
Il Consorzio Pinot Grigio Doc Delle Venezie ha presentato la nuova strategia di posizionamento della denominazione e al ruolo del contrassegno di Stato tricolore, che da efficace strumento di controllo evolve oggi in passaporto digitale della bottiglia e leva strategica di valorizzazione del vino e dell’origine.
L’incontro ha rappresentato un importante momento di confronto tra istituzioni, sistema consortile, organismi di certificazione e realtà culturali, con l’obiettivo di evidenziare il valore di questo strumento di garanzia quale espressione di un modello evoluto di denominazione italiana, capace di coniugare identità territoriale, governance interregionale, tutela pubblica, innovazione tecnologica e valorizzazione culturale.
Luca Rigotti, presidente del Consorzio Doc Delle Venezie, ha ripercorso l’evoluzione della denominazione, nata nel 2016, e del Consorzio stesso, riconosciuto dal ministero dell’Agricoltura con incarico “erga omnes” per le attività di tutela, promozione e vigilanza sul mercato. Un percorso di crescita e consolidamento che negli ultimi anni ha rafforzato il modello organizzativo della DOC e che anche nel 2025 ha registrato risultati positivi, con volumi stabili e una sempre maggiore capacità di coordinamento all’interno di un sistema che abbraccia i territori di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino.
«Parliamo di una filiera che conta su un potenziale viticolo di circa 27.000 ettari di vigneto, 6.141 viticoltori, 575 imprese di vinificazione e 371 imprese di imbottigliamento, e che rappresenta il 43% del Pinot Grigio mondiale e l’85% di quello nazionale, con una produzione annua di circa 230 milioni di bottiglie – commenta Rigotti –. Il Pinot Grigio Doc Delle Venezie nasce dalla capacità dei territori del NordEst di fare sistema e di costruire una governance condivisa, anche attraverso strumenti di gestione comuni e un tavolo di coordinamento interregionale. È questa oggi la nostra forza e la dimostrazione che la coesione rappresenta la chiave per affrontare con efficacia le sfide dei mercati globali».
Matteo Taglienti, direttore Mercati privati Italia dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, ha illustrato l’evoluzione del contrassegno di Stato nella sua dimensione digitale. «Il contrassegno nasce come strumento di garanzia e controllo della produzione, con l’obiettivo di assicurare autenticità e tracciabilità dei prodotti. Nel tempo questo sistema si è evoluto integrando tecnologie sempre più avanzate, in grado di rispondere alle crescenti esigenze di sicurezza e trasparenza del mercato».
Taglienti ha evidenziato come l’introduzione del QR code rappresenti oggi un passaggio significativo nel rapporto tra produttori e consumatori: «il contrassegno non è più soltanto un sigillo cartaceo applicato alla bottiglia, ma una vera e propria piattaforma digitale. Grazie all’integrazione di strumenti tecnologici e sistemi anticontraffazione diventa una sorta di passaporto del prodotto, capace di raccontarne origine, territorio e filiera produttiva».
Il progetto sviluppato insieme alla Doc Delle Venezie rappresenta, secondo Taglienti, «un esempio concreto di innovazione applicata al “Made in Italy”: stiamo lavorando con il Consorzio per costruire un sistema che valorizzi non solo il vino, ma anche le imprese, i servizi e i territori viticoli che compongono la filiera. L’obiettivo è integrare tracciabilità, sicurezza e capacità di racconto del sistema produttivo, rafforzando la fiducia dei consumatori nel sistema delle Indicazioni Geografiche italiane».
Rigotti ha ribadito il valore strategico dell’introduzione del contrassegno di Stato nel percorso di crescita della denominazione: «abbiamo scelto di adottare il contrassegno fin dall’inizio del nostro progetto perché rappresenta uno strumento di garanzia, trasparenza e tutela, oltre che un elemento distintivo capace di rafforzare l’identità della DOC e la sua riconoscibilità sui mercati internazionali. Oggi accogliamo con grande soddisfazione la sua evoluzione verso un sistema sempre più completo e innovativo, che collega il prodotto al territorio e alla filiera produttiva, offrendo al consumatore informazioni chiare e maggiore fiducia. Non è soltanto una fascetta applicata alla bottiglia, ma il simbolo di un sistema che unisce controlli, innovazione e responsabilità condivisa lungo tutta la filiera».
Rigotti ha inoltre ricordato come la strategia di posizionamento della denominazione di origine passi anche attraverso un articolato sistema di collaborazioni culturali e istituzionali di alto profilo: «le collaborazioni avviate dal Consorzio – come quelle con il FAI-Fondo per l’Ambiente Italiano e con la Fondazione Symbola – contribuiscono a rafforzare il percepito della denominazione e a collocarla in contesti di grande valore culturale, ampliando il raggio d’azione del Consorzio. Allo stesso tempo promuoviamo anche un consumo consapevole e responsabile, contribuendo così a una sostenibilità sociale che, come Consorzio, abbiamo scelto di perseguire anche attraverso la partnership con “Wine in Moderation”. Restiamo così in prima linea nella promozione di un consumo moderato, riconoscendo al vino la sua piena dignità culturale, in uno scenario globale in cui questo prodotto viene messo spesso sotto attacco».
Sul tema della tutela pubblica e della lotta alla contraffazione è intervenuto Biagio Morana, direttore dell’Ufficio ICQRF NordEst del MASAF, che ha evidenziato il ruolo centrale del sistema dei controlli nell’opera di difesa della reputazione delle Indicazioni Geografiche italiane sui mercati internazionali. I dati forniti dai report ICQRF 2024 e 2025 indicano che nel settore vitivinicolo vengono effettuati ogni anno circa 15.000 controlli annui, su circa 8.000 operatori, con un tasso medio di irregolarità intorno al 20%. Nel solo Triveneto svolge oltre 4.000 controlli, di cui più del 50% rivolti proprio al settore vitivinicolo, a conferma della centralità di quest’area per il sistema delle denominazioni italiane. Il fenomeno della contraffazione resta tuttavia significativo e l’obiettivo delle attività ispettive è proprio quello di tutelare la reputazione delle nostre eccellenze. «Il valore della produzione dei vini DOP e IGP in Italia supera gli 11 miliardi di euro, di cui circa 6 miliardi provengono dal Triveneto – con 4,3 miliardi dal Veneto, 0,8 dal Friuli Venezia Giulia e 0,7 dal Trentino Alto Adige – secondo il Rapporto Ismea-Qualivita. Strumenti come il contrassegno di Stato contribuiscono a rafforzare la tutela di questo straordinario patrimonio», ha concluso Morana.
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