Concessione A22 sempre più lontana da Autobrennero Spa

La Commissione Ue scrive a Salvini per chiarimenti sulla gara in corso e sulla prelazione già stoppata dalla Cgue, principio ribadito anche dalla Corte dei conti Emilia Romagna.

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Per i soci di Autostrada del Brennero Spa l’obiettivo del rinnovo della concessione A22, peraltro scaduta da ben 11 anni, si fa sempre più una chimera, perché a seguito della sentenza della Corte di giustizia Ue che ha bocciato il requisito della prelazione in capo al concessionario uscente, principio confermato anche dalla Corte dei conti dell’Emilia Romagna, la gara ancora in corso da parte del ministero guidato da Matteo Salvini si fa in salita, visto che la concorrenza è decisamente più forte dei soci territoriali azionisti.

Alle difficoltà dei soci di Autobrennero Spa, che negli anni hanno giocato di male in peggio le loro carte, complice un vertice aziendale probabilmente non adeguato, si è aggiunta la confusione del ministero delle Infrastrutture e trasporti retto da Salvini, oltre all’azione occhiuta della Commissione europea che non è intenzionata a fare sconti sul requisito della concorrenza e delle gare senza aiutini di sorta.

Proprio la Commissione europea è intervenuta nuovamente con una lettera della direzione generale Mercato Interno a Salvini, riportata da “il Sole 24 Ore”, in chi si chiedono ulteriori chiarimenti sulla conformità del bando di gara rispetto alle osservazioni già avanzate dalla Commissione lo scorso ottobre, osservazioni cui Salvini pare avere risposto con il solito traccheggiamento cui la Commissione ha risposto con una messa in mora all’Italia.

Ancora una volta, al centro del contendere è la questione della prelazione da parte del concessionario (scaduto) uscente garantito dall’attuale bando, prelazione che è già stata cassata dalla Cgue in un procedimento similare con la sentenzaUrban Vision” dello scorso 5 febbraio 2026. La Commissione vuole sapere «se la previsione di un diritto di prelazione condizionale a favore del promotore nella prima fase di gara non ha di per sè disincentivato alcuni operatori economici dal presentare richieste di partecipazione» con conseguenti «effetti distorsivi sulla concorrenza a valle, in violazione dei principi di non discriminazione e di parità di trattamento».

Difficile dare torto alla Commissione, visto che il bando di gara è stato ideato e definito dal concessionario uscente sulla base delle proprie specifiche esigenze – e di quelle dei soci territoriali – nel tentativo di assicurarsi per altri 50 anni – contro un limite di 15 stabilito dall’Autorità di regolazione dei trasporti – il rinnovo della concessione, accompagnandolo dalla promessa di investimenti per 10 miliardi di euro. Bando poi fatto proprio dal ministero con qualche piccola modifica di dettaglio, nonostante l’evidenziazione di qualche dubbio sulla durata della concessione richiesta e le già sollevate riserve da parte della Commissione Ue.

Nell’ennesimaletterina” a Salvini, cui deve rispondere entro il prossimo 25 marzo, la Commissione vuole sapere «il numero di operatori che hanno presentato richieste di partecipazione» oltre a «il numero di operatori prequalificati che riceveranno una lettera di invito».

Quanto agi indennizzi per la rinuncia del soggetto promotore del bando, nella lettera si evidenzia come «il bando di concessione non sembra contenere indicazioni trasparenti che consentano una quantificazione precisa dell’importo di tali altre forme di indennizzo. Il fatto però che l’importo esatto di detto fattore di costo aggiuntivo non sia noto agli offerenti diversi dal promotore, almeno nella prima fase della procedura di gara, sembrerebbe svantaggiare tali offerenti nella formulazione di offerte realmente competitive».

Secondo la Commissione, il rischio di tutta la gara è che il soggetto proponente e concessionario uscente possa avere gonfiato «il prezzo del progetto di fattibilità», finendo con l’alterare la reale competitività degli altri partecipanti alla gara.

A volteggiare attorno alla gara che pare ormai avere un destino segnato c’è anche la Corte dei conti dell’Emilia Romagna che, intervenendo in un bando del comune di Cattolica circa il mantenimento della prelazione in una gara già avviata prima dell’esito della sentenza della Cgue dello scorso 5 febbraio, ha stabilito che il diritto di prelazione non può più essere riconosciuto ai promotori anche nelle procedure avviate ma non ancora concluse.

A questo punto, i soci di Autobrennero dovrebbero adeguarsi alla realtà e ammettere di avere giocato male le proprie carte, mentre da parte del Mit Salvini, che si conferma essere uno tra i peggiori ministri delle infrastrutture e trasporti della storia repubblicana, dovrebbe guardare in faccia la realtà e prendere atto di non potere avvantaggiare i suoi amici di partito distribuiti lungo i 313 km dell’Autobrennero, provvedendo a trasferire senza ulteriori ritardi la titolarità della concessione A22 in capo alla società del Mit Autostrade dello Stato Spa, con un piano di investimenti realistico e, soprattutto, più attento agli interessi degli utilizzatori dell’autostrada che a quelli dei feudatari titolari della vecchia concessione scaduta.

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