Sui progetti in campo salviniano di dirottare le concessioni autostradali in scadenza senza gara all’interno di società in house realizzate dalle regioni scende in campo l’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione, che in un lettera inviata al governo Meloni invita ad indire sollecitamente le gare di rinnovo delle concessioni in scadenza a fine 2026: la Torino-Milano oggi in mano a Satap (al gruppo Gavio per il tramite di Astm) e la Brescia-Padova (con la controllata Valdastico) in mano ad A4 Holding (al 90% di Abertis gestita dalla famiglia Benetton, quella della tragedia del ponte Morandi a Genova con i 43 morti per il crollo di un ponte non correttamente manutentato per spingere sulla leva degli utili).
Per Anac la via da perseguire da parte del governo e del ministero delle Infrastrutture e trasporti gestito da Matteo Salvini è una sola: predisporre al più presto le gare per il rinnovo delle concessioni per evitare il ricorso a proroghe e per consentire ai soggetti aggiudicatari di prendere possesso dell’infrastruttura a paritre dal 1° gennaio 2027.
Per rafforzare la sua posizione, Anac ricorda come aggirare il principio di concorrenza adottando proroghe «comporta il serio rischio di una riduzione degli investimenti e della manutenzione dell’infrastruttura», incidendo negativamente sulla sicurezza e sugli interessi degli utenti, annunciando di essere pronta a sanzionare o a impugnare provvedimenti contrastanti con questo principio.
Per Salvini la missiva dell’Anac è una bella gatta da pelare, visto che solo pochi giorni fa aveva sottoscritto con i suoi sodali di partito territoriali, il presidente del Veneto, Alberto Stefani, e quello del Trentino, Maurizio Fugatti, un patto enoico all’insegna del trasferimento armi e bagagli della concessione Brescia-Padova in una società in-house (probabilmente la Cav che già gestisce la Padova-Venezia e il passante di Venezia) e lo sbocco della Valdastico Nord in territorio Trentino, con il non celato obiettivo di usare i ricchi proventi di Brescia-Padova per salvare il bilancio della regione Veneto dalla talpa della Superstrada Pedemontana Veneta, che, grazie alle scelte dell’ex presidente Luca Zaia, scava voragini nella contabilità regionale della Serenissima, nel 2025 ben 60 milioni.
E’ ormai di tutta evidenza come Salvini sia palesemente inadeguato al suo ruolo, incapace di delineare una strategia valida nel campo delle infrastrutture e della gestione dei servizi di trasporto, a partire da quello ferroviario.
Sulla questione interviene il segretario federale di “Patto per il Nord”, Paolo Grimoldi, secondo cui «le infrastrutture del Nord non si gestiscono mentre si assaggia vino, ma serve una strategia che nei tre anni e mezzo di gestione Salvini del Mit sono completamente mancate, forse distratto dal feticcio del ponte di Messina o dalla visione dell’abbonamento “full” alle televisioni a pagamento sottoscritto dal ministero. Salvini ha già fatto l’errore del secolo con la gara di rinnovo della concessione A22 di Autobrennero, dopo 14 anni di continue proroghe, dove la Corte di giustizia Ue lo ha bocciato per la previsione della prelazione, tanto che ora c’è il rischio che la concessione venga vinta da qualche società estera, magari posseduta da una certa famiglia che ha sulla coscienza i 43 morti di Genova. Poi, non si capisce il perché il Mit abbia da tempo costituito la società Autostrade dello Stato Spa – prosegue Grimoldi –, che va ad affiancarsi ad Aspi posseduta dal Mef per interposizione di Cassa depositi e prestiti, la cui missione istituzionale era ed è subentrare alle concessioni autostradali scadute e in scadenza. Perché questa società è ancora di fatto inattiva, quando avrebbe già dovuto intervenire per A22? Per caso, qualcuno al Mit intende usarla per riportare l’A4 nel perimetro pubblico facendo cessare la mangiatoia dei privati ai ricchi pedaggi autostradali, magari così da poterli abbassare o, ancora, di fare come in Spagna che al termine della concessione negli anni scorsi hanno liberalizzato qualcosa come 1.300 km di autostrade rendendole gratuite? Non è che parte del successo economico spagnolo lo si debba anche ai minori costi di trasporto che cittadini e imprese sostengono?»
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