A metà della Val di Non in Trentino, al termine di una vallecola tagliata quasi a perpendicolo da un torrente che ha generato una serie di forre, si erge uno dei più bei santuari delle Alpi, quello di San Romedio.
Un complesso di diversi corpi di fabbrica aggiuntesi nel tempo, tutti caratterizzati da sorprendenti geometrie ascensionali abbarbicati alla roccia in un ammaliante scenario naturalistico, possiede i lineamenti, secondo la definizione dell’ex soprintendente per i beni e le attività culturali del Trentino, Franco Marzatico, «per afferire in pieno all’accezione del “luogo antropologico”, secondo le riflessioni di Marc Augé. In effetti, si configura come una “costruzione concreta e simbolica dello spazio”: si intrecciano valenze di natura “storica, di relazione ed identitarie”, termine peraltro da circoscrivere entro perimetri scevri da connotazioni ideologiche. Più aspetti caricano il luogo di quell’aura definita da Walter Benjamin come “una peculiare tramatura spazio-temporale, apparizione unica di una distanza, per quanto questa possa essere vicina”».
Un santuario che, dall’esterno, appare come una costruzione fortificata, tipica del castello arroccato, per trasformarsi, una volta varcato il portone d’ingresso, in un percorso di ascensione al divino lungo l’erto scalone.
Per approfondire la portata di questo luogo, la sua storia e i miti sorti attorno al luogo, la Soprintendenza per i beni culturali del Trentino ha dato alle stampe un pregevole volume curato da Salvatore Ferrari e da Emanuela Rollandini. Un percorso attraverso un luogo straordinario, rivelatore di una secolare e intima relazione tra l’ambiente naturale e l’espressione della fede. Mèta di percorsi devozionali mai interrotti, carico di molteplici e sfaccettate valenze simboliche, ha una storia stratificata, complessa e intrisa di componenti leggendarie, che attingono alla vicenda del santo eremita e dell’orso mansueto che lo accompagna.
Un lavoro meticoloso di studio e di approfondimento di documenti durato tre anni di lavoro che ha dato vita a una ricca e articolata raccolta di contributi scientifici, avvalendosi sia della preziosa collaborazione dei dipartimenti di Ingegneria Civile Ambientale e Meccanica e di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Trento, sia della partecipazione di studiosi del Castello del Buonconsiglio Monumenti e collezioni provinciali, del Muse – Museo delle Scienze e delle Università degli Studi di Teramo e di Udine. Oltre al contributo indispensabile dell’Arcidiocesi di Trento e dei Frati Minori Conventuali, custodi di questo luogo nel senso più nobile del termine, che hanno facilitato i percorsi di studio e di ricerca, condividendo l’assunto che la tutela e la salvaguardia del patrimonio culturale non possono essere tali senza azioni che diffondano la sua conoscenza e la presa di consapevolezza del suo valore.

Un volume che va oltre i soli testi, grazie al ricchissimo corredo iconografico realizzato per l’occasione che offre uno spaccato interessante e coinvolgente di uno dei luoghi più iconici del Trentino, utile anche per accompagnare il percorso volto ad ottenere il riconoscimento UNESCO del santuario.
Il volume non è un unicum, in quanto già si sono succeduti studi e analisi sul Santuario di San Romedio, a partire da quello del 1985 dei compianti Gianni Faustini e di Iginio Rogger. Questo, a quarant’anni di distanza aggiunge uno sguardo più profondo e articolato, un viaggio attraverso l’ambiente, la geologia del luogo, l’archeologia, i lavori di restauro e di conservazione succedutesi nel tempoe le narrazioni sui personaggi che hanno reso il luogo unico.
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