Rinnovo concessione A22: il Team K chiama alla responsabilità Fugatti e Kompatscher

Le dichiarazioni del procuratore della Corte dei Conti Marcovalerio Pozzato gettano pesanti ombre sull’operato degli azionisti di maggioranza di Autobrennero che ora rischia di perdere il rinnovo. Köllensperger: «una gestione della vicenda da principianti».

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rinovo concessione a22 Alto Adige
I consiglieri provinciali di Team K, Maria Elisabeth Rieder e Paul Köllensperger.

Mentre la procedura per il rinnovo concessione A22 ormai scaduta da 12 anni prosegue al ministero delle Infrastrutture dopo essere stata purgata dal requisito della prelazione in capo al soggetto proponente – ovvero il concessionario uscente Autostrada del Brennero Spa – a seguito della sentenza della Corte di giustizia Ue, scoppia un altro caso, di valenza decisamente più politica, fatto scoppiare da un’interrogazione in regione Trentino Alto Adige – primo azionista singolo di Autobrennero – da parte del Team K di Paul Köllensperger dopo avere letto le dichiarazioni del procuratore della Corte dei Conti dell’Emilia Romagna, Marcovalerio Pozzato,rilasciate al Resto del Carlino, che «gettano pesanti ombre sulla mancata riacquisizione pubblica delle quote detenute dai soci privati di Autostrada del Brennero S.p.A. Il processo sarebbe stato ostacolato da “franchi tiratori appartenenti al contesto trentino”. Un’affermazione grave, che chiama direttamente in causa soggetti interni al sistema politico e istituzionale della regione. Il Team K ha depositato un’interrogazione alla Giunta regionale per cercare di fare chiarezza».

Secondo il Team K, «il nodo di tutte le enormi difficoltà che Autobrennero sta incontrando sull’accidentata (e forse ormai compromessa) strada per il rinnovo della preziosissima concessione, hanno una precisa origine. Nel 2002 infatti entrarono nella compagine sociale dei soci privati, rendendo così Autobrennero Spa una società non più interamente in mano pubblica. La conseguenza è stata il venir meno della sicurezza di un rinnovo automatico allo scadere della concessione, purtroppo. Perché, se fino a quel momento Autobrennero era una società con le caratteristiche idonee per esserein house”, dopo questa decisione deleteria, da parte del comune di Modena – che ha incassato 26,587 milioni di euro -, non lo sarà più, con grave colpa anche degli altri soci pubblici, di cui nessuno ha esercitato il diritto di prelazione. Come mai?» 

Franchi tiratori” nella politica trentina, dice il procuratore della Corte dei Conti nella sua intervista, «ed anche nella stessa amministrazione della società, aggiungiamo noi – prosegue Köllensperger -. Con un consiglio di amministrazione che non ha mai visto con favore l’opzionein house”, anzi che ha sempre lottato strenuamente per evitare che Autobrennero possa essere considerata società pubblica, visto che alcuni stipendi d’oro con la legge Madia sarebbero stati impensabili. E mentre il presidente dell’Alto Adige e della regione, Arno Kompatscher, almeno sembrava volere la soluzione pubblica, il suo collega presidente del Trentino, il leghista Maurizio Fugatti lavorava abbastanza apertamente contro questa ipotesi. Con il risultato che conosciamo: persa la possibilità di rinnovo della concessione in capo ad una societàin house”, si va al bando in modalitàproject financing”, con la promessa del diritto di prelazione tipico dei PPP quale salvagente a tutelare Autobrennero».

L’iter per il rinnovo pare avviato sul binario giusto: per il Team K «per tener buono il ministro alle Infrastrutture Matteo Salvini, si versano le prime quote del Fondo Ferrovia (che contiene ben 800 milioni) allo Stato che chiede pure gli extraprofitti, ossia una quota dei guadagni fatti dalla società negli oltre 12 anni di proroga della concessione (scaduta nel 2014), richiesta ovviamente esaudita. Poi il colpo di scena finale: il diritto di prelazione viene cancellato dal bando su decisione della Corte di giustizia dell’UE, con Autobrennero che si trova penalizzata due volte, avendo già anche dovuto rinunciare all’indennizzo per il mancato esercizio dello stesso diritto di prelazione».  

Per Köllensperger «va ricordato che, nel periodo antecedente il 2020, la prospettiva di una gestione interamente pubblica della concessione A22 attraverso il riacquisto delle quote private era stata indicata come soluzione prioritaria e pressoché irreversibile dagli enti pubblici regionali. Valutazioni economico-finanziarie erano state sviluppate in quel contesto per definire il possibile riassetto societario. Secondo la Corte dei Conti, i soci privati avrebbero chiesto per la liquidazione il triplo del valore reale delle loro quote, configurando in caso di acquisto il rischio di danno erariale. Un ostacolo non da poco, ma ad essere decisiva – oltre a quanto pare al ruolo di alcuni “franchi tiratori” – è stata la miopia politica, pensare che il ministro Salvini avrebbe aiutato il Trentino Alto Adige, pensare che si poteva andare al bando nonostante l’enorme rischio che ciò comportava».

Insomma, un classico eccesso di baldanza da parte di una politica ingorda e poco accorta per accorgersi della realtà che avrebbe dovuto imporre maggiore realismo e un cambio di strategia.

«Nel 2020, il Consiglio regionale del Trentino Alto Adige aveva approvato a larga maggioranza un ordine del giorno del Team K che sanciva che il rinnovo della concessione per la gestione della A22 sarebbe dovuto passare tramite una società pubblica regionale, mozione che vincolava la giunta in tal senso, proprio per chiudere la porta ad ulteriori tentativi dei “franchi tiratoritrentini ed alle tergiversazioni dello stesso Fugatti, intento a provare la strada delle proroghe a vantaggio dei soci veneti della A22 in versione società mista pubblico-privato. “Fugatti se ne farà una ragione, ora via alla società in house per evitare la gara europea. A22 è patrimonio pubblico del nostro territorio e tale deve restare” era stato il commento di Köllensperger di allora. Ed oggi? Peggio che mai». 

«Cosa è accaduto dopo? Perché si è rinunciato a quella strada? Chi ha frenato? I cittadini della Regione hanno diritto a sapere se siano stati messi a rischio risorse pubbliche e interessi collettivi che riguardano una delle più rilevanti infrastrutture del nostro territorio – attacca Köllensperger -. Il Team K ha depositato un’interrogazione alla Giunta regionale per ottenere risposte: se la Giunta sia a conoscenza delle dichiarazioni di Pozzato e come intenda interpretare il riferimento ai “franchi tiratori trentini”; se sia in grado di fornire chiarimenti sui criteri di valutazione delle quote private adottati prima del 2020; se corrisponda al vero che le richieste dei soci privati fossero pari al triplo del valore patrimoniale effettivo e quali elementi abbiano determinato l’abbandono della prospettiva della gestione in house».

Secondo Köllensperger «una cosa resta chiara: i due presidenti Kompatscher e Fugatti hanno la piena responsabilità politica della situazione creatasi». 

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