Biennale di Venezia difende il suo operato dinanzi all’ukaze Ue

Bruxelles: «via i russi o niente finanziamenti». Reazioni piccate della politica nazionale e locale.

606
Biennale di Venezia

Torna ad accendersi la polemica attorno alla Biennale di Venezia, dopo la scelta di consentire l’apertura del Padiglione russo. L’ultimo affondo arriva dalla Commissione europea che, come annunciato, ha deciso di avviare la procedura per tagliare i fondi all’istituto lagunare se non ci sarà una marcia indietro. L’ukaze di Bruxelles fa infuriare gli esponenti della Salvini premier e del Movimento 5 Stelle che attaccano frontalmente Bruxelles per quella che giudicano come un’ingerenza nelle libere valutazioni di un ente culturale autonomo.

La Biennale di Venezia difende il suo operato e conferma «di aver agito in stretta osservanza delle leggi nazionali e internazionali vigenti e nei limiti delle proprie competenze, responsabilità e finalità». Poi fa sapere che «esprimerà nei tempi e termini dovuti le proprie ragioni, certa di non aver violato alcuna norma e di aver agito nel pieno rispetto della convenzione in essere con l’European Education and Culture Executive Agency della Commissione europea».

L’ukaze Ue è arrivato con una lettera al presidente della fondazione Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco. L’istituzione culturale ha trenta giorni per chiarire la propria posizione o fare retromarcia, altrimenti perderà una sovvenzione di due milioni di euro per un periodo di tre anni, dal 2025 al 2028.

Di «volgare ricatto da parte della burocrazia europea nei confronti di uno degli enti culturali più importanti e liberi del mondo – parla Matteo Salvini -. Siamo veramente alla follia. Con quello che accade nel mondo e in Iran, che a Bruxelles minaccino le istituzioni culturali italiane è veramente imbarazzante».

Sono diversi gli esponenti del Carroccio a stigmatizzare l’affondo della Commissione, compreso il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, che più pacatamente invita tutti ad «avere un obiettivo più alto, che è quello della pace». Anche per il capogruppo M5S al Senato, Luca Pirondini, la decisione di Bruxelles «è un atto grave e arrogante. È un’ingerenza politica sull’autonomia e sulla libertà culturale degli italiani espressa con il linguaggio dei burocrati».

Dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che si era opposto alla decisione della Biennale di Venezia di aprire al padiglione della Russia, non arrivano reazioni. Si attende ancora una valutazione del carteggio con gli artisti russi richiesto ai vertici della Fondazione, in relazione alla possibile violazione del regime sanzionatorio successivo alla guerra in Ucraina. Un parere in merito sarebbe stato chiesto dall’Ue anche alla Farnesina.

Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie de “Il NordEst Quotidiano”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata. 

Telegram

https://t.me/ilnordest

Linkedin

https://www.linkedin.com/company/ilnordestquotidiano

Facebook

https://www.facebook.com/ilnordestquotidian

X

x.com/nestquotidiano

© Riproduzione Riservata