
Non c’è più spazio, nelle crisi d’impresa, per letture parziali. Non basta osservare il conto economico, non basta inseguire la tensione di cassa, non basta attendere che il deterioramento diventi conclamato. La crisi, oggi, è un processo che nasce prima nei segnali, poi nelle scelte, infine nei numeri. E proprio da questa consapevolezza è partita la Giornata del Triveneto promossa da ADCEC Tre Venezie, che il 27 marzo 2026 al BHR di Treviso ha riunito circa 200 partecipanti in presenza per un’intera giornata di confronto sul tema “Crisi d’impresa: tra uso del tempo, conservazione del valore, governance e responsabilità”. I contenuti emersi hanno restituito con chiarezza una tesi di fondo: nelle situazioni di crisi, il tempo non è solo una variabile procedurale, ma un fattore economico che incide direttamente sulla possibilità di difendere continuità aziendale, valore e posizionamento competitivo.
I saluti iniziali hanno affidato il senso istituzionale della giornata a Michele Sessolo, Presidente ADCEC Tre Venezie, Pierantonio Biasotto, Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Treviso, e Bruno Casciarri, Presidente di sezione del Tribunale di Treviso. A introdurre e moderare i lavori è stato Massimo Zappalà, Professore a contratto di Diritto delle Crisi d’Impresa all’Università di Padova. Già da questa apertura si è colto il valore distintivo dell’iniziativa: mettere in dialogo, in modo concreto, la professione, l’accademia e la magistratura su uno dei terreni oggi più sensibili per il sistema economico.
La prima tavola rotonda ha affrontato il cuore diagnostico del problema. Paolo Bastia, Professore ordinario di Economia Aziendale all’Università di Bologna e alla Luiss Guido Carli di Roma, ha sviluppato il tema della multidimensionalità della crisi e degli indicatori di piano. Le sue slide hanno evidenziato un punto fondamentale: il Codice della crisi coglie la crisi nella sua manifestazione finanziaria, ma le sue radici sono normalmente molto più ampie. Perdita di competitività, problemi organizzativi, carenze manageriali, obsolescenza tecnologica, erosione della clientela, inefficienze operative e segnali deboli precedono spesso il deterioramento dei numeri e rendono evidente quanto sia fondamentale una lettura anticipata, non solo monetaria, della fragilità aziendale. Per chi fa impresa, significa comprendere che la crisi non inizia quando il bilancio la certifica; per chi assiste le imprese, significa dotarsi di strumenti di osservazione più evoluti, capaci di integrare scenario, strategia, KPI non monetari e analisi di sensitività.
Su un piano altrettanto concreto si è mosso Alberto Tron, Professore ordinario di Finanza Aziendale presso Universitas Mercatorum di Roma e docente presso l’Università Bocconi di Milano, intervenuto su “La gestione del capitale circolante nell’azienda in crisi”. Il suo contributo ha richiamato l’attenzione su una verità spesso sottovalutata: in molte situazioni di difficoltà, il primo banco di prova della tenuta aziendale non è la grande operazione straordinaria, ma la qualità della finanza operativa. Tempi di incasso, gestione delle rimanenze, equilibrio con i fornitori, dinamica del circolante diventano variabili decisive per capire se l’impresa abbia ancora margine per reagire o stia già consumando le proprie opzioni. In questa prospettiva, il capitale circolante si conferma uno dei luoghi nei quali il tempo della crisi si traduce immediatamente in misura economica.
A chiudere la prima sessione è stato Andrea Panizza, Dottore Commercialista in Ferrara, Professore a contratto di Diagnosi e Gestione della Crisi Aziendale all’Università di Ferrara e Presidente A.P.R.I., con un intervento sui principi di redazione e attestazione dei piani di risanamento. Le sue slide hanno messo ordine in un passaggio essenziale: un piano non è attendibile perché promette molto, ma perché regge sul piano logico, documentale e prospettico. Diagnosi corretta della crisi, distinzione tra forecasts e projections, coerenza tra cause individuate e azioni previste, chiarezza delle assumptions, monitoraggio dei KPI, sostenibilità economica e finanziaria: tutto concorre a determinare la qualità effettiva del piano. Il punto emerso con più forza è che il mercato della crisi richiede sempre meno documenti difensivi e sempre più architetture di risanamento credibili. Per le imprese, è un richiamo alla serietà metodologica. Per i professionisti, è un rafforzamento del proprio ruolo come costruttori di percorsi verificabili, non semplici accompagnatori formali.
La seconda tavola rotonda ha spostato l’attenzione dal piano al valore e alla responsabilità. Paolo Benazzo, Professore ordinario di Diritto Commerciale all’Università di Pavia, ha affrontato il passaggio dal diritto societario al diritto della crisi, richiamando la centralità della tempestività decisionale. Gianluca Guerrieri, Professore ordinario di Diritto Commerciale all’Università di Bologna, ha approfondito il tema del nuovo articolo 2407 c.c. nel sistema del codice della crisi d’impresa, mentre Alessandro Danovi, Professore associato di Economia e Gestione delle Imprese all’Università di Bergamo, ha affrontato un nodo decisivo per procedure, creditori e advisors: la valutazione dell’azienda in contesti di crisi, con particolare attenzione alle criticità della stima del valore di liquidazione giudiziale. Ha chiuso la sessione Antonio Viotto, Professore ordinario di Diritto Tributario all’Università di Venezia, con un intervento sulle criticità fiscali e sugli strumenti di regolazione della crisi.
