Il funerale di Umberto Bossi segna quello della Salvini premier e il risogere della Lega Nord

Forte contestazione a Salvini da parte della base del movimento federalista e autonomista. Grimoldi: «il popolo padano più autentico si è espresso chiaramente».

2019
funerale di umberto bossi

Il funerale di Umberto Bossi a Pontida alla presenza dei massimi vertici dello Stato ha accompagnato anche il funerale della Salvini premier con la forte contestazione politica e personale di Matteo Salvini e il risorgere della troppo frettolosamente abbandonata Lega Nord, anche complice il testamento politico dello stesso Bossi che ha chiesto a tutti di ricomporre la diaspora tra la deriva nazionalista dei salviniani e la base ortodossa oggi interpretata da “Patto per il Nord” e dal “Partito Popolare del Nord”.

Cosa che potrebbe anche aprire a un nuovo scenario, con la Salvini premier spostata sui territori sotto la “linea gotica” e il rilancio della Lega Nord nella sua culla originaria, con le due forze politiche legate da un patto federale, così come accade in Germania tra la CDU e la bavarese CSU.

Al funerale di Umberto Bossi tanto affetto, gratitudine, commozione, ma anche tanta nostalgia si mescolano a Pontida tra chi saluta per l’ultima volta il Senatur. Lì dove tutto è iniziato nel lontano 1990 per celebrare la nascita della Lega Lombarda contro Federico Barbarossa sono numerosi i militanti che rimpiangono le origini celoduriste del partito della secessione della Padania e dell’Autonomia mancata dei territori, come ricorda sul pratone del paese in provincia di Bergamo la scritta verdePadroni a casa nostra”.

Di fronte alle bandiere col “Sole delle Alpi” che sventolano, è forte l’accusa rivolta a Salvini di chi ha contribuito a fare grande la Lega Nord. «Quella di Bossi è una eredità tradita – tuona Roberto Castelli, membro di spicco del cerchio magico di Umberto che, in contrasto con la deriva di Matteo Salvini, ha promosso quel “Partito Popolare del Nord” i cui militanti hanno contestato il segretario -. La Lega di Salvini non è la Lega che si vede qui oggi, è un’altra cosa. Ha mantenuto parzialmente il nome storpiandolo, ma solo quello», sostiene l’ex ministro, secondo cui «c’è una questione settentrionale da riprendere in mano con più vigore».

«È una rivoluzione da concludere», ammette Massimiliano Romeo, capogruppo dei senatori della Salvini premier e segretario della Lega Lombarda che al recente congressonazionaleaveva pesantemente criticato la mancata attenzione di Salvini alle necessità del Nord, convinto che il suo partito «non possa dimenticare un tema caldo, vivo, che purtroppo non è ancora stato risolto», pur senza criticare il nuovo corso di cui anche lui fa parte non avendo finora avuto sufficiente coraggio di fare conseguire alle doverose rimostranze le dovute conseguenze politiche. E con lui, tanti altri salvininani che lanciano le critiche senza fare i passi ulteriori.

Più netto e ruspante il comportamento dei militanti storici giunti nella piazzetta della basilica di Pontida e nel pratonesacro” che criticano la scelta di Salvini di presentarsi con tanto di camicia e pochette verde: «togliti la camicia che hai rinnegato più di dieci anni fa» e, quando il “Capitano” saluta con un bacio sulla fronte la vedova Bossi, gli danno del «Giuda». «Vergognati hai tradito la Lega, dovevi essere il primo a non venire al funerale».

Una giornata che Castelli definisce «molto triste, ma anche di speranza». La speranza che l’addio a Umberto Bossi, conclude, rappresenti «un punto di partenza per quel popolo della Lega Nord che non si riconosce più nella politica centralista di questo nuovo partito, che è un’altra cosa».

Bossi, secondo un altro esponente di quarantennale militanza accanto a Bossi come Marco Reguzzoni, dal 2024 trasmigrato come tanti altri in Forza Italia contro la deriva del corso salviniano, «aveva un desiderio preciso: che quello che aveva costruito non venisse diviso. Parlava di una comunità che condivide valori e direzione. Dal punto di vista politico, la linea era chiara: territori, identità, attenzione alla famiglia, al lavoro, alle piccole imprese. E anche un’idea di Europa che andava cambiata, ma non rifiutata. Un’Europa dei popoli, dei territori, che potesse essere anche uno strumento di pace. La Lega delle origini era un movimento antisistema non ideologico. Era il sindacato del territorio. Non era né di destra né di sinistra, era dalla parte di chi produceva. Oltre che in lotta per il federalismo».

Per l’ex segretario lombardo della Lega Nord e attuale leader di “Patto per il Nord”, Paolo Grimoldi, e per uno dei fondatori come Giuseppe Leoni che ha consegnato a tutti i fuoriusciti il testamento politico di Bossi, ovvero il desiderio che «potessero tornare tutti sotto un’unica bandiera», Grimoldi è chiaro: «non vedremmo l’ora di ritrovarci, ma finché c’è Salvini come si fa? Questa non è la Lega, non è quella Lega Nord che era diventata il primo partito al Nord e che ora è ampiamente surclassata da Fratelli d’Italia. Vi pare normale che la figlia di Denis Verdinicondannato in via definitiva per gravi reati -, ed ennesima compagna di Matteo Salvini possa offendere un militante storico colpevole di chiedere solo di riavere la sua Lega tenuta in ostaggio da Salvini?! La figlia di Verdini chi è per aprire bocca e offendere un militante?! Ha fatto decenni di gazebo, attività politica, volantinaggi? Ha donato soldi e tempo alla Lega? La Verdini – continua Grimoldi – si occupa di film, tra l’altro finanziati dalla RAI, ergo finanziati indirettamente dalla politica, e pagati soprattutto dal Nord. Una mancanza di rispetto, di stile e di educazione. La signora Verdini/Salvini dovrebbe pensare a suo padre e lasciare in pace i militanti e la Lega di cui non conosce assolutamente niente

Da notare che pure Salvini ha abiurato a quel Nord che lo ha fatto crescere, visto che subito dopo i funerali a Pontida è rapidamente voltato a Roma pe votare al seggio del quartiere Trionfale dove ormai ha spostato la sua residenza anagrafica dove convive fuori matrimonio assieme alla sua compagna in barba alle sue continue pontificazioni sulla famiglia tradizionale.

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