Le informazioni di sostenibilità stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nella valutazione delle piccole e medie imprese da parte del sistema bancario. Nonostante l’Unione europea stia rivedendo il perimetro degli obblighi di rendicontazione per molte aziende, i dati ESG – ambientali, sociali e di governance – stanno diventando uno dei nuovi linguaggi del rapporto tra imprese e credito.
In questo quadro si inserisce una scadenza ravvicinata: il 18 marzo si chiude la consultazione pubblica sul “Documento PMI-Banche”, uno strumento pensato per standardizzare e semplificare le informazioni che le imprese forniscono agli istituti finanziari. Il documento è stato sviluppato nell’ambito di un tavolo di lavoro che coinvolge istituzioni, sistema bancario e operatori del mercato con l’obiettivo di creare un set informativo comune e più facilmente utilizzabile nei processi di valutazione del rischio.
Il nuovo linguaggio tra imprese e banche
Negli ultimi anni le banche europee hanno progressivamente integrato nei propri modelli di analisi anche variabili ESG, considerate sempre più rilevanti per valutare la solidità prospettica delle imprese. Eventi climatici estremi, vulnerabilità nelle catene di fornitura, qualità della governance e gestione del capitale umano sono elementi che possono incidere direttamente sulla continuità aziendale e sulla capacità di rimborso del debito.
Per evitare che questo processo si traduca in una proliferazione di questionari e richieste eterogenee alle imprese, il Documento PMI-Banche propone una base informativa condivisa che consenta di dialogare con il sistema finanziario attraverso indicatori chiari e comparabili.
Il documento si affianca allo standard europeo VSME – Voluntary Sustainability Reporting Standard for SMEs, sviluppato dall’EFRAG per la rendicontazione volontaria delle PMI. I due strumenti sono collegati anche da una tabella di interoperabilità, pensata per evitare duplicazioni informative e ridurre gli oneri amministrativi.
Meno obblighi normativi, ma più centralità delle informazioni ESG
Parallelamente, la Commissione europea sta intervenendo sul quadro normativo con il cosiddetto Pacchetto Omnibus, che rivede l’applicazione della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e di altre normative sulla sostenibilità.
Il nuovo assetto prevede un perimetro più ristretto delle imprese obbligate alla rendicontazione, con soglie dimensionali più elevate. Allo stesso tempo introduce un principio destinato a incidere profondamente sulle filiere produttive: le grandi imprese non potranno chiedere ai partner commerciali con meno di 1.000 dipendenti informazioni ESG più ampie di quelle previste dallo standard VSME.
L’obiettivo è evitare il cosiddetto pass-through reporting, cioè il trasferimento degli oneri di rendicontazione dalle grandi aziende ai fornitori più piccoli.
Indicatori adattati al contesto italiano
Il Documento PMI-Banche contiene inoltre alcuni indicatori calibrati sulle caratteristiche del sistema produttivo italiano. Tra questi figurano elementi legati alla copertura assicurativa contro eventi catastrofali, all’inclusione delle categorie protette oltre le soglie minime di legge e all’adozione di modelli organizzativi di prevenzione dei reati come il Modello 231.
Si tratta di informazioni che consentono alle banche di valutare non solo la performance economica delle imprese, ma anche la loro capacità di gestire rischi operativi, reputazionali e di compliance.
Il punto di vista dei professionisti
Secondo Camilla Menini, dottore commercialista partner Consimp, l’evoluzione in corso segna un passaggio importante nel rapporto tra imprese e sistema finanziario.
«Negli ultimi anni – osserva – le banche hanno iniziato a integrare nei modelli di valutazione del rischio anche fattori legati alla sostenibilità. Per molte PMI questo è un cambiamento culturale prima ancora che tecnico, perché significa affiancare ai numeri di bilancio informazioni che descrivono la capacità dell’impresa di gestire rischi ambientali, sociali e di governance».
Menini sottolinea come la standardizzazione dei dati rappresenti un passaggio fondamentale per evitare un eccesso di complessità per le imprese:
«Strumenti come il Documento PMI-Banche e lo standard VSME vanno nella direzione giusta. Consentono di costruire un linguaggio comune tra imprese, banche e filiere produttive, evitando che ogni interlocutore chieda set informativi diversi».
Per le PMI, aggiunge, la sostenibilità non deve essere interpretata come un mero adempimento:
«Quando le informazioni ESG vengono raccolte in modo strutturato diventano anche uno strumento di gestione aziendale. Permettono di individuare vulnerabilità, migliorare i processi e presentarsi al sistema finanziario con una maggiore trasparenza».
Una fase di transizione per il sistema produttivo
La chiusura della consultazione del 18 marzo rappresenta quindi un passaggio importante per definire il futuro quadro informativo tra PMI e sistema bancario. L’obiettivo è costruire uno standard che permetta di valorizzare le informazioni di sostenibilità senza appesantire il carico burocratico sulle imprese.
In un contesto economico caratterizzato da transizione energetica, volatilità delle catene globali e crescente attenzione ai rischi climatici, la capacità di raccogliere e comunicare dati ESG affidabili è destinata a diventare sempre più una componente della competitività delle imprese.
E, come evidenziano banche e istituzioni europee, la sostenibilità non è più solo un tema reputazionale, ma una variabile che incide direttamente sull’accesso al credito e sulla valutazione del rischio d’impresa.
Massimo Casagrande