Tra i contenuti più rilevanti della giornata, l’intervento di Danovi ha offerto una chiave di lettura particolarmente utile anche per il pubblico imprenditoriale. Le sue slide mostrano bene che valutare un’azienda in crisi non significa attribuire un numero statico, ma confrontare scenari: valore in riorganizzazione, liquidazione forzata, liquidazione in continuità, liquidazione ordinaria o accelerata, canone di affitto, valore recuperabile. Nel sistema del Codice della crisi, lo scenario della liquidazione giudiziale diventa il benchmark per verificare il miglior soddisfacimento dei creditori, ma il giudizio di convenienza non si esaurisce nella stima dell’attivo: occorre considerare la diversa conformazione delle masse passive, l’ordine dei privilegi, la waterfall distributiva, il rischio di insuccesso del piano e i costi indiretti del dissesto. È una lezione che parla chiaramente alle imprese: il valore, in contesti di crisi, non è mai un dato naturale; è il risultato di un confronto tecnico complesso tra alternative possibili. Su questo terreno si è innestato con coerenza anche l’intervento di Antonio Viotto, che ha riportato il confronto su un altro snodo decisivo delle situazioni di crisi: il fisco. Il suo contributo ha mostrato come il debito tributario e il rapporto con l’amministrazione finanziaria non siano un capitolo laterale, ma una componente che incide direttamente sulla sostenibilità del risanamento, sui tempi delle soluzioni e sulla credibilità complessiva del percorso proposto. Se Danovi ha evidenziato quanto sia complesso stimare il valore in un contesto di crisi, Viotto ha ricordato che nessun percorso di regolazione può dirsi davvero sostenibile se non affronta con rigore anche il nodo fiscale. Anche sotto questo profilo, la crisi si conferma dunque un terreno in cui competenze aziendalistiche, giuridiche e tributarie devono necessariamente dialogare.
Il pomeriggio ha riportato al centro la governance, cioè il luogo in cui la crisi diventa immediatamente questione di responsabilità e di equilibrio tra interessi contrapposti. Lorenzo Stanghellini, Professore ordinario di Diritto Commerciale all’Università di Firenze, ha affrontato il tema della governance in contesti di crisi, tra doveri degli amministratori e diritti dei soci. Vincenzo Cantelli, Magistrato del Tribunale di Ferrara, è intervenuto sulle misure protettive e cautelari: questioni controverse. Silvia Bianchi, Magistrata del Tribunale di Trieste, ha trattato gli accordi di ristrutturazione ad efficacia estesa, mentre Stefania Pacchi, Professoressa ordinaria f.r. di Diritto Commerciale dell’Università di Siena, ha chiuso la giornata con una riflessione sulla “terzietà attiva” e sul nuovo profilo del commissario giudiziale nel diritto della ristrutturazione.
Il filo che ha unito questa terza sessione è stato molto netto: la crisi non è mai solo una questione contabile. È una prova di governance. Si misura nella qualità degli assetti, nella tempestività delle decisioni, nella capacità di contemperare tutela dei creditori, diritti dei soci, doveri degli amministratori e sostenibilità delle soluzioni. In questo quadro, il ruolo del professionista cambia profondamente. Non è più soltanto il soggetto che certifica o accompagna una procedura. È sempre più spesso chi aiuta l’impresa a leggere per tempo i segnali, a costruire le alternative, a presidiare il metodo, a trasformare la complessità in decisioni praticabili.
Ed è qui che la Giornata del Triveneto – organizzata con il sostegno di Abilio, Data Services, Saf Triveneta e Zucchetti Software Giuridico – mostra tutta la sua rilevanza anche per il posizionamento di ADCEC Tre Venezie una vera e propria piattaforma di elaborazione professionale capace di selezionare temi che stanno esattamente all’incrocio tra i bisogni delle imprese e l’evoluzione delle competenze richieste agli studi. In un mercato in cui cresce la domanda di consulenza integrata e si alza il livello di complessità delle decisioni aziendali, costruire occasioni di confronto tra accademia, magistratura e professione significa rafforzare il ruolo del commercialista come interlocutore strategico, non solo tecnico.
La presenza di circa 200 partecipanti in sala, per una giornata interamente in presenza, restituisce bene questa esigenza di approfondimento qualificato. Il messaggio che arriva da Treviso è netto. La crisi d’impresa, oggi, non si governa inseguendo l’emergenza. Si affronta lavorando prima, leggendo meglio, scegliendo con maggiore consapevolezza. E la differenza, sempre più spesso, non la fa soltanto lo strumento giuridico disponibile, ma la qualità delle analisi, delle informazioni e delle professioniste e dei professionisti chiamati a guidare il percorso.
Per l’imprenditrice o l’imprenditore che legge, la conclusione è immediata: il tempo è già parte del valore aziendale. Per la professionista o il professionista, la conclusione è speculare: oggi la competenza che conta davvero è quella che sa tenere insieme diagnosi, piano, finanza, diritto e governance. La Giornata del Triveneto ha mostrato esattamente questo: nelle crisi d’impresa, vedere prima significa ancora avere spazio per scegliere. E scegliere bene, in molti casi, significa ancora poter salvare valore.
Massimo Casagrande




























