Teatro La Fenice: via libera a Beatrice Venezi direttrice musicale

L'incarico quadriennale da ottobre 2026. Colabianchi: «una scelta che ha valore di investimento futuro».

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Teatro La Fenice
Il direttore musicale del Teatro la Fenice di Venezia, Beatrice Venezi.

Da ottobre 2026, e per i prossimi quattro anni, Beatrice Venezi sarà alla guida dell’orchestra del Teatro La Fenice di Venezia. Dopo mesi di polemiche e proteste che hanno visto in prima linea i lavoratori del teatro, il Consiglio di indirizzo si è riunito con il presidente, il sindaco Luigi Brugnaro, per ratificare la nomina del direttore musicale.

Il sovrintendente Nicola Colabianchi ha motivato la propria decisione con una lunga relazione in cui, rivolgendosi direttamente ai consiglieri, precisa di voler rendere note le ragioni della sua scelta per via del suo «senso di responsabilità istituzionale» e dell’«attenzione mediatica» intorno alla vicenda, assicurando di «tenere conto» del loro «parere di approvazione o di dissenso».

La scelta di Beatrice Venezi, spiega il sovrintendente, «assume consapevolmente anche il valore di un investimento sul futuro», anche per via della sua «giovane età di 36 anni. In un contesto spesso segnato da percorsi direttoriali lunghi e insistiti – si legge nella relazione -, la decisione di affidare un incarico di tale rilievo a un’esponente di una nuova generazione rappresenta un atto di fiducia nella capacità di costruire continuità».

Dopo aver riportato dettagliatamente il curriculum di Venezi, diplomata al Conservatorio di Milano, Colabianchi prosegue spiegando che la scelta risponde anche a una «coerenza artistica e progettuale di natura strettamente musicale». Venezi «possiede una formazione direttoriale solida, fondata su una conoscenza approfondita della partitura e su un metodo di lavoro orientato all’analisi strutturale del testo musicale». Un’impostazione «pienamente coerente con l’identità del Teatro La Fenice».

Il sovrintendente sottolinea che vi è poi «una motivazione di natura istituzionale», in quanto «il direttore musicale oggi non è soltanto un interprete sul podio, ma una figura chiamata a concorrere alla continuità dell’indirizzo artistico, al dialogo con le strutture interne e alla rappresentanza dell’immagine del Teatro». A pesare, infine, è anche «il valore simbolico di una scelta che contribuisce alla normalizzazione della presenza femminile nei ruoli apicali della musica».

Dallo scorso autunno, quando Venezi è stata designata per l’incarico, la sua nomina è finita al centro di tensioni e polemiche da parte delle maestranze della Fenice in quanto «avvenuta con modalità e tempistiche» che secondo i lavoratori «hanno calpestato ogni principio di confronto e trasparenza». A portare i sindacati a chiedere la revoca, proseguendo poi con le proteste nel corso dei mesi scorsi, anche «il curriculum» di Venezi ritenuto «non comparabile» con quello dei direttori musicali passati.

La decisione del Consiglio di indirizzo del Teatro La Fenice sulla nomina di Venezi ha avuto come corollario le dimissioni di Alessandro Tortato, nominato a gennaio 2025 dal ministero della Cultura perché «la nomina del nuovo direttore musicale si è fatta meramente politica e che, di conseguenza, non c’è alcun bisogno di avere un musicista tra i consiglieri. Quindi me ne vado

Per Tortato, «si può essere in disaccordo, protestare, parlare di prassi violata, ma la nomina è lecita. Non è altrettanto lecito, o perlomeno corretto, che Colabianchi faccia sapere che la nomina è stata approvata all’unanimità dal Consiglio d’indirizzo, cosa mai avvenuta. Il Consiglio, sempre da Statuto, non ha alcun titolo per esprimersi in merito alle nomine artistiche».

Oltre che verso il sovrintendente, Tortato è critico anche nei confronti dei sindacati, che lo hanno duramente criticato durante il braccio di ferro sul welfare: «visto che stiamo parlando della Fenice e non della bocciofila di Maerne (che non esiste, così non offendo nessuno), era assolutamente sensato sospendere il pagamento di quell’erogazione liberale sin quando non si avesse avuto la certezza che quei soldi sarebbero entrati in cassa».

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