Sanità in Alto Adige alle prese con liste d’attesa troppo lunghe

L’associazione dei consumatori Robin denuncia «l’avanzamento della sanità a tre classi». L’assessore alla sanità Hubert Messner ammette i problemi, ma si sta intervenendo.

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sanità in alto adige

La sanità in Alto Adige è alle prese con liste di attese sempre più lunghe, con l’aumento dell’insoddisfazione degli utenti, come denuncia l’associazione di consumatori Robin, secondo cui i dati aggiornati sulle liste d’attesa 2025 dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige (SABES), messi a confronto con quelli del 2024, delineano un quadro preoccupante: la situazione non solo non è migliorata in modo strutturale, ma in diversi ambiti è addirittura peggiorata.

Particolarmente grave appare l’evoluzione nella categoria di prioritàB-Prioritaria” (tempo massimo previsto: 10 giorni) dalla prescrizione del medico curante: nel 2025 il numero delle discipline che superano di oltre il 50% il tempo medio effettivo di attesa rispetto allo standard è aumentato rispetto al 2024.

A fronte di alcuni miglioramenti puntuali, l’inefficienza strutturale delle misure adottate rimane evidente. Le dichiarazioni di intenti non sostituiscono una gestione efficace delle agende.

Le rilevazioni SABES per il 2025 mostrano il seguente quadro (tra parentesi i dati del 2024) per le prime visite specialistiche:

Prima visita dermatologica: fino a 213 giorni di attesa media (319)

Prima visita urologica: fino a 194 giorni di attesa media (175)

Prima visita gastroenterologica: fino a 122 giorni di attesa media (291)

Prima visita endocrinologica: 88 giorni di attesa media (155)

I numeri evidenziano come dermatologia, gastroenterologia e soprattutto endocrinologia abbiano mostrato progressi significativi. L’urologia, invece, resta su livelli critici. Parlare di inversione di tendenza strutturale è comunque prematuro.

Non vanno meglio le prestazioni diagnostiche:

Colonscopia: fino a 361 giorni (303) – praticamente un anno!!

Eco(color)Doppler arterie arti inferiori: fino a 311 giorni (306)

Ecografia tiroidea: fino a 291 giorni (272)

Mammografia bilaterale: fino a 268 giorni (233)

Elettromiografia semplice arti inferiori: fino a 247 giorni (270)

Particolarmente allarmante è il dato relativo alla colonscopia: un’attesa media fino a 361 giorni non è clinicamente accettabile e rappresenta un evidente fallimento gestionale.

Nella categoriaB-Prioritaria” (massimo 10 giorni) nel 2025, in nessun mese dell’anno, le seguenti discipline rispettano mediamente i tempi previsti: Cardiologia, Chirurgia vascolare, Fisiatria, Neurologia, Otorinolaringoiatria, Ortopedia e Urologia.

Rispetto al 2024, neurologia e gastroenterologia hanno registrato miglioramenti, ma si aggiunge all’elenco la chirurgia vascolare. Nel complesso, il numero delle aree che superano di oltre il 50% il tempo medio effettivo rispetto alla garanzia prevista è aumentato. Non si tratta di un’anomalia statistica, ma di un problema strutturale.

«Questi dati dimostrano che i miglioramenti sono possibili, ma non avvengono in modo sistematico. Mentre alcuni settori recuperano, altri arretrano drasticamente – afferma Robin – Quella altoatesina sta rapidamente passando a una sanità classista, articolata anche in tre diverse classi».

Per i consumatori di Robin la prima classe è costituita da chi può permettersi in qualsiasi momento prestazioni private o in regime intramoenia e acquista il “fattore tempo”. Seconda classe: chi resta nel sistema pubblico, accettando tempi di attesa lunghi e/o compartecipazioni alla spesa. Terza classe: una fascia stimata in Alto Adige attorno al 5% dei pazienti, che per ragioni economiche non riesce a permettersi cure adeguate e rinvia o rinuncia del tutto alle prestazioni necessarie.

Per il presidente di Robin, Walther Andreaus, «un sistema formalmente universalistico non può trasformarsi di fatto in un modello che discrimina in base alla capacità di pagamento. Le misure adottate finora non hanno prodotto effetti strutturali evidenti. L’inefficacia delle strategie messe in campo impone una chiara assunzione di responsabilità, in primis dell’assessore alla sanità Messner e del direttore generale di Sabes, Kofler».

«In Italia i pazienti pagano ogni anno circa 10 miliardi di euro di tasca propria a causa delle liste d’attesa troppo lunghe – afferma Andreaus -. Una visita su due e un esame diagnostico su tre vengono finanziati direttamente dai cittadini. Sarebbe interessante sapere se anche in Alto Adige stiamo andando in questa direzione e perché, nonostante anni di annunci, i tempi di attesa non si riducano in modo percepibile. Chi trae vantaggio economico dal fatto che le strutture pubbliche restino cronicamente sovraccariche

Alle denunce di Robin risponde l’assessore provinciale alla Sanità, Hubert Messner, secondo cui «ci sono criticità ma i tempi di attesa sono in calo nel sistema sanitario e in alcuni ambiti più critici sono in corso misure di miglioramento. Un trend che si registra in tutte le classi di priorità (prioritaria, differibile e programmata)».

«La riduzione dei tempi di attesa è una priorità centrale su cui lavoriamo con determinazione fin dall’inizio della legislatura e che continueremo a perseguire con grande impegno – prosegue Messner -. Non osserviamo alcuna tendenza negativa, ma al contrario una svolta positiva nei tempi di attesa. Le statistiche dell’Azienda sanitaria mostrano che nel 2025 siamo già riusciti a offrire un numero significativamente maggiore di appuntamenti per prime visite entro i termini previsti e questo nonostante la domanda di appuntamenti continui ad aumentare».

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L’assessore sanità del’Alto Adige, Hubert Messner.

Messner ricorda come la sanità altoatesina nel 2025 abbia registrato «un netto aumento delle richieste. Nel 2025 abbiamo contato 583.000 richieste di appuntamento per prime visite al Centro unico di prenotazione, un +11% rispetto all’anno precedente. Un aumento così significativo delle richieste rappresenta una grande sfida. Il fatto che siamo riusciti contemporaneamente a ridurre in modo sensibile i tempi medi di attesa in tutti gli ambiti è un grande successo e desidero ringraziare tutti i collaboratori che lavorano con straordinario impegno per raggiungere questo obiettivo».

Messner precisa che il miglioramento medio dei tempi di attesa non significa che non ci siano più ambiti critici: «siamo pienamente consapevoli che in alcuni settori i tempi di attesa sono ancora troppo lunghi. Monitoriamo questi ambiti con grande attenzione e abbiamo avviato misure specifiche per le rispettive discipline specialistiche, con l’obiettivo di migliorare ulteriormente anche questi tempi. L’obiettivo è raggiungere almeno il 90% in tutti i gruppi di priorità, ma possiamo già constatare che la direzione è quella giusta».

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