Crisi d’impresa: nel Nord-Est il tempo è la variabile decisiva

Il 27 marzo a Treviso con i Commercialisti del Triveneto, accademia, magistratura e professione a confronto sul governo del tempo nella crisi d’impresa organizzato dall'Associazione Dottori Commercialisti Esperti Contabili delle Tre Venezie

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Immagine creata con AI

I numeri dell’ultimo anno in Italia – nel 2025 si sono state registrate 9.795 liquidazioni giudiziali, in aumento rispetto alle 9.162 del 2024 e alle 7.651 del 2023 secondo l’analisi di CRIBIS CRIF – segnalano il ritorno delle crisi d’impresa su livelli simili a quelli precedenti alla pandemia: le liquidazioni giudiziali crescono, le istanze di composizione negoziata si moltiplicano con oltre 3.600 istanze presentate a livello nazionale. Non si tratta soltanto di un ciclo economico sfavorevole. È la trasformazione di un sistema produttivo sottoposto a shock energetici, pressione competitiva internazionale, tensioni finanziarie e mutamenti normativi profondi. Ma la vera questione non è quantitativa. È culturale. La crisi oggi non coincide più con l’insolvenza conclamata. È uno squilibrio che può essere intercettato prima che diventi irreversibile. E qui entra in gioco la variabile decisiva: il tempo.

Nel Triveneto la crisi non è un incidente. È un processo. Si manifesta lentamente, quasi con discrezione, in un territorio abituato alla resilienza e alla capacità di reagire. Le imprese del Veneto, del Friuli-Venezia Giulia e del Trentino-Alto Adige non cedono facilmente. Prima comprimono i margini, poi ristrutturano, poi rinviano investimenti.
Solo quando il tempo si esaurisce, la crisi diventa visibile: il tempo dell’imprenditore, che deve riconoscere il segnale prima che sia troppo tardi. Il tempo degli amministratori, chiamati a garantire assetti adeguati e scelte tempestive. Il tempo degli organi di controllo, cui la normativa attribuisce responsabilità sempre più incisive. E, soprattutto, il tempo del professionista.

Nel Nord-Est il commercialista è spesso il primo interlocutore dell’impresa. Non è soltanto il redattore del bilancio. È il lettore degli equilibri. È il soggetto che osserva la tensione del capitale circolante, l’evoluzione dei flussi di cassa, la sostenibilità del debito. È, di fatto, un presidio di prevenzione.

Ecco perché il confronto che si terrà a Treviso il 27 marzo 2026, promosso da ADCEC Tre Venezie in collaborazione con l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Treviso, assume un significato che va oltre la formazione tecnica: “Crisi d’impresa: tra uso del tempo, conservazione del valore, governance e responsabilità” non è soltanto un titolo, è un manifesto.

Uso del tempo significa capacità di anticipazione. Conservazione del valore significa tutela dell’impresa come bene economico e sociale. Governance significa equilibrio tra potere e responsabilità. Responsabilità significa consapevolezza che la funzione professionale non è neutrale rispetto al destino delle aziende.

Con i saluti istituzionali di Michele Sessolo presidente di ADCEC Tre Venezie, Pierantonio Biasotto presidente ODCEC Treviso e Bruno Casciarri Presidente di Sezione del Tribunale di Treviso, il 27 marzo al BHR di Quinto di Treviso prende avvio una giornata di confronto che guarda alla crisi non come sintomo di “fallimento”, ma come sfida per preservare valore, governance e responsabilità professionale.

Il parterre dei relatori conferma la profondità e l’autorevolezza dell’approccio. Accademici di primo piano quali professori Paolo Bastia, Alberto Tron, Andrea Panizza, Paolo Benazzo, Gianluca Guerrieri, Alessandro Danovi, Antonio Viotto, Lorenzo Stanghellini e Stefania Pacchi si confronteranno con la magistratura, rappresentata dai giudici Vincenzo Cantelli e Silvia Bianchi, in un dialogo ad alta densità tecnica e istituzionale. A coordinare i lavori sarà l’avvocato Massimo Zappalà, garante di un equilibrio costante tra elaborazione scientifica e applicazione concreta.

Nel Triveneto, dove la densità imprenditoriale è tra le più elevate d’Europa e dove la dimensione familiare delle imprese rende più complesso il passaggio dalla difficoltà alla ristrutturazione, il tema della governance in crisi assume un valore strategico. I doveri degli amministratori, i diritti dei soci, le misure protettive, gli accordi ad efficacia estesa, la terzietà del commissario giudiziale: non sono questioni astratte, ma nodi concreti che incidono sulla continuità aziendale e sulla tutela del sistema economico.

La professione, oggi, si trova di fronte a una scelta. Limitarsi all’adempimento formale o assumere un ruolo attivo nella costruzione degli equilibri? Essere spettatrice della crisi o protagonista della sua gestione?

Il Nord-Est ha costruito la propria identità su una cultura dell’impresa fondata sul lavoro, sull’intraprendenza e sulla capacità di adattamento. In questo contesto, il commercialista non può essere un tecnico neutrale. Deve essere un interprete della complessità.

Il tempo della crisi è breve. Ma il tempo della responsabilità è lungo. Treviso, per un giorno, diventa il luogo in cui questa consapevolezza prende forma in un confronto di alto livello, sostenuto anche dal contributo di Abilio, Data Services, SAF Triveneta e Zucchetti Software Giuridico, attori di un ecosistema che riconosce nella formazione avanzata uno strumento fondamentale per rafforzare la qualità del sistema professionale. L’accreditamento anche per gli avvocati conferma la natura trasversale del tema: la crisi d’impresa è oggi un punto di convergenza tra diritto societario, finanza aziendale, fiscalità e funzione giurisdizionale.
La crisi non si elimina. Si governa. E governarla significa, prima di tutto, comprenderla nel tempo giusto.

Massimo Casagrande