Bilancio positivo nel 2025 per il settore lattiero caseario del Trentino Alto Adige, con redditività in aumento che si posiziona tra le più alte d’Italia, anche per sostenere la qualità del prodotto latte e il lavoro in montagna, decisamente più costoso e svantaggiato rispetto a quello di pianura.
In Alto Adige bilancio positivo per il comparto nonostante un contesto di mercato sempre più complesso. Secondo i dati presentati dalla Federazione Latterie Alto Adige durante l’assemblea generale, il fatturato complessivo è salito a 747,8 milioni di euro, con una produzione di latte vaccino aumentata del 2,7% (375 milioni di kg).
«Il 2025 ha dimostrato che la nostra economia lattiero-casearia organizzata in forma cooperativa riesce a operare con successo anche in condizioni difficili. È particolarmente positivo il fatto che siamo riusciti ad aumentare leggermente il prezzo del latte per i nostri soci – ha sottolineato il direttore della Federazione, Annemarie Kaser -. Attualmente ci troviamo in una situazione complessa. La pressione del mercato aumenta mentre i costi crescono: questa forbice rappresenta una grande sfida per l’intero settore».
Sul fronte della qualità, il laboratorio della Federazione ha analizzato circa 730.000 campioni di latte crudo nell’ultimo anno, valutando oltre cinque milioni di parametri individuali e effettuando più di 100.000 controlli sui prodotti lattiero-caseari.
Il riconoscimento per il “miglior latte dell’Alto Adige” è andato al maso Unterköben di San Martino in Monte/Laces, situato a 1.750 metri di altitudine. Il settore conta oggi nove cooperative e garantisce oltre 1.200 posti di lavoro, con una quota significativa di latte fieno (circa il 30% del totale tra convenzionale e bio). Il liquidato al litro per gli allevatori è stato di 71 centesimi.
Assemblea anche per gli allevatori di Latte Trento con un «2025 che è partito molto bene e fino al mese di giugno si è contraddistinto da vendite e valori dei nostri prodotti molto buoni. Poi le cose sono andate via via peggiorando per arrivare alla fine dell’anno con cali molto preoccupanti».
Nonostante l’andamento caratterizzato da alti e bassi, il bilancio 2025 è stato archiviato con un risultato positivo. Il totale dei ricavi ha raggiunto la cifra di 72.205.454 euro in crescita nel confronto con lo stesso dato di dodici mesi prima che era stato di 66.229.137 euro – è stato spiegato -. Se poi lo si somma al fatturato di Trevilatte (pari a 11.033.062 euro contro i 10.084.829 del 2024. Utile di 21.215 euro) il valore sviluppato da entrambe le società supera quota 80 milioni di euro.
Il dato più importante appartiene, però, al rendimento medio del latte che è di 0.825 euro al litro. La produzione di latte: fresco da 21.096.368 del 2024 a 21.109.488 di litri nel 2025; il latte Uht da 20.878.978 a 21.040.900 e il latte microfiltrato da 12.503.100 a 13.776.011 I totali, comprendendo panna e yogurt, sono di 60.209.672 del 2024 a 62.107.411 litri in un anno. «Con un pizzico di orgoglio ci sia permesso evidenziare che – è stato detto – è la quantità maggiore mai lavorata nella latteria».
Il 2026 si è aperto con segnali di peggioramento: calo dei consumi, riduzione dei prezzi e difficoltà di collocamento del prodotto, con un conseguente aumento delle giacenze di magazzino. A pesare sono anche fattori più ampi, come la contrazione del potere d’acquisto delle famiglie e le tensioni sui mercati, che favoriscono prodotti a minor valore e mettono sotto pressione le filiere di qualità. In questo contesto, preoccupa in particolare l’eccesso di offerta di latte rispetto alla capacità di assorbimento del mercato, una condizione che rischia di incidere sulla sostenibilità delle aziende agricole del territorio.
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