Autovelox facile, la Cassazione boccia gli apparecchi non omologati

Respinta la tesi dei comuni circa l’equivalenza tra omologato e autorizzato. Soddisfazione di Altvelox: «rispristinata la certezza del diritto».

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Autovelox senza omologazione multe autovelox

Dopo anni di attacchi, accuse e tentativi di ridurre tutto a una polemica contro i sindaci, la Corte di Cassazione rimette la questione dove doveva stare fin dall’inizio circa la vicenda dell’autovelox facile da parte di tante, troppe amministrazioni comunali: sul terreno della legalità dell’accertamento.

Nell’ordinanza pubblicata l’8 aprile 2026, la Suprema Corte ha cassato la sentenza del Tribunale di Belluno che aveva ritenuto equivalente l’approvazione all’omologazione dell’autovelox utilizzato a Quero Vas, riaffermando che, per l’accertamento della velocità, sono fonti di prova soltanto le risultanze di apparecchi debitamente omologati.

Altvelox accoglie con soddisfazione la decisione della Corte di Cassazione sul caso dell’autovelox di Quero Vas, uno dei primi impianti contestati dall’associazione già a partire dal 2021, quando in molti liquidavano quelle denunce come esagerazioni o provocazioni.

«I fatti oggi parlano da soli – afferma il presidente di Altvelox, Gianantonio Sottile Cervini -. La Suprema Corte, con ordinanza pubblicata in data 8 aprile 2026, ha accolto il motivo di ricorso che censurava la sentenza del Tribunale di Belluno nella parte in cui aveva ritenuto equiparabili approvazione e omologazione dell’apparecchiatura di rilevamento della velocità. La Cassazione ha quindi annullato la decisione impugnata e disposto il rinvio al Tribunale di Belluno in diversa composizione».

Il principio affermato dalla Cassazione ora destinato a fare giurisprudenza è di assoluta chiarezza. «L’art. 142, comma 6, del Codice della Strada riconosce efficacia probatoria soltanto alle apparecchiature debitamente omologate. Non a quelle semplicemente approvate. Non a quelle sorrette da interpretazioni amministrative di comodo. Non a quelle salvate da prassi interne o circolari – prosegue Sottile Cervini -. La Corte ha inoltre ribadito che approvazione e omologazione sono procedure distinte, diverse per funzione ed effetti, e che non è consentito alterare il significato della norma primaria per via amministrativa».

«È esattamente ciò che Altvelox sostiene da anni. Non per spirito di contrapposizione verso i comuni, non per delegittimare i controlli sulla velocità, ma per una ragione elementare di legalità -sottolinea Sottile Cervini -: i controlli sono legittimi solo se rispettano fino in fondo la legge che li disciplina. Controllare , ma regolarmente. Sanzionare sì, ma solo sulla base di prove formate con strumenti conformi al quadro normativo».

Il caso di Quero Vas assume oggi anche un rilievo simbolico. Proprio su quell’autovelox, infatti, Altvelox aveva iniziato una delle sue prime battaglie pubbliche, subendo per questa attività una forte reazione sul piano istituzionale e personale. L’associazione ricorda che, a seguito delle contestazioni mosse sulla legalità dell’impianto, il suo presidente fu querelato per diffamazione dall’allora sindaco Bruno Zanolla, nel contesto di una più ampia narrazione volta a presentare come lesive dell’onore degli amministratori le denunce relative alla presunta illegittimità degli autovelox.

Oggi, però, la pronuncia della Cassazione rimette ordine tra diritto e propaganda. «Qui non si discute di opinioni, simpatie o appartenenze. Si discute di verbali, di norme, di presupposti probatori e di limiti all’esercizio del potere sanzionatorio – evidenza Sottile Cervini -. E quando la Corte Suprema afferma che la sola approvazione non basta, cade il presupposto giuridico che per anni è stato usato per difendere impianti e verbali contestati».

Altvelox osserva inoltre che il progressivo spegnimento di questo impianto, avvenuto dopo le iniziative e le denunce presentate dall’associazione, si inserisce in un quadro ormai difficilmente negabile. «Prima si è tentato di colpire chi sollevava il problema. Poi il problema, alla prova dei fatti e delle pronunce, è rimasto in piedi. Oggi non vienemessa sotto terra” una polemica, ma un’impostazione difensiva che ha cercato di confondere due concetti che la legge tiene distinti con precisione» chiosa il presidente di Altvelox.

La decisione della Cassazione non riguarda soltanto Quero Vas. Riguarda tutti i cittadini che hanno diritto a non essere sanzionati sulla base di apparecchi privi del necessario titolo legale. Riguarda tutte le amministrazioni che hanno il dovere di agire con rigore, trasparenza e rispetto delle fonti normative. Riguarda, soprattutto, il principio per cui la legalità non può essere pretesa dai cittadini e relativizzata quando a violarla è il potere pubblico.

«Altvelox continuerà a operare nello stesso solco tracciato fin dall’inizio: nessuna guerra ai controlli, nessuna ostilità verso le istituzioni, ma ferma opposizione a qualunque sistema sanzionatorio costruito fuori dai confini della legge continua Sottile Cervini -. Per anni abbiamo subito attacchi, delegittimazione pubblica, gogna mediatica e, sul piano personale e associativo, anche perquisizioni e sequestri. Nonostante tutto, non abbiamo arretrato di un passo. Non lo abbiamo fatto allora e non lo faremo oggi. Abbiamo continuato a studiare gli atti, a contestare i verbali illegittimi, a denunciare ciò che ritenevamo contrario alla legge, assumendoci fino in fondo il peso delle nostre posizioni. La decisione di oggi rappresenta per noi una vittoria importante, non sul piano personale, ma sul piano del diritto. È la conferma che insistere sulla distinzione tra approvazione e omologazione non era propaganda, non era un attacco ai sindaci, non era diffamazione: era una questione giuridica vera, seria, fondata. E oggi quel nodo torna al centro con tutta la sua evidenza».

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