Granchio blu, presentati i dati del primo anno del progetto regionale di mappatura

Bond: «Oltre 62.000 kg campionati in 150 km di costa, lagune, valli, acque dolci del Veneto. Ora nuove strategie di contenimento».

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Granchio blu
L'assessore regionale del Veneto all'agricoltura e pesca, Dario Bond.

A un anno dall’avvio del progettoMappatura ambientale ed eco-fisiologica del granchio blu nelle acque interne e marittime del Veneto (Blue Crab Action Plan)”, la Regione ha presentato a Rovigo i risultati intermedi del programma strategico nato per contrastare una delle più gravi emergenze ambientali, economiche e sociali degli ultimi anni.

Il “Blue Crab Action Plan”, della durata complessiva di 30 mesi, rappresenta una collaborazione strutturata tra Regione del Veneto, Arpav, Veneto Agricoltura e Università di Padova e Ca’ Foscari Venezia. L’obiettivo è chiaro: fornire strumenti concreti, scientificamente fondati e operativi per il contenimento nel medio-lungo periodo del Callinectes sapidus (granchio blu) specie aliena invasiva che, a partire dal 2023, ha compromesso in modo significativo le attività di pesca e acquacoltura, in particolare la molluschicoltura, su tutta la costa veneta e adriatica

Le attività previste dal Progetto, approvato dalla Giunta veneta nel novembre 2024, sono finalizzate a monitorare e controllare la presenza del granchio blu nelle acque interne, marittime interne e lungo la fascia costiera del Veneto; allo sviluppo di modelli predittivi che consentano di comprendere le dinamiche di popolazione e gli eventuali fattori limitanti nonché la produzione di linee guida con azioni di mitigazione e buone pratiche a supporto dei pescatori ed acquacoltori per il contenimento del granchio blu e dei suoi impatti socioeconomici.

Il progetto può contare su un budget complessivo di 1.541.000 euro, di cui 750.000 di risorse regionali più un cofinanziamento di 791.000 da parte di Enti regionali e Istituti di ricerca che partecipano allo studio.

«Il granchio blu non è più un’emergenza episodica, ma una trasformazione strutturale degli ecosistemi lagunari dovuta innanzitutto alle temperature delle acque che crescono sempre più – ha dichiarato l’assessore regionale alla pesca Dario Bond -. Per questo abbiamo scelto un approccio scientifico integrato, che unisce monitoraggio, modellistica, ricerca fisiologica e strumenti operativi per il settore. I dati che abbiamo presentato oggi rappresentano una base senza precedenti per guidare le decisioni future. Dopo di che, credo che ad oggi si debba trasformare un problema in un’opportunità, introducendo il granchio blu nei mercati asiatici, americani ed europei che ne sono sensibili, perché la presenza del granchio non è più episodica o emergenziale ma purtroppo sistemica».

Nel periodo di monitoraggio giugno–novembre 2025, sono stati campionati complessivamente 62.468 kg di granchio blu in 150 km di costa tra mare, costa, valli e lagune, confermando la diffusione capillare della specie in tutte le principali aree costiere e lagunari del Veneto, con densità più elevate nel Delta del Po e nella laguna nord di Venezia.

«I numeri parlano chiaro: siamo di fronte a una specie ormai stabilmente insediata, con densità particolarmente elevate nelle aree più produttive per la pesca – ha sottolineato Bond –. Questo impone una strategia permanente di gestione e non interventi emergenziali».

L’analisi comparativa ha evidenziato una diversa efficacia degli attrezzi: le nasse sono più performanti nel Delta del Po, i cogolli nella Laguna di Venezia. Questi risultati costituiscono la base per la definizione di protocolli condivisi di pesca selettiva.

Gli studi condotti presso la Stazione di Idrobiologia di Chioggia hanno evidenziato caratteristiche di eccezionale adattabilità: il granchio blu tollera temperature inferiori a 10°C e superiori a 30°C, resistendo a condizioni di salinità molto variabili (fino a 33 g/l in laguna di Venezia). E’ capace di adattarsi anche a condizioni estreme (32°C e salinità elevate), con variazioni del metabolismo e del battito cardiaco. Il granchio blu mostra dunque una elevata plasticità fenotipica, elemento chiave della sua invasività.

Il monitoraggio ha evidenziato la dominanza costante dei maschi nella maggior parte delle lagune, con presenza di femmine in picchi stagionali (Burano a giugno, Chioggia a novembre) legati ai cicli riproduttivi. Nelle valli da pesca il rapporto maschi/femmine è di circa 3:1, confermando una maggiore mobilità dei maschi verso aree con apporti di acqua dolce.

Le analisi ecologiche aprono scenari innovativi: è confermata la predazione da parte di alcune specie di pesci (branzini, orate, pesci serra, corvine e palombi). Particolarmente rilevante il ruolo della tartaruga marina Caretta caretta che ha nel granchio blu una delle principali fonti alimentari. Dai dati 2025 è emerso che una tartaruga su 3 campionate presentava granchio blu nella dieta.

«Il dato sui predatori naturali è estremamente interessante – ha evidenziato Bond – perché apre alla possibilità di integrare il controllo della specie anche attraverso la catena alimentare, in un’ottica ecosistemica e non solo di prelievo».

Non sono immuni dalla presenza del granchio anche i sistemi acquatici confinati come le valli da pesca: ad esempio, in valle Ca’ Pisani (Delta del Po) sono stati rilevati fino a 130 individui per campionamento, mentre in valle Pierimpiè (Laguna di Venezia) la presenza è costante ma più contenuta. L’ingresso della specie nelle valli è correlato a gradienti salini e dinamiche idrauliche.

Per affrontare l’emergenza, nel primo anno del Progetto sono stati convocati 18 incontri del Tavolo tecnico con pescatori e cooperative (Chioggia, Burano, Rosolina, Scardovari, Pila, Caorle), ed è stata avviata un’analisi economica sui costi della crisi e le eventuali opportunità di mercato.

«Quello che emerge è un quadro complesso ma finalmente leggibile – ha spiegato Bond –. Abbiamo dati, strumenti e una rete istituzionale e scientifica che lavorano insieme. La sfida ora è trasformare queste conoscenze in azioni strutturali, capaci di difendere il reddito dei pescatori e l’equilibrio dei nostri ecosistemi».

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