul tavolo anche il nodo delle ricadute economiche, stimate in via prudenziale in circa 50 milioni di euro l’anno tra canoni, sovracanoni, ed energia gratuita. «La specificità bellunese non va richiamata in modo astratto, ma va tradotta in soluzioni concrete, sostenibili e adeguate alla scala territoriale, istituzionale e finanziaria locale» ha aggiunto Staunovo.

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