Investimenti record pari a 324,5 milioni di euro, 164 nuove assunzioni, aumento del 14% dei clienti elettrici al dettaglio sul mercato libero, 3,5 miliardi di KWh di energia prodotta esclusivamente da fonti rinnovabili in forte crescita: questi alcuni dei dati contenuti nella relazione finanziaria consolidata al 31 dicembre 2025 di Dolomiti Energia spa approvata dai soci nel corso dell’assemblea svoltasi nella sede di Rovereto in Trentino.
La posizione finanziaria netta è pari a 601,1 milioni di euro ed il rapporto Pfn/Ebitda è 1,2x, mentre il dividendo complessivo è di 13,09 centesimi per azione, il valore più alto mai distribuito pari a 50 milioni di euro. L’Ebitda consolidato è risultato pari a 491,2 milioni di euro (678,5 milioni nel 2024), mentre l’utile netto di competenza del gruppo è pari a 265,7 milioni di euro (348,2 milioni nell’esercizio precedente), entrambi in diminuzione per effetto della disponibilità idrica tornata allineata alle medie storiche.
Nel corso dell’esercizio è stato approvato il nuovo Piano Strategico 2025-2030, che punta sull’integrazione lungo l’intera filiera energetica – dalla produzione al cliente finale – e sullo sviluppo delle infrastrutture di rete. «Nel quadro delle valutazioni strategiche di sviluppo – ha annunciato la presidente, Silvia Arlanch – la società ha avviato delle analisi preliminari, non vincolanti, aventi ad oggetto la possibile operazione di quotazione delle azioni ordinarie della capogruppo. Qualsiasi eventuale decisione resta subordinata all’esito di tali analisi, alle condizioni di mercato e alle decisioni dei soci».
«Siamo soddisfatti dei positivi risultati 2025 – ha detto l’amministratore delegato Stefano Granella -. Grazie all’accelerazione sugli investimenti consolidiamo la leadership in Italia come principale protagonista integrato rinnovabile, diversificando le fonti e aumentando il nostro contributo al sistema elettrico del Paese».
A destare maggiore attenzione è lo scenario di quotazione in Borsa di una quota minoritaria di Dolomiti Energia, pari al 20-25% del capitale complessivo – con i soci pubblici che manterrebbero comunque la maggioranza – affidato ad uno studio di fattibilità assegnato a Intesa Sanpaolo e Goldman Sachs per un valore complessivo stimato in oltre 3 miliardi di euro secondo quanto riportato da un lancio di agenzia che i vertici del gruppo non confermano ufficialmente, ma che è stato sufficiente ad agitare la politica, specie tra le fila del Pd trentino, azionista di maggioranza di due dei tre soci principali di Dolomiti Energia – i comuni di Trento e di Rovereto, mentre il terzo, la provincia di Trento, è a trazione salviniana – che non ha gradito l’interventismo dei due sindaci che paiono essersi messi su una linea di conflitto con quella del partito, al momento contrario alla quotazione in Borsa.
Prima di guardare ad uno sbarco in Borsa, gli enti pubblici locali farebbero meglio a fare un salto dimensionale, arrivando a superare i particolarismi e a mettere assieme le sue società energetiche di Trentino (Dolomiti Energia) e di Alto Adige (Alperia) per fare un salto dimensionale maggiore e per arrivare ad una gestione unitaria di tanti impianti a mezzadria. Sarebbe un’economia di scala che darebbe maggiore efficienza a tutto il sistema energetico regionale che, solo dopo, potrebbe presentarsi all’appuntamento con il mercato finanziario da una posizione di maggiore forza, tale da competere con i principali protagonisti del settore.
Ma la questione, più che di aspetto industriale che ha da tempo capito i vantaggi di una simile operazione, è soggetta alla volontà della politica e al superamento degli steccati territoriali, oltre che alla miopia e alla scarsa capacità di visione di tanta, troppa classe politica locale, quella stessa che ha già fatto danni nella vicenda della concessione dell’autostrada del Brennero.
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