L’Autonomia denegata per il Veneto e la Lombardia è al centro delle proposte politiche dei rappresentanti autonomistici delle due regioni e passa attraverso una proposta dirompente: fondere Veneto e Friuli Venezia Giulia in un’unica regione autonoma. Il capogruppo di Liga Veneta Repubblica, Alessio Morosin, intervenendo in Aula consiliare, ha rilanciato una proposta istituzionale che mira ad aprire una nuova fase politica per il Veneto: «propongo di convocare un Consiglio regionale congiunto tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, coinvolgendo consiglieri e presidenti, per discutere concretamente la possibilità di una fusione tra le due Regioni». Attuando così una precisa previsione contenuta nella Costituzione. E pure andando oltre l’attuale, difficoltoso iter per attribuire maggiore Autonomia alle regioni ordinarie.
«Sul bilancio rischiamo di confrontarci, di litigare sulle briciole – dichiara Morosin – senza avere il controllo reale delle risorse, perché le decisioni vengono prese altrove. Non è una questione di capacità: è che oggi esiste un sistema che decide senza di noi. Siamo qui a discutere di cifre marginali, mentre ogni giorno escono milioni di euro dal Veneto: mi riferisco al residuo fiscale, che vale decine di milioni al giorno. Questo è il nodo centrale: è come andare al ristorante, consumare per 100 e pagare 125. La differenza la paghiamo per altri che non pagano. Qui discutiamo di 30 o 50.000 euro, mentre in queste due ore di Consiglio, dal Veneto sono già usciti circa 3 milioni di euro di residuo fiscale».
Per Morosin la fusione tra il Veneto, regione ordinaria, e il Friuli Venezia Giulia, regione Autonoma anche se non autonomissima come Trentino Alto Adige o la stessa Sicilia che, viceversa, andrebbe commissariata al più presto con un mandato senza termine, sarebbe la soluzione per uscire dall’attuale impasse. «Dopo la sentenza n. 192/2024 della Corte costituzionale, – osserva Morosin – gli spazi di Autonomia sono stati ulteriormente limitati. Dobbiamo prenderne atto e trovare una strada alternativa, concreta e praticabile, e non possiamo continuare ad andare con il cappello in mano a Roma, a chiedere briciole. Il Veneto sta soffrendo: circa 600.000 persone sono a rischio povertà. La fusione tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, prevista dall’art. 132 della Costituzione, è una soluzione legittima, sostenuta da studiosi e giuristi. Se a Roma non vogliono darci l’Autonomia, dobbiamo costruircela con gli strumenti che la Costituzione già prevede. Serve uno scossone vero, una proposta politica che cambi le regole del gioco».
Sarebbe il primo passo verso la costituzione di una macroregione dotata di piena Autonomia: «parliamo di un territorio che arriverebbe, tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, a oltre 6,5 milioni di abitanti. Una macroregione, una realtà con un peso politico, economico e istituzionale completamente diverso, capace di incidere davvero. È un progetto che conviene ad entrambe le popolazioni: Veneto e Friuli devono essere due soggetti che vincono insieme. Per questo serve serietà, studio e una proposta forte da mettere sul tavolo. Vi chiedo di pensarci senza pregiudizi. Non possiamo limitarci a gestire l’esistente. Dobbiamo avere il coraggio di proporre qualcosa di nuovo. Facciamo politica vera: incontriamoci con i consiglieri del Friuli Venezia Giulia, apriamo un confronto istituzionale e diamo a Roma un segnale forte, intelligente e a costo zero. Il Veneto sta soffrendo e i cittadini ci chiedono risposte. Non possiamo continuare a discutere di poco o nulla: abbiamo il dovere di costruire una prospettiva».
La proposta lanciata da Morosin è immediatamente fatta propria dal segretario federale di “Patto per il Nord”, Paolo Grimoldi: «quella lanciata dal capogruppo regionale di Liga Veneta Repubblica è una proposta realistica, che viaggia nel solco indicato dalla Costituzione, che ha il vantaggio di farla partire dal basso che, in caso di approvazione da parte delle due realtà, non può essere ignorata da Roma, così come sta annacquando la richiesta di maggiore Autonomia scaturita dal referendum».
Grimoldi, da buon lombardo, immediatamente rilancia: «”Patto per il Nord”, complice anche le recenti uscite del governatore lombardo Attilio Fontana che ha richiamato la necessità di un assetto federalista dell’Italia, auspica che la regione Lombardia attivi analogo dialogo con il Trentino Alto Adige per arrivare a realizzare una potenza economica che sarebbe leader in Europa, capace di autodeterminarsi in larga misura e, soprattutto, di trattenere sul proprio territorio il 90% del gettito fiscale finora garantito alla sola Autonomia del Trentino Alto Adige».
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