“Città 30” torna a Bologna: sei multati per il superamento del limite

in strada nel primo giorno della fase 2. Ma il sindaco di Modena Mazzetti boccia il provvedimento.

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Bologna Città 30

Lo scorso gennaio il Tar dell’Emilia Romagna aveva accolto il ricorso presentato da due tassisti bolognesi (sottoscritto anche da Fratelli d’Italia), annullando il provvedimento con cui il comune di Bologna aveva dato vita alla cosiddetta “Città 30”, evidenziando problemi non tanto sul contenuto del provvedimento ma sulle modalità di attuazione, stabilendo come un’ordinanza di quel genere non fosse legittima, perché i divieti sarebbero dovuti essere dettagliati strada per strada, e nonindiscriminatamente” e in modo generalizzato come invece era stato fatto dal comune retto dal sindaco Matteo Lepore.

L’amministrazione bolognese non si è data per vinta e ha risposto ai rilievi del Tar adottando provvedimenti motivati di riduzione del limite di velocità strada per strada, catalogandone ben 258 km complessivi, dove dal 20 aprile il limite è calato da 50 a 30 km/h.

Nel primo giorno del ritorno del limite di 30 km/h sulla maggior parte delle strade bolognesi, undici pattuglie della polizia locale sono state impegnate su strada per un piano di controllo, sia sulle strade con limite a 30, sia quelle (i viali di circonvallazione e le principali radiali) dove il limite resta a 50. Sono stati controllati 157 veicoli e sei sono stati multati, proprio perché avevano superato il limite di 30 nelle zone con il limite. Sono state fatte anche otto multe con il limite di 50.

Anche Fratelli d’Italia, artefice della bocciatura del provvedimentoCittà 30non si dà per vinta: l’eurodeputato Stefano Cavedagna invita «chi ha preso la multa per aver superato i 30 all’ora, ad aspettate a pagare. Può essere che ci siano gli estremi per fare ricorso. In questa prima giornata di ritorno forzato della “Città 30” da parte del sindaco Lepore, una evidente forzatura delle norme del Codice della strada, controlli a tutto spiano della Polizia locale. Undici pattuglie che controllano chi supera i 30 all’ora. È la chiara dimostrazione – aggiunge Cavedagna – che se il sindaco vuole fare i controlli, li può fare». 

Ma a sinistra tra gli amministratori comunali non tutti sono d’accordo con la scelta di Bologna. A Modena, l’amministrazione di sinistra retta dal sindaco Massimo Mazzetti, nel corso di una tavola rotonda organizzata al museo Enzo Ferrari nell’ambito della Settimana della bioarchitettura, ha criticato l’impostazione “tutto-e-subito” della giunta retta dal suo collega Lepore.

Se la “Città 30” «deve diventare una bandierina ideologica, e tutti dicono ”fate come Bologna”, io dico di no, non farò come loro – ha detto Mezzetti -. Preferisco trasformare gradualmente più pezzi di città ai 30 all’ora, partendo da scuole, ospedali e aree residenziali, fino ad allargare sempre più, in modo che la scelta venga assorbita, compresa e praticata».

Secondo Mezzetti, a Bologna «la “Città 30” è un’aspirazione dove ci sono i cantieri, e non si può andare oltre i 15 km all’ora, mentre nelle altre zone nessuno sta più rispettando la “Città 30”. Se impongo la “Città 30”, e dopo una settimana di controlli lascio tutti liberi di correre quanto vogliono, ho brandito la mia bandierina, ma di fatto non ho davvero realizzato la trasformazione».

Ne fatto vera sicurezza stradale, ma solamente aumentato l’insoddisfazione verso una classe politica ideologizzata che ignora le esigenze dei cittadini e di chi in città lavora.

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