Concessione A22, Fugatti riferisce al Consiglio di Trento lo stato della vicenda

Ricostruita la vicenda gestita da principianti dalla politica trentina, dalla società concessionaria scaduta e pure dal ministero dei Trasporti.

2224
Concessione A22 terzo mandato
Matteo Salvini e Maurizio Fugatti.

Sull’annosa vicenda del rinnovo della concessione A22 scaduta ormai da 12 anni, il presidente del Trentino, il salviniano Maurizio Fugatti, ha riferito al Consiglio provinciale l’evoluzione della vicenda tra i numerosi flop, eccessiva baldanza e scarsa consapevolezza degli scenari europei.

Fugatti ha esordito davanti al Consiglio provinciale con «credo che stamattina sia stato un momento in cui tutti hanno preso la consapevolezza che si tratta di un tema difficile da affrontare». E la decisione da parte del suo sodale di partito, il ministro Matteo Salvini, di cassare dal bando di gara il requisito della prelazione fortissimamente voluto dagli azionisti uscenti di Autobrennero Spa a seguito della sentenza della Corte di giustizia europea che ha sugellato un’impostazione giuridica già da tempo seguita dalla Commissione europea ma che tra Roma e Trento si è voluto ignorare, ha aperto una sorta di baratro, visto che la gara procede di fatto senza alcuna rete di sicurezza per il concessionario uscente, con il più che fondato rischio che la concessione possa essere affidata ad uno degli altri partecipanti alla gara, tutte realtà di gran lunga più forti e finanziariamente strutturate rispetto ad Autobrennero Spa che per rispettare i requisiti finanziari della gara è dovuta ricorrere all’avallo di realtà terze.

Fugatti avanza prudenza sulla vicenda, ben sapendo che lui in prima persona rischia di incappare in qualche conseguenza insidiosa visto che la gara è in pieno corso: «c’è un bando in corso gestito dal Ministero sul quale occorre muoversi con la dovuta prudenza: se qualcuno ha partecipato a questo bando e il Ministero volesse fare retromarcia in autotutela si rischierebbero potenzialmente dei ricorsi che comprometterebbero il percorso di una nuova concessione. Si deve anche tenere conto che lo strumento dell’inhouse aveva avuto criticità sotto il profilo giuridico e amministrativo. Oggi l’inhouse sarebbe di 15 anni, un percorso che rispetto alla volontà e necessità di investire della concessionaria non sarebbe semplice da percorrere. Altro punto debole dell’in-house quello dell’autonomia decisionale perché la gestione era composta da sei rappresentanti (3 di nomina ministeriale e 3 di nomina territoriale), con il presidente scelto tra quelli di nomina ministeriale e con doppio voto in caso di parità. Certo, l’inhouse garantirebbe la presenza territoriale e l’interesse nostro è quello di tutelare i nostri territori e questo è quello che continueremo a fare fino in fondo».

Alla base della vicenda probabilmente c’è una sorta di eccesso di ingordigia da parte degli enti locali azionisti di Autobrennero Spa, a partire dal volume degli investimenti da effettuare, dal contributo economico destinato ai territori attraversati, oltre alla durata della concessione: ben 50 anni, quando le recenti linee formulate dall’Autorità di regolazione dei trasporti prevedono una durata massima di 15 anni per le nuove concessioni e la riassegnazione di quelle esistenti.

E proprio quest’aspetto, una durata più che tripla rispetto a quelle ora possibili, costituisce un fattore dirimente per gli appetiti delle società partecipanti alla gara, tanto che secondo un’indiscrezione raccolta un concorrente specifica che una durata così lunga consente di garantire un entrata certa anche se di importo inferiore, cosa che ne rendere comunque appetibile la vincita anche se con margini operativi più bassi della media, quest’ultimo aspetto che nelle intenzioni del concessionario uscente che ha formulato il bando di gara fatto proprio dal ministero avrebbe dovuto disincentivare la partecipazione da parte dei concorrenti.

Comunque si giri la vicenda, ancora una volta la miopia della politica e la mancanza di una strategia realistica a tutti i livelli è responsabile della situazione che si è venuta a creare. Da una parte degli enti locali azionisti di Autobrennero Spa si sono comportati come dei feudatari non rassegnandosi a perdere i vantaggi economici garantiti dalla gestione di una concessionaria autostradale nonostante ben sapessero che al termine della concessione, per altro più volte rinnovata, la gestione passava direttamente nelle mani del concedente, ovvero lo Stato. Dall’altra parte, il ministro Salvini non ha saputo fare valere gli interessi superiori nazionali rispetto a quelli dei feudatari di A22, in larga parte suoi sodali di partito con qualche incursione di esponenti Svp e Pd, accettando a scatola chiusa la proposta di finanza di progetto presentata dal concessionario uscente strascaduto. Salvini avrebbe potuto legittimamente scegliere la strada lineare del trasferimento della concessione in capo ad Autostrade dello Stato Spa, appositamente realizzata per subentrare a tutte le concessioni scadute e in procinto di esserlo, ma non ha avuto il coraggio di farlo. Salvo essere caduto in un cul de sac che ora potrebbe vedere il passaggio della concessione anche ad un operatore straniero, esportando risorse che avrebbero potuto essere trattenute nell’economia nazionale. Niente male davvero per un ministro sempre meno all’altezza del suo compito istituzionale.

Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie de “Il NordEst Quotidiano”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata. 

Telegram

https://t.me/ilnordest

Linkedin

https://www.linkedin.com/company/ilnordestquotidiano

Facebook

https://www.facebook.com/ilnordestquotidian

X

x.com/nestquotidiano

© Riproduzione Riservata